martedì 1 marzo 2016

Confutazione dell’articolo “La Bibbia censurata” di Jacopo Fo


Premessa: questo articolo non è una critica alla persona di Jacopo Fo, ne al defunto Dario Fo, ma è semplicemente una confutazione delle tesi esposte da Jacopo Fo nel suo articolo “La Bibbia censurata” (1). Inoltre spero che questo articolo serva a Jacopo Fo a riconsiderare le sue tesi. 

Confutazione: Jacopo Fo, sembra ricollegarsi ad alcuni commenti o critiche che fece suo padre sul racconto della Genesi. Ma mentre suo padre mise in essere una satira popolare e gogliardica, Jacopo Fo fa un attacco diretto alla veridicità della Genesi, che come sappiamo è stata confermata da Gesù Cristo in numerose sue frasi. Innanzitutto Jacopo Fo scrive: 

“E' sufficiente prendere il testo ufficiale approvato dalla Chiesa Cattolica e leggerlo dimenticando quel che ci hanno insegnato a Catechismo, per capire che c'e' qualche cosa che non torna.”

Già da questa frase si comprende che il Sig. Jacopo Fo ha un risentimento con la Chiesa Cattolica, come fosse la Chiesa Cattolica ad aver scritto la Genesi. Ma entriamo nel merito della confutazione. Jacopo Fo scrive: 

“Infatti, nel racconto del sesto giorno della creazione si legge: "E Dio creo' Adamo, maschio e femmina lo creo'". Poi il settimo giorno Dio crea Adamo con l'argilla, e successivamente, utilizzando la famosa costola, Eva. Cioe', Dio crea Adamo due volte.”

Vediamo i seguenti passaggi del primo capitolo della Genesi, che si riferiscono al sesto giorno (1, 24-31):

Poi Dio disse: «Produca la terra esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e fiere della terra, secondo la loro specie». E così fu. E Dio fece le fiere della terra secondo la loro specie, il bestiame secondo la propria specie, e tutti i rettili della terra secondo la loro specie. E Dio vide che questo era buono. Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Così Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra». E Dio disse: «Ecco io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra e ogni albero che abbia frutti portatori di seme; questo vi servirà di nutrimento. E a ogni animale della terra, a ogni uccello dei cieli e a tutto ciò che si muove sulla terra ed ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Allora Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Così fu sera, poi fu mattina: il sesto giorno.

E’ evidente quindi che il sesto giorno fu dedicato non solo alla creazione degli animali terrestri, ma anche alla creazione dell’uomo. Ma Jacopo Fo da ad intendere che ci sia una contraddizione nel racconto della Genesi, scrivendo: 

“Poi il settimo giorno Dio crea Adamo con l'argilla, e successivamente, utilizzando la famosa costola, Eva.”

Jacopo Fo si riferisce al verso (2, 4-7), della Genesi, pensando che vi sia una sorta di ripetizione o di contraddizione rispetto al primo capitolo. Quindi asserisce che Dio “avrebbe creato l’uomo il settimo giorno”. 
In realtà non vi sono “due racconti della creazione”, ma solo uno. Infatti nel primo capitolo si specifica la creazione di Dio attuata nei sei giorni, e nei primi versi del secondo capitolo si specifica che Dio bendisse il settimo giorno e lo consacrò: è il giorno del riposo. Vediamo: Genesi (2, 3):

Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando.

Quindi non vi è stata alcuna creazione nel settimo giorno. Jacopo Fo pertanto si è confuso quando ha scritto che Dio ha creato Adamo con l’argilla il settimo giorno. In realtà il primo e il secondo capitolo non sono in contraddizione. Mentre nel primo capitolo si descrivono i sei giorni della creazione, nel secondo capitolo ci si focalizza sul sesto giorno. 
Ma Jacopo Fo, con inusitata saccenza scrive:

“Ora suppongo che siate d'accordo con me sul fatto che questo comportamento non e' normale neanche per un Dio. Ovviamente non sono il primo a essersi accorto di questa contraddizione”. 

In realtà come ho specificato non vi è alcuna contraddizione. Solo chi è risentito con Dio e con il suo meraviglioso atto di creazione pensa di trovare contraddizioni che non vi sono. 
Ma vi è di più. Alcune persone sostengono che la frase di Genesi (1, 11) sia in contraddizione con la frase di Genesi (2, 5). In realtà anche qui non vi è nessuna contraddizione. Mentre in Genesi (1, 11) si utilizza il termine generico per vegetazione, in Genesi (2:5) viene usato un termine più specifico che si riferisce alla vegetazione coltivata, la quale necessita di un uomo agricoltore. 
Altri sostengono che vi siano contraddizioni tra i versi della Genesi (1, 24-25) e i versi (2, 19-20). Ad un lettore poco attento potrebbe sembrare che Dio abbia creato gli animali dopo aver creato l’uomo. Ma anche qui non vi è alcuna contraddizione: nei versi (2, 19-20) ci si riferisce solo al fatto che il Signore, avendo creato gli animali, li condusse all’uomo per far si che l’uomo desse loro un nome. Il sesto giorno Dio ha creato gli animali e poi ha creato l’uomo, quindi nei giorni sucessivi (dall’ottavo in avanti) ha portato gli animali all’uomo in modo che l’uomo gli desse un nome.
Jacopo Fo continua e scrive: 

“O chi ha scritto la Genesi aveva gravi problemi mentali oppure ci deve essere un grosso malinteso. O una grande censura...Per sciogliere questo mistero dobbiamo andare a leggere la Bibbia ebraica”. 

Jacopo Fo scrive che l’autore della Bibbia aveva problema mentali o che invece ci sarebbe stato un atto di censura. Quindi Jacopo Fo, seguendo una teoria in voga in questo periodo, lascia intendere che ci sia stata una sorta di complotto, che abbia nascosto od occultato la verità. 
Vediamo cosa scrive Jacopo Fo: 

“Infatti, i cristiani, che sono i soliti superficiali, hanno tradotto con la parola "Dio" due differenti termini ebraici: Eloim e Yahvveh. Eloim e' un plurale e significa "gli Dei", Yahvveh e' un singolare e significa "Colui che e'". Nella Genesi, fino al sesto giorno, agiscono solo gli Eloim, sono loro a creare l'universo, il mondo, il mare, il cielo, gli animali e le piante. E anche la prima versione di Adamo maschio e femmina. Alla fine del sesto giorno c'e' una frase dal senso un po' misterioso: gli Eloim si ritirano nella loro energia. Il settimo giorno entra in scena per la prima volta Yahvveh, che "anima" tutto l'universo e crea Adamo e Eva. Che cosa significa? Anche su questa questione si sono profusi ettolitri di inchiostro: si sostiene che Eloim e Yahvveh sono lo stesso Dio con due nomi diversi per motivi mistici”.

Sembra di leggere Mauro Biglino, l’autore di teorie assurde al di fuori della storia e della logica, che sostiene che la “Bibbia non parli di Dio”. Chi volesse può leggere la mia confutazione per quanto riguarda le sue tesi sul Nuovo Testamento. (2) 
Innanzitutto è vero che “Elohim” è un plurale, ma è anche vero che il verbo che lo segue, (creò, בָּרָ֣א, barà), è al singolare. Quindi il termine Elohim, quando si riferisce a Dio, è assimilabile ad un “plurale maiestatis” che è infatti seguito da un verbo al singolare. Il suo significato può anche essere assimilato a legislatore, giudice. Nella Bibbia il termine Dio viene denominato in differenti modi: Elohim, YHWH, El, Shaddai, Elyon, Adonai, ecc. (Kyrios in greco, ossia: Signore). Secondo alcuni studiosi (3)(4) il tetragrama biblico, o YHWH, (uno dei nomi di Dio, il più ricorrente nella Bibbia, citato 6823 volte, la cui pronuncia è Yahweh), deriverebbe dalla radice triconsonantica dell'ebraico biblico היה, che significa “essere”. 
Quindi non abbiamo due creazioni, nel primo capitolo e nel secondo capitolo, e non abbiamo neppure due differenti creatori. Ma un solo Dio che crea la materia, gli animali e l’uomo in sei giorni, e il settimo si “riposa”. 
Ma vediamo come Jacopo Fo sviluppa la sua trattazione: 

“Insomma, la situazione appare un po' confusa ma possiamo chiarirla tracciando un parallelo tra la Genesi e le altre storie della creazione scritte dal resto dei popoli del mondo. In effetti, nelle maggiori religioni del pianeta ci sono racconti simili. Ma da sempre i commentatori della Bibbia, considerano la loro religione (ebraica, cristiana o musulmana) talmente superiore ai culti pagani da rifiutare qualunque similitudine e questo li ha resi incapaci di capire quel che stavano leggendo”.

Qui Jacopo Fo, equiparando la Bibbia ad altri racconti antichi (come l’Enuma Elis, per esempio), vuole far intendere che la Bibbia sia un “racconto come tanti altri”. 
Con ciò Jacopo Fo dimostra di non aver compreso cosa è la Bibbia. 
Infatti la Bibbia è incentrata sulla figura di Gesù Cristo. E’ Gesù Cristo stesso che con la sua missione sulla terra ha provato che gli scritti del Tanakh erano veritieri. E’ Gesù Cristo stesso che, avendo tolto il peccato del mondo, ha dimostrato la veridicità della Genesi e della caduta dell’uomo, ossia il peccato originale. Ed è la sua Risurrezione che prova che quello che aveva detto sul peccato era vero. 
Marduk, il “dio” babilonese descritto nell’Enuma Elis, non è venuto sulla terra. Non si è incarnato nel ventre di una donna santa. Gesù Cristo invece ha detto IO SONO (esattamente come in Esodo 3, 14). Gesù Cristo ha detto “Io sono il Primo e l’Ultimo”, (esattamente come in Isaia 44, 6). Gesù Cristo è il Salvatore (esattamente come Isaia 43, 3). E poi l’Antico Testamento (il Tanakh), non riprende le stesse cose dei poemi mesopotamici, nell’Antico Testamento vi sono circa trecento profezie sulla missione di Gesù Cristo sulla terra, quindi nessuna attinenza (se non per alcuni fatti accaduti, come il diluvio), tra l’Antico Testamento (Tanakh), e altri racconti simili come l’Enuma Elis.

Ma Jacopo Fo continua con la sua argomentazione: 

“L'esistenza di due entita' divine (Eloim e Yahvveh) e' infatti una costante nella maggioranza delle religioni che si sono sviluppate nelle societa' schiaviste ed e' invece assente nei miti delle societa' primitive. Le storie della creazione nelle culture schiaviste narrano la storia di un Dio primitivo che viene spodestato (ad esempio, presso i greci Zeus spodesta Urano).”

E’ come se Jacopo Fo volesse difendere le società primitive e combattere le società schiaviste. Interessante, ma chi sono le società primitive? E chi sono le società schiaviste? Sicuramente la società egizia era una società schiavista. E gli schiavi guardacaso erano gli ebrei. Vi sono altri esempi di società schiaviste e primitive: per esempio gli aztechi, i maya, gli incas. Quindi non è vero che vi è una distinzione tra società schiaviste e società primitive. Ma vi è di più: nelle società primitive di solito vi è sono molteplicità di dei. Per esempio nella mitologia azteca (5). Inoltre nella Genesi non è vero che Elohim viene spodestato. Se egli fosse stato spodestato, a partire dal secondo capitolo della Bibbia non si nominerebbe più. Invece guarda caso si utiliza il termine Elohim nell’Esodo (20, 1), proprio dove Dio consegna le tavole della legge (vedere nota 6, quindi Dio giudice e legislatore). Ecco che la teoria di Jacopo Fo decade. 

Ma Jacopo Fo continua nella sua personale argomentazione, vediamo: 

“All'inizio la societa' matriarcale, che adora la Dea Madre, e' la forma dominante di organizzazione sociale. Una societa' capace di grandi risultati tecnologici e colossali opere idriche come la bonifica delle paludi del Nilo. Poi queste societa' pacifiche e amanti della sessualita' vengono sottomesse dagli allevatori guerrieri patriarcali. Gente rozza ma abilissima nell'uso dell'arco e del cavallo. Questa traumatica conquista viene rappresentata nella storia degli Dei. La Dea Madre viene soppiantata dal Dio guerriero. Ma a questo Dio non interessa prendere per se' l'onore della creazione.” 

Ecco il punto della trattazione di Jacopo Fo. Lui vuole contrapporre “le società pacifiche e amanti della sessualità”, alle società formate da “allevatori guerrieri patriarcali”. Sembrerebbe che Jacopo Fo voglia mettere in contrapposizione chi adorava la “dea madre” con invece chi adorava “Dio”.
In pratica per Fo gli adoratori della “dea madre” erano  pacifici, mentre gli adoratori di Dio (gli ebrei) erano bellicosi. 
La “dea madre” è sicuramente un culto molto antico che si riallaccia alla maternità e all’atto del generare. Ma non risulta che chi venerasse la “dea madre” fosse particularmente pacifico. La “dea madre” ha assunto personificazioni distinte (per esempio Istar, nei babilonesi, Astarte nei fenici e cananei, Iside negli egizi, “la dea della maternità”), ma non sembra che i popoli che la adoravano si distinsero per un particolare pacifismo. Infatti gli egizi avevano schiavi con i quali costruirono le piramidi. 
Continuiamo con la trattazione di Jacopo Fo: 

“I guerrieri schiavisti considerano il lavoro qualche cosa di umiliante. Anche il lavoro di creare l'Universo. Quindi non viene cancellata la storia della creazione ma a questa si aggiunge il racconto di come gli Dei creatori siano stati soppiantati dagli Dei guerrieri. Quando poi altre ondate migratorie di allevatori guerrieri vincono i primi conquistatori si registra anche nell'Olimpo la venuta di una terza generazione di divinita'. Cosi', ad esempio, presso i greci la Dea Madre creatrice viene in un primo momento spodestata da Urano che a sua volta soccombe davanti a Zeus. Si verifica nella narrazione un'evoluzione simile a quella che caratterizza i templi religiosi. I conquistatori edificano nuovi templi ai loro Dei utilizzando come base di partenza i templi degli sconfitti. Questa stratificazione e' evidente nelle narrazioni mesopotamiche dalle quali la Bibbia trae origine. Ma nella stesura ebraica le tracce di questo succedersi di divinita' vengono occultate. Ma non completamente: resta quell'Eloim nel testo ebraico, poi cancellato nella versione cristiana. E resta quel controsenso della doppia creazione degli esseri umani.”

Già la prima frase ha una forte contraddizione al suo interno. Erano gli egizi (società schiavista e adoratori di Iside, impersonificazione della “dea madre”), a non voler lavorare, e pertanto utilizzavano gli schiavi, ossia gli ebrei. Poi Fo descrive la mitologia greca. Ma ciò non ha alcuna attinenza con la Bibbia. Inoltre Fo da ad intendere che nella stesura biblica le tracce del succedersi di varie divinità vengano occultate. Ancora una volta Fo lascia intendere che ci sia stata “una sorta di complotto”. Ma così non è perchè il Tanakh, coincide con i rotoli del Mar Morto e quindi si dimostra che esso è uguale nel tempo, immutabile. 

Vediamo anche questa frase di Jacopo Fo: 

“A questo punto possiamo rileggere tutta la storia in modo molto diverso e scoprire il racconto del colpo di stato del Dio patriarcale (Yahvveh) contro gli Dei creatori (Eloim)”. 

E’ una frase assurda, in quanto come ho già fatto notare la parola Elohim è presente in Esodo (20, 1). Ciò è pertanto una dimostrazione che non vi è stato alcun “colpo di stato”, ma semplicemente un modo differente di indicare Dio.  

Procediamo con gli argomenti di Jacopo Fo. Egli scrive: 

“Ma se si va a vedere nella Bibbia ufficiale non si parla della ribellione di Lucifero e della sua cacciata ne' del suo divenire il Diavolo”.

Anche questa è una frase assurda, che dimostra che Fo non ha approfondito lo studio biblico. Vediamo i due passaggi bíblici della caduta di Satana (Lucifero), 

Isaia (14, 12):

Come mai sei caduto dal cielo, o Lucifero, figlio dell'aurora? Come mai sei stato gettato a terra, tu che atterravi le nazioni? 


Ezechiele (28, 12-18):

Figlio d'uomo, innalza una lamentazione sul re di Tiro e digli: Così dice il Signore, l'Eterno: Tu eri il sigillo della perfezione, pieno di sapienza e perfetto in bellezza. Eri nell'Eden il giardino di DIO; eri coperto d'ogni pietra preziosa: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi e oro; la lavorazione dei tuoi tamburelli e dei tuoi flauti fu preparata per te nel giorno in cui fosti creato. Tu eri un cherubino unto, un protettore. Io ti avevo posto sul monte santo di DIO e camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu eri perfetto nelle tue vie dal giorno in cui fosti creato, finché non si trovò in te la perversità. Per l'abbondanza del tuo commercio, ti sei riempito di violenza e hai peccato; perciò ti ho scacciato come un profano dal monte di DIO e ti ho distrutto, o cherubino protettore di mezzo alle pietre di fuoco. Il tuo cuore si era innalzato per la tua bellezza; hai corrotto la tua sapienza a motivo del tuo splendore. Ti getto a terra, ti metto davanti ai re, perché ti vedano. Con la moltitudine delle tue iniquità, con la malvagità del tuo commercio hai profanato i tuoi santuari. Perciò ho fatto uscire di mezzo a te un fuoco che ti ha divorato, e ti ho ridotto in cenere sulla terra sotto gli occhi di quanti ti guardavano.

Ecco pertanto che anche questa frase di Jacopo Fo viene smentita. Nella Bibbia si parla eccome di Satana, e della sua caduta, che ovviamente avvenne prima della caduta dell’uomo.(7) 

Andiamo avanti analizando quest’altra tesi di Jacopo Fo: 

“E non si narra neanche di Lilith, la prima donna che Adamo rifiuta perche' creata "col sangue e con lo sputo". Queste storie invece sono ampiamente presenti nei commentari ebraici della Bibbia ufficiale. Ecco che, incrociando questa tradizione orale con il testo ufficiale, tutto appare piu' chiaro: gli Eloim creano gli esseri umani e l'universo. Poi arriva Yahvveh che li spodesta. Questo Yahvveh crea un uomo a sua immagine e somiglianza, un guerriero, e gli da' il potere su tutte le creature compresi i primi umani creati dagli Eloim. Ma Adamo rifiuta di accoppiarsi con le donne create dagli Eloim perche' esse sono inferiori”. 

Jacopo Fo descrive Lilith, dando ad intendere che secondo lui una “tradizione” (non indica però le fonti storiche), descrive che Adamo l’avrebbe rifiutata. Ma Lilith è un demone femminile presente in alcuni culti mesopotamici. E’ vero che vi è un riferimento a lei nella Bibbia, (Isaia 34, 14-15), ma è comunque indicata come entità negativa. Inoltre nella Bibbia non vi è alcun punto dove Adamo rifiuta Lilith. Inoltre come abbiamo specificato prima, se Elohim non fosse Dio, ma un’entità creatrice opposta a YHWH non si nominerebbe Elohim in Genesi (20, 1).

Jacopo fo continua con l’esposizione della sua teoria, ma questa volta fa un errore ancor più grossolano: 
Leggaimo ancora una volta le sue parole: 

“Nella Genesi esiste un altro punto nel quale e' chiara la sovrapposizione tra due diversi racconti e il ruolo originario degli Eloim: la storia della mela e del serpente. Te la ricordi? Dio si imbestialisce perche' Adamo e Eva mangiano la mela. Li maledice, li scaccia dal paradiso e li condanna a vivere con dolore e fatica e a conoscere la morte perche' hanno peccato”.

Innanzitutto il fatto che Adamo ed Eva anbbiano mangiato “una mela” è inesistente nel racconto della Genesi. Solo una persona che ha poca dimestichezza con il messaggio bíblico cade in errori così grossolani. 

Ma leggiamo ancora le sue parole: 

“Questa e' la storia come ce la raccontano a Catechismo. Ma se andiamo a leggere il testo della Genesi scopriamo che, dopo essere scomparsi il sesto giorno della creazione, gli Eloim ritornano in scena proprio in questo punto, prima di scomparire definitivamente. Quando Dio scopre che Adamo e Eva hanno mangiato la mela non e' Yahvveh ma sono gli Eloim. E gli Eloim non sembrano molto arrabbiati, si limitano a dire:"Ora sono come noi perche' hanno mangiato il frutto della conoscenza". Sembrano quasi contenti”.

Innanzitutto abbiamo dimostrato che il termine “Elohim” non scompare definitamente, ma viene utilizzato in Esodo (20, 1). Inoltre, nel verso della Genesi (3, 22), al quale fa riferimento Jacopo Fo, Dio è indicato con entrambre le parole אֱלֹהִ֗ים e יְהוָ֣ה (Elohim YHWH), (8). Quindi è YHWH, (al quale viene aggiunto il termine di giudice, legislatore), che dice la frase: 

Genesi (3, 22): 

poi il Signore Dio disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!».

Perchè Dio vuole allontanare l’albero della vita dalla prima copia di umani, ora peccatori? 
L'uomo ora conosce il bene e il male, ma mentre Dio, essendo infinitamente sacro non può cadere nel peccato, l'uomo invece ne viene affascinato, per cui il bene ora è inquinato nel suo cuore.
Adamo ed Eva pensano di poter vincere Dio, pensano che riusciranno ad avere ugualmente l'immortalità. Ne risulterebbe il trionfo della disobbedienza, il trionfo del peccato. Ma Dio vuole che l’uomo si salvi. Cedere ad una falsa pietà verso l'uomo sarebbe renderlo un mostro di arroganza e di superbia, significherebbe consegnarlo al serpente. La cacciata dal giardino è castigo, ma è anche evento salvifico.
In nessun modo l'uomo potrà ottenere l'albero della vita al di fuori del disegno salvifico di Dio, e il metaforico albero che dà l'immortalità corporea ora è in cielo (Apocalisse 2, 7).
Ogni tentativo, malsano e assolutamente illusorio, di rientrare nell'antico paradiso troverà di fronte a sé i cherubini e la fiamma della spada guizzante, cioè l'invariabile sconfitta.
Ma torniamo alle elucubrazioni di Jacopo Fo. Egli continua e scrive: 

“Poi il testo cambia ritmo, sembra proprio di leggere frasi aggiunte a posteriori. Riappare Yahvveh che invece e' molto arrabbiato: ma attenzione egli non maledice gli umani. Maledice il serpente (che non e' il demonio ma il piu' astuto degli animali) e maledice la terra, cosi' l'uomo fatichera' a coltivarla. Poi allontana gli esseri umani dal Paradiso per impedire loro di mangiare anche il frutto dell'albero della vita, se lo facessero gli umani diventerebbero come gli Dei.”

Qui Jacopo Fo sembra riferisi al passaggio della Genesi (3, 8) e seguenti: 

Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.

Ma anche qui, nel testo originale, vediamo che le parole utilizzate per indicare Dio sono “Elohim YHWH”. Quindi non è YHWH che riappare, in antitesi a Elohim, ma è Elohim YHWH che si rivolge al serpente. 

Jacopo Fo sostiene che il serpente non sia il demonio, ma solo il più astuto degli animali. Si nota che egli non ha approfondito i passaggi di Isaia (14, 12) e Ezechiele (28, 12-18), dove si descrive la caduta di Satana, che è ovviamente antecedente alla caduta dell’uomo. E evidente che Satana, essendo un angelo caduto, può apparire in forma física, come si evince dalla seconda lettera ai Corinzi (11, 14-15):

Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.

Ma Jacopo Fo continua nel tentare di mistificare il messaggio della Genesi, vediamo quest’altra sua frase: 

“E tra l'altro il serpente non mente quando dice a Eva che non morira' se mangera' il frutto proibito. Infatti, anche nel Paradiso gli umani sono destinati a morire a prescindere dalla loro ubbidienza”. 

Innanzitutto nel Paradiso, sempre secondo la Genesi, gli umani sono stati creati immortali. Secondo il primo libro della Bibbia, l’uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. (Genesi 1, parte del verso 26): 

“Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”.

Ciò  significa che l’uomo è stato fatto immortale e senza peccato, ad immagine e a somiglianza di Dio. 
Ma ora soffermiamoci sulla menzogna del serpente, menzogna che viene negata da Jacopo Fo. Satana, sottoforma di un serpente, ha tentato l’uomo, dicendogli la menzogna seguente, Genesi (3, 4-5): 

Allora il serpente disse alla donna: «Voi non morrete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno, e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male».

In seguito l’uomo, disubbidendo a Dio, commette il peccato. E’ il primo atto di saccenza, di non-umiltà, compiuto dall’uomo. Il primo atto con il quale l’uomo mostra di voler essere uguale a Dio. In seguito a questo atto, il peccato si è introdotto nella mente umana, e ha causato il proliferare del male. Il serpente ha mentito certamente: ha detto che dopo l’atto contrario al volere di Dio, essi non sarebbero morti, ma nella realtà hanno poi conosciuto la morte, non solo la lontananza spirituale da Dio, che porta alla morte spirituale, ma anche la morte fisica. Il peccato porta alla morte. E’ uno dei concetti chiave della Bibbia, e per questo Paolo di Tarso ha scritto: Lettera ai Romani (6, 23): 

Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Ma continuiamo con la confutazione delle parole di Jacopo Fo. Lui scrive: 

“Al testo piu' antico che presenta come fatto positivo la conquista della coscienza umana di se', si sovrappone la visione negativa della coscienza propria della cultura patriarcale. L'interpretazione del testo viene quindi forzata dalla lettura del Catechismo cattolico che trasforma il serpente in demonio, inventa la maledizione di Adamo e Eva e finge di non accorgersi che la morte non e' frutto del peccato”. 

Innanzitutto nella Genesi Dio non “maledice” Adamo ed Eva. Al contrario Dio vestì l’uomo con delle pelli (Genesi 3, 21), e li tolse dal Giardino per evitare che ottenendo l’immortalità fossero consegnati a Satana, e quindi li tolse dal Giardino soprattutto per salvarli, non solo per punirli. Anche qui la lettura di Jacopo Fo è forzata da un suo forte anticlericalismo. Egli disconosce però che concetto del peccato originale è un concetto prima di tutto ebraico, e non solo cristiano o cattolico (9). 

Ma ora dedichiamoci a commentare uno degli ultimi passaggi dell’articolo di Jacopo Fo: 

“Troviamo vari racconti nei quali l'acquisizione della coscienza non ha nessuna implicazione negativa anche se costringe gli umani a "uscire dal Paradiso" della non coscienza animale. In queste tradizioni troviamo a volte perfino un chiaro racconto della scoperta della coscienza per via sessuale. Ad esempio, nella tradizione sumerica c'e' intatta la narrazione scaturita dalla cultura matriarcale nella quale la conoscenza si ottiene per via sessuale e non sottintende nessun tipo di disubbidienza. Il primo uomo infatti e' un brutalone che si accoppia con gli animali fino a quando un Dio non gli invia una Dea che si accoppia con lui per giorni. Terminata l'iniziazione al sesso con l'amante divina essa gli dice le stesse parole che troviamo nella Genesi: ora sei come gli Dei perche' conosci il bene e il male. Dopodiche' Adamo diventa incapace di accoppiarsi con gli animali. In effetti lui ci prova ma essi lo rifuggono perche' e' diventato diverso da loro. Ed e' da notare (lo ripeto) che la civilta' sumera e' la piu' antica delle culture mesopotamiche che sono la fonte di tutti i miti biblici. Le storie di Adamo e Eva, Caino e Abele e Noe' sono tutte precedenti alla formazione della cultura ebraica”.

Da queste frasi si evince che Jacopo Fo non ha compreso che cosa è il peccato descritto in Genesi. Egli associa il peccato all’atto sessuale, ma nella Genesi non si parla di atto sessuale. Nella Genesi si parla di un frutto che avrebbe dato la “conoscenza del bene e del male”. Il peccato originale è pertanto un atto di saccenza massima, con il quale l’uomo, volendo conoscere tutto, pensa di poter scalzare Dio, sostituirlo. Invece di accettare umilmente il dono che Dio gli ha fatto, ossia la vita, l’immortalità, la salute, una compagna e il Giardino, l’uomo, tentato da Satana, vuole scalzare Dio. L’uomo mette al centro se stesso e non Dio. Questo è il peccato originale, non l’atto sessuale.
L’atto sessuale non era proibito da Dio in quanto Dio stesso ha detto, (Genesi 1, 28): 

Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».

Se Dio ha detto “siate fecondi e moltiplicatevi”, non aveva certo proibito l’asso sessuale. 
Inoltre il racconto che Jacopo Fo fornisce di altre tradizioni antiche (peraltro senza indicare esattamente a che testo lui faccia riferimento), non ha assolutamente nulla a che vedere con la Genesi. In effetti la mitologia sumera non ha nulla a che vedere con la Bibbia. Eminenti biblisti come Conrad Hyers sostengono che la Genesi fu scritta proprio per contrastare la visione mesopotamica di una molteplicità di dei. Marduk infatti non era il Creatore del mondo, ma era associato all’acqua, alle piante e alla magia. In ogni caso ripeto, chi sostiene, come Jacopo Fo, che la Bibbia debba essere considerata un racconto allegorico, equiparabile quindi all’Enuma Elis, non ha compreso cosa è la Bibbia. Infatti la Bibbia è incentrata sulla figura di Gesù Cristo. E’ Gesù Cristo stesso che con la sua missione sulla terra ha provato che gli scritti del Tanakh erano veritieri. Gesù Cristo ha infatti dichiarato in numerose occasioni che l’Antico Testamento è Parola di Dio. Vediamo alcuni esempi: 

Vangelo di Giovanni (10, 35)

Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata 

Vangelo di Matteo (15, 4-6)

Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione.

Vangelo di Matteo (5, 18)

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Ne potrei citare molti altri, ma mi fermo qui. 

Analizziamo ora l’ultima frase di Jacopo Fo: 

“E parlando di Caino e Abele possiamo osservare come nel loro conflitto si rispecchi ancora una volta, la memoria del trauma della sconfitta delle popolazioni agricole da parte degli allevatori guerrieri. Come spesso accade sono i vincitori a scrivere la storia, sempre preoccupati di nascondere i propri crimini. Caino e' il contadino, Dio (Yahvveh) lo odia (chissa' perche') e non apprezza i suoi doni. Dio ama invece Abele, l'allevatore. Ma mentre nella realta' sono gli allevatori a massacrare i contadini e ridurli in schiavitu' nella Genesi e' Caino a uccidere Abele.A distanza di migliaia di anni possiamo finalmente dirlo: Abele era uno stronzo. E Caino e' innocente.”

Jacopo Fo sostiene che “Dio odia Caino”, ma non specifica esattamente da dove trae questa conclusione. Leggiamo i passaggi corrispondenti della Genesi (4, 3-7): 

Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai».

Da queste frasi si nota che le offerte di Caino per il Signore erano povere. Cosa significa? Egli aveva posto se stesso al centro della sua vita e non Dio. Ancora, Caino è già nel peccato, ossia nel peccato di egoismo. Viene ripreso dal Signore che gli indica amorevaolmente la via corretta, ma Caino ancora più risentito uccide il fratello, quindi è un omicida. Non è innocente. 
Per concludere vorrei fare una considerazione personale rivolta a Jacopo Fo ma anche a quelli che, come lui, pensano di considerare che la Bibbia sia un racconto mitologico.  
Innanzitutto, come ho già specificato più volte, il centro della Bibbia è Gesù Cristo, con la sua missione salvifica sulla terra. Le tesi delle persone come Jacopo Fo hanno in ultima analisi l’obiettivo di negare il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce. Infatti se il peccato non esiste per quale motivo sarebbe venuto Gesù Cristo sulla terra? 
Ma Gesù Cristo è stato un personaggio storico e la sua predicazione, incentrata sull’amore e sulla salvezza ha indicato chiaramente nel peccato la causa del male (10).

Yuri Leveratto
Copyright 2016

Note: 
1-http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2145
2-http://yurileveratto2.blogspot.com/2016/07/confutazione-alle-tesi-di-mauro-biglino.html
3-http://www.jewishencyclopedia.com/articles/11305-names-of-god
4-https://en.wikipedia.org/wiki/Names_of_God_in_Judaism
5- https://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_azteca
6- http://biblehub.com/interlinear/exodus/20-1.htm
7- https://gotquestions.org/Italiano/caduta-Satana.html
8- http://biblehub.com/interlinear/genesis/3-22.htm
9- Innanzitutto si può far notare che vi sono correnti nell'ebraismo che invece credono nel concetto del peccato originale e altre che non vi credono, come fa risaltare per esempio l’autore Shaul Magid (2008), nel suo libro “From Metaphysics to Midrash: Myth, History, and the Interpretation of Scripture in Lurianic Kabbala”. (Indiana University Press. p. 238. Retrieved 9 February 2014). (https://books.google.com.co/books?id=YUbGlHdhBaUC&pg=PA238&lpg=PA238&dq=Lev.+17:11+original+sin&source=bl&ots=bY5eRjixUI&sig=JlHJxlm5rvnNAfZmRCmHC0uC8Ps&hl=en&sa=X&ei=Sr33UsmfM4qTyQHw6IH4AQ&redir_esc=y#v=onepage&q=Lev.%2017%3A11%20original%20sin&f=false)  
(traduzione mia dall’inglese): 

“Ci sono varie fonti antiche rabbiniche che indicano la nozione di un peccato “ereditato” (si intende ereditato da persona a persona), per esempio Pirkei de Rebbe Eliezer 13 e 21, Genesi Raba 12, 5; Levitico Raba 21: 4, Deuteronomio Raba 11, 9. Cohen suggerisce tre categorie basilari di come gli antichi rabbini si sono occupati dell’argomento: 1-Corruzione della stirpe da un punto di vista ereditario 2- Il peccato di Adamo punito attarverso la sua progenie 3- Tutti i peccati sono il risultato delle azioni di Adamo. Cohen suggerisce che molti rabbini ortodossi abbiano optato per il punto 3, mentre Paolo di Tarso optò per il punto 1”. 

Infatti il punto fondamentale è che furono gli Apostoli e gli Evangelisti, che erano ebrei, e che conoscevano molto bene il Tanakh, che diffusero il concetto che Gesù Cristo venne per togliere il peccato. Quindi l’importante è vedere quello che loro credevano, e quello per cui erano disposti a morire.

10- http://yurileveratto2.blogspot.com/2016/05/gesu-cristo-ha-sconfitto-il-peccato-e.html

Confutazione dell’articolo “Chi era veramente Gesù? Ipotesi storiche”, pubblicato nel sito “Cristianesimo.it”.


Oggigiorno vi sono molte persone che propongono una visione differente di Gesù. Alcuni propongono idee assurde, completamente fuori dalla storia e dalla logica. Altri invece divulgano che Gesù fosse un grande maestro che predicò l’amore e la pace, ma negano la sua natura divina, i suoi miracoli e la sua Risurrezione dai morti. 
In questo articolo confuterò lo scritto di un autore anonimo, che è presente sul web da vari anni, con il suo sito “Cristianesimo.it”. Già il titolo della sua pagina web fa comprendere che l’autore vouole proporsi come il detentore della verità su Gesù, come se il Cristianesimo che lui propone fosse la unica verità. 

Ma entriamo nel merito della confutazione. Analizziamo i primi paragrafi dell’articolo in questione: 

“Chi era Gesù? Alla luce dei risultati della ricerca storica moderna, fondata sullo studio oggettivo di tutte le fonti disponibili, possiamo affermare che Gesù è stato un riformatore del Giudaismo, non un fondatore di nuove religioni, tantomeno del Cristianesimo, che si è andato configurando e sviluppando solo alcuni decenni dopo la sua morte. Gesù era un rivoluzionario, più che un semplice riformatore, perchè ribaltò completamente la mentalità dell'epoca: il Giudaismo era infatti una religione tipicamente nazionalista, legalista e autoritaria, mentre l'insegnamento di Gesù era assolutamente individuale, interiore, spirituale. Nel Giudaismo fare il bene era un dovere da compiere sotto la spinta di minacce anche fisiche, oltre che morali. Per Gesù fare del bene "fa bene" innanzitutto a chi lo fa.”

Da queste frasi traspare che l’autore anonimo sostiene che Gesù sia stato semplicemente un “riformatore del giudaismo che non fondò alcuna religione”. Sono d’accordo sul fatto che Gesù non fondò alcuna religione, ma c’è da dire però che Gesù ha fondato una Chiesa, che è conformata da coloro i quali credono il Lui, nella sua morte salvifica e nella sua Resurrezione. Infatti Gesù ha detto a Pietro, che lo aveva riconosciuto come il Figlio di Dio: 

Vangelo di Matteo (16, 18):

Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell'inferno non la potranno vincere.

Andiamo avanti con la disamina dell’articolo, l’autore anonimo scrive: 

“Il Gesù dei vangeli è più psicologo che predicatore religioso: non si preoccupa molto di ciò che avviene dopo la morte, ma parla sempre del qui-ed-ora e dell'atteggiamento mentale della persona, indipendentemente dalle convinzioni religiose! Non a caso simpatizza per i samaritani, considerati eretici dai giudei osservanti.”

Questa frase è completamente errata, infatti Gesù ha predicato molto di ciò che avviene dopo la morte. Gesù, infatti ha insegnato che l’anima salvata, ha vita eterna. Vediamo innanzitutto questo importante passaggio del Vangelo di Giovanni (3, 14-16): 

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinchè  chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Poichè  Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinchè  chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Vediamo altri due passaggi dove Gesù ha predicato sul dopo morte, ossia sulla vita eterna, Vangelo di Matteo (19, 29):

E chiunque ha lasciato casa, fratelli, sorelle, padre, madre, moglie, figli o campi per amore del mio nome, ne riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna.

Vangelo di Giovanni (3, 36): 

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio dimora su di lui».

Andiamo avanti con l’analisi del testo in oggetto: 

“I cristiani dovrebbero leggere seriamente i vangeli per poi scoprire che Gesù non ha mai chiesto a nessuno di cambiare la propria religione, nemmeno ai pagani, semmai di mettere in discussione la propria mentalità, la propria vita, i propri obiettivi, i propri valori. I vangeli sono pieni di modelli anticonformisti. E' sempre l'altro, il diverso, l'eroe da imitare. Non è il sacerdote o il fariseo, non è il bravo osservante della legge, non è lo scrupoloso esecutore dei comandamenti a suscitare la simpatia di Gesù, che più volte ha manifestato di essere profondamente anticlericale e contro ogni esteriorità religiosa, vista sempre in sospetto di ipocrisia.
Gesù sta sempre dalla parte di chi è oggetto di diffidenza se non di aperta discriminazione: i pubblicani, le prostitute, i poveri, i lebbrosi, i malati, i samaritani, persino gli invasori romani che, in quanto individui, sono comunque considerati meritevoli di ricevere quantomeno una parola di conforto.”

Ancora l’autore anonimo insiste sul fatto che “Gesù non ha fondato alcuna religione”. Ma questa è una considerazione banale. E’ risaputo che Gesù ha fondato una Chiesa, che è conformata da coloro che credono in Lui. Il culto a Gesù è iniziato nei mesi successivi alla sua missione terrena. Ciò è dimostrato dal fatto che i primi cristiani, che erano tutti ebrei, e osservanti quindi del “sabato”, iniziarono a riunirsi di domenica per celebrare il culto al Signore e “spezzare il pane” in ricordo della sua morte salvifica e della sua Risurrezione (Atti degli Apostoli 20, 7). 
Poi l’autore anonimo sostiene che Gesù stia sempre dalla parte dei pubblicani, le prostitute, i poveri e i malati, persino gli invasori romani. E’ vero, ma l’autore anonimo si dimentica un concetto fondamentale. Gesù sta dalla parte degli ultimi sempre e quando essi siano “poveri di spirito” e cioè umili, sulla strada del pentimento, e dell’accettazione di Lui stesso come loro Signore e Salvatore. Prendiamo per esempio il centurione romano, che era considerato come un “ultimo”, cioè lontano da Dio, dai farisei. Egli disse a Gesù: Vangelo di Matteo (8, 8-9): 

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Quindi il centurione aveva un’attitudine umile, davanti a Gesù. E lo stesso per la donna cananea, la samaritana, Matteo il publicano, e la donna adultera colta in flagrante peccato che i farisei volevano lapidare. Tutte queste persone hanno un’attitudine umile e pacata. 

Poco più avanti il nostro autore anonimo scrive: 

“Gesù era aperto anche a contributi culturali eterogenei rispetto alla stretta osservanza giudaica. Ciò è documentato dalle corrispondenze fra l'insegnamento di Gesù e quello degli Esseni, una comunità monastica molto particolare, vegetariana e pacifista, studiosa delle filosofie orientali (a questo proposito è interessante notare una certa somiglianza fra alcuni insegnamenti di Gesù e il Dharma buddhista).”

Questo paragrafo è completamente anti-storico. Gli studiosi moderni hanno dimostrato che Gesù non solo non poteva essere un esseno, ma non ne fu nemmeno influenzato. E ciò per varie ragioni: innazitutto gli esseni erano caratterizzati da un forte ascetismo. Gesù invece si schiera contro l’ascetismo e insegna a non estraniersi dal mondo ma ad andare nel mondo a predicare il Vangelo. In secondo luogo gli esseni erano caratterizzati da un forte legalismo e ritualismo. Gesù invece era contro le manifestazioni esteriori della religione giudaica, ma propugnava un cambio interiore, svincolato da riti e cerimonie, ma sostanziale e spirituale. In ultima analisi gli esseni erano caratterizzati da un forte exclusivismo. Essi non avrebbero mai avvicinato storpi, o ciechi, o lebbrosi, infatti nel testo del rotolo 4Q266 è raccomandato: 

“..stupidi, folli, matti, ciechi, storpi e zoppi non siano accettati nella comunità”

Gesù invece non faceva distinzione tra persone sane e persone malate o storpie. Lui si avvicinava a tutti e se costoro dimostravano umiltà e avevano fede, Lui li guariva. 
Nell’ultima parte del paragrafo l’autore anonimo sostiene che certi insegnamenti di Gesù siano uguali al Dharma buddista. Sarebbe interesante vedere a quali insegnamenti si riferisce, ma in via generale si può dire che i due insegnamenti non hanno molto in comune. Budda, che fu comunque un grand’uomo, propose una via per la liberazione dal dolore. Gesù invece disse, Vangelo di Matteo (10, 38): 

chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Quindi Gesù non ha proposto una via per la liberazione dal dolore. Ha proposto la unica via per il raggiungimento della salvezza e della vita eterna e questa via include il “portare la propria croce” e l’accettare Lui stesso come proprio Signore e Salvatore. 

Andiamo avanti nell’analisi dello scritto in questione. L’autore anonimo scrive: 

“Se Gesù non fosse stato presentato in modo simile ad Eracle (Ercole) e a Mithra, cioè come un essere semi-divino, figlio di un Dio e di una terrestre, eroe vittorioso sul male dopo aver affrontato varie fatiche e prove, la diffusione della religione cristiana non avrebbe potuto avere quel successo popolare che invece ottenne, più fuori che dentro la Palestina, proprio perchè essa era immediatamente riconoscibile e familiare per tutte le genti pagane. In mancanza del concetto postumo della "divinità" di Gesù, il Cristianesimo, o comunque lo si volesse chiamare, sarebbe rimasto ciò che era inizialmente, ovvero nient'altro che una sètta interna dell'ebraismo (ovvero la Sètta dei Nazirei, così chiamata anche negli Atti degli Apostoli - cap. 24) o si sarebbe estinto del tutto. Gesù si definiva un Rabbi, un Maestro, non un essere soprannaturale. E' vero che molti videro in lui il "Messia", ma nel contesto ebraico il Messia era un liberatore politico, e l'attesa del Messia in quei tempi era spasmodica proprio per via della occupazione romana.”

Il nostro autore anonimo sostiene pertanto che Gesù sia stato “divinizzato”, nei decenni sucessivi alla sua missione sulla terra. E’ invece risaputo che il culto a Gesù come “Signore”, quindi “Dio” (in greco Kyrios), iniziò nei mesi immediatamente successivi alla sua missione terrena. Infatti i discepoli di Gesù, che erano ebrei,  osservanti quindi del “sabato”, iniziarono a riunirsi la domenica per rendere culto a Gesù, alla sua morte salvifica e alla sua Risurrezione (vedere Atti degli Apostoli 20, 7). 
Gesù, al contrario di come afferma l’autore anonimo, non si è definito “solo” un maestro, ma ha fatto affermazioni inaudite sulla sua consustanzialità con il Padre. Vediamone alcune. 
Gesù ha dichiarato di poter perdonare i peccati, una prerogativa di Dio (Vangelo di Matteo 9, 2); 
Gesù ha dichiarato di essere il Signore del sabato, facendosi quindi uguale al Creatore (Vangelo di Matteo, 12, 8).
Gesù ha dichiarato di essere “consustanziale” al Padre, dicendo la celebre frase “Io Sono” (Vangelo di Giovanni 8, 24; 8, 58, come in Esodo 3, 14). 
Analizziamo brevemente il verso 8, 58: 

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

la frase “Io Sono” dimostra che Gesù ha attribuito a se stesso un’esistenza eterna, non semplicemente anteriore ad Abramo. E’ un’affermazione inaudita con la quale Gesù si fa uguale a Dio. Infatti, nel verso successivo i giudei tentarono di lapidarlo, accusandolo di blasfemia. 
Infine Gesù si pone al pari di Dio, in quanto siede alla sua destra (Vangelo di Marco 14, 61-62): 

Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».

In questa risposta Gesù cita il libro di Daniele (7, 13). Il titolo “Figlio dell’uomo” indica la sua missione terrena e pone in risalto la sua umiltà e la sua umanità. 

Da tutte queste affermazioni si evince pertanto che Gesù ha dichiarato la sua piena Divinità. 

Inoltre non è affatto vero, come afferma l’autore anonimo che il Messia nel contesto ebraico era un liberatore politico. Il Messia nel contesto ebraico è Dio stesso. Vediamo a tale proposito la profezia di Isaia. 
Circa settecento anni prima di Cristo, Isaia ha profetizzato che il Messia sarebbe venuto come un bambino e come un dono di Dio per governare. Libro di Isaia (9, 6-7)

Perchè un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Le caratteristiche del Messia sono: 
1-Consigliere mirabile. Il termine פֶּ֠לֶא (pe-le), tradotto con “mirabile”, viene anche tradotto con “meraviglioso”. Quindi il Messia è un consigliere meraviglioso che nella sua prima venuta ha portato parole di vita eterna e quando tornerà regnerà con saggezza perfetta (Isaia 11, 2). 
2-Dio potente. Isaia dichiara che il Messia è “Dio”, quindi Gesù Cristo, il bambino è “Dio”. E’ una espressione applicata anche a YHWH (per esempio in Deuteronomio 10, 17; Isaia 10, 21; Geremia 32, 18). L’attributo “Dio potente”, predice la vittoria finale del Messia sul male. 
3-Padre per sempre. Il Messia è eternamente un Padre per il suo popolo, occupandosi delle sue necessità. 
4-Principe della pace. Il Messia è colui che porta la pace, la tranquillità e la serenità nel senso assoluto e perfetto. Oggi gli uomini possono conoscere la sua pace.

Vi sono altre profezie sul Messia, ma tutte concordano che il Messia è l’Unigenito Figlio di Dio. 

Andiamo avanti nell’analizzare le elucubrazioni dell’autore anonimo: egli scrive: 

“Per gli ebrei era intollerabile dipendere da uno Stato straniero, specie se pagano e idolatra come i Romani. Ad ogni "Messia" spettava, tra l'altro, il titolo di: "figlio di Dio", che nel contesto israelita era un titolo puramente simbolico, mentre nella cultura greca non poteva che essere percepito in modo metafisico e letterale, anche perchè nella religione greca era consueto postulare l'esistenza di esseri semidivini "figli di un Dio" e di una umana (Eracle, Dioniso, ecc.)
Le leggende sulla sua origine divina e sul presunto concepimento miracoloso sono molto tardive, essendo state elaborate solo quando il Cristianesimo cominciava a diffondersi al di fuori del contesto ebraico.”

Come abbiamo visto il titolo di “Figlio di Dio”, non era puramente simbolico, come sostiene l’autore anonimo, ma era un titolo reale, come profetizzato in Isaia (9, 6-7). 
Inoltre l’autore anonimo sostiene che molti decenni dopo la missione di Gesù si siano originate “leggende” sulla sua origine divina e sul suo concepimento miracoloso. Ma egli ignora che il culto a Gesù come “Signore” iniziò subito dopo la sua missione. Il termine in ebraico “maranatha” ossia “Il Signore viene”, inserito all’interno delle lettere paoline (scritte in greco), dimostra che gruppi di giudei-cristiani attuavano un culto a Gesù associandolo apertamente a Dio negli anni immediatamente successivi alla sua missione. Lo stesso Paolo di Tarso proclama la piena Divinità di Gesù a partire dai suoi scritti iniziali, che risalgono al 50 d.C. Per esempio nella Lettera ai Colossesi egli scrive (2, 9): 

“È in lui che dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità”. 

Ma continuiamo con l’analisi dello scritto dell’autore anonimo: 

“Quando si leggono i vangeli va sempre tenuto presente che sono posteriori alle epistole di Paolo e alla sua zelante opera missionaria in Grecia. Per questo, quando sono stati scritti, si è cercato di raccontare i fatti in un modo facilmente comprensibile per chi apparteneva alla cultura ellenico-romana, tanto più che Gerusalemme era stata distrutta (nel 70 d.C.) e la nascente nuova religione non poteva più contare sulla sua prima sede (che gli apostoli avevano appunto fissato a Gerusalemme) ma doveva cercare di svilupparsi fra i pagani, ovvero nel territorio dell'Impero. Fu soprattutto san Paolo, "l'Apostolo delle genti", a intuire che per favorire la diffusione del Cristianesimo occorreva, paradossalmente, sostituire l'insegnamento di Gesù con il culto della sua persona, del suo corpo e del suo sangue, cosa ben comprensibile per le masse popolari pagane e quindi garantire un successo perlomeno numerico, se non qualitativo, alla nuova religione.
Fu così che il maestro Gesù divenne "il Cristo", da adorare, da invocare, da utilizzare come protettore e mediatore nei confronti della severa divinità, finalmente placata dalla morte di Gesù, reinterpretata da san Paolo quale "sacrificio espiatorio" per le colpe dell'umanità. Perfino il nome con cui sarà conosciuto Gesù è un ibrido sincretismo: Gesù Cristo, ossia Joshua Cristòs, primo nome ebraico e secondo nome greco. Ma ciò è anche anacronistico, perchè Gesù non parlava greco, e presumibilmente non sentì alcuno parlare in questa lingua. Il nome "Gesù Cristo" già allude all'idolatrizzazione pagana della sua figura. Già allora, come oggi, venivano compiute abilissime operazioni di "immagine" per scopi puramente propagandistici e per accattivarsi le simpatie dell'opinione pubblica.”

In questo paragrafo l’autore anonimo fa intendere che fu San Paolo ad inventare la figura divina di Gesù. Questa tesi è stata riproposta varie volte, ma non regge ne dal punto di vista storico, ne dal punto di vista logico. Vediamo di approfondire questo punto:

La prima ipotesi è che Paolo di Tarso era in mala fede. Avrebbe quindi inventato le sue lettere. Però è difficile credere che una persona inventi una storia che gli può nuocere, ossia che gli può procurare percosse, privazioni della libertà, persecuzioni ed infine la morte. Infatti nessuno andrebbe al martirio per qualcosa al quale non crede. 
Si nota subito che l’autore anonimo dell’articolo in questione non si pone nemmeno il problema della Risurrezione di Gesù. Per lui ciò è un mito, un’invenzione di Paolo di Tarso. Ma se Paolo di Tarso avesse inventato la Buona Novella, significa che Gesù rimase nella tomba. In questo caso non ci sarebbe stato un “substrato” di cristiani-giudei dal 30 al 50 d.C. e quindi non appena Paolo iniziò a predicare, i giudei lo avrebbero smentito. Gli avrebbero detto: “Ma che dici, quel Gesù è rimasto nella tomba”. Nessuno quindi lo avrebbe ascoltato ne seguito.
Inoltre se Paolo di Tarso avesse inventato la Buona Novella e la cristologia, come si spiegherebbero gli altri scritti del Nuovo Testamento? Il Vangelo di Matteo, di Marco, di Luca, di Giovanni, gli Atti degli Apostoli, la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, le lettere di Pietro, le lettere di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse. Queste opere sono state chiaramente scritte non da Paolo, ma da altri autori.
L’autore anonimo dell’articolo sostiene che Paolo avrebbe potuto influenzare gli autori di questi scritti.
Ma ciò è improponibile perchè in questi libri sono descritte vicende di Gesù molto importanti (insegnamenti diretti, parabole, miracoli), che avrebbero quindi dovuto essere inventate di sana pianta dai vari autori del Nuovo Testamento. E anche questo è improponibile perchè ciò necessariamente implicherebbe un complotto. Ma un complotto che non rende nulla: inventare qualcosa di falso senza guadagnarci nulla, anzi, rischiando la morte. E ciò va contro la logica. 
Ed inoltre, come avrebbero fatto gli evangelisti a divulgare il Vangelo senza credervi? Per avvicinare le persone alla fede in Cristo bisogna predicare con le lacrime agli occhi, ossia credere veramente.
Invece, proprio la visione di Cristo che Paolo di Tarso disse di avere avuto, fa pensare che ci sia stato un substrato di cristiani-giudei che già credevano prima di lui.
Infatti Paolo sostiene di aver ricevuto il Vangelo (Prima Lettera ai Corinzi 15, 3).
Inoltre dagli Atti degli Apostoli si evince che Paolo perseguitava la Chiesa prima della sua conversione.
Sempre dagli Atti si nota che vi erano persone disposte a morire per Cristo prima della sua conversione (Stefano proto-martire).
Dalle sue lettere si viene a conoscere che vi erano comunità di cristiani in luoghi da lui non ancora visitati (la sua Lettera ai Romani, diretta ai cristiani di Roma, luogo che lui, quando scrisse la lettera, non aveva ancora visitato).
Infine dalle sue lettere si evince che Paolo riportava degli inni a Cristo che si erano formati negli anni immediatamente successivi alla sua missione (per esempio l’inno all’umiltà, nella lettera ai Filippesi, cap.2).
I gruppi di cristiani-giudei credevano realmente in Gesù Cristo e lo associavano apertamente a Dio. Paolo ha quindi avuto una visione di Gesù e ha iniziato a predicare il Vangelo. Nelle sue lettere utilizza dei termini in ebraico come maranatha (Il Signore viene), all’interno di scritti in greco, quindi significa che il substrato di cristiani era costituito principalmente da Giudei.

Paolo di Tarso non predicava in modo differente dagli Apostoli. E’ lui stesso che ci comunica (Lettera ai Galati cap. 1 - cap 2), che aveva incontrato Pietro e Giacomo tre anni dopo la sua conversione e poi quattordici anni dopo (Nel 49). In quell’occasione Pietro e Giovanni diedero la “destra” a Paolo in segno di approvazione. Vediamo, Lettera ai Galati (2, 9):

e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perchè noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi.

Inoltre se prima del concilio di Gerusalemme gli Apostoli si fossero resi conto che Paolo di Tarso sosteneva delle tesi non coincidenti con il messaggio centrale di Gesù Cristo, ossia il kerygma, lo avrebbero allontanato e scomunicato e non gli avrebbero permesso di predicare la parola del Signore.
L'autore anonimo dell’articolo sostiene anche che Paolo di Tarso avrebbe inventato la “morte espiatoria” di Gesù. 
Compariamo però la Lettera ai Romani con il Vangelo di Matteo. Si verifica facilmente che non c'è alcuna contraddizione tra i precetti indicati nella Lettera ai Romani (ossia che ci si salva attraverso la fede nell’espiazione dei peccati attuata da parte di Gesù Cristo sulla croce) e il Vangelo di Matteo, vediamo infatti questo passaggio del Vangelo di Matteo (1, 20-21):

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Quindi si afferma che Gesù è venuto per salvare il suo popolo (ossia i figli di Dio), dai peccati, morendo e versando il suo sangue. Vediamo questi altri passaggi: (20, 28), dove si ribadiscono concetti simili:

Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»

Vediamo un ultimo passaggio del Vangelo di Matteo (26, 27-28):

Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perchè questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. 

Come si vede il concetto del “riscatto” ossia della morte vicaria, non è tipico di Paolo di Tarso, ma è insito nel Vangelo di Matteo (e a sua volta deriva dalle profezie, una su tutte Isaia 53).
Bisogna considerare inoltre che vi sono alcuni studiosi che sostengono che almeno due Vangeli potrebbero essere stati scritti prima delle lettere paoline. Lo studioso J. Carmignac sostiene che il Vangelo di Matteo sarebbe stato scritto nel 45 d.C. inizialmente in aramaico. Inoltre secondo lo studioso O’Callaghan, uno dei frammenti dei Rotoli del Mar Morto, sarebbe parte del Vangelo di Marco, e risalirebbe addirittura al 50 d.C.
Per chi volesse approfondire il tema può leggere il mio articolo corrispondente (1). 
Andiamo avanti con l’analisi del paragrafo successivo: 

“Per i pagani di cultura greca e romana, ma anche per tutte le religioni primitive, le divinità erano interpretate come tendenzialmente ostili e vendicative, e dovevano essere pertanto "propiziate" da sacrifici di animali in modo che l'aggressività del dio fosse "saziata" e quindi "disinnescata", almeno temporaneamente. Dato che Gesù fu condannato a morte, oltretutto come sovversivo e agitatore di disordini, ciò aveva seriamente compromesso la sua reputazione, perchè sia ebrei che pagani ritenevano che chi avesse il favore della divinità doveva, al contrario, essere immune da sventure e protetto da ogni pericolo. Infatti il movimento di Gesù dopo la sua morte era allo sbando. I Vangeli descrivono gli apostoli come scoraggiati e demotivati. Un primo tentativo di "rilanciare" l'entusiasmo tra i seguaci di Gesù fu la diffusione del mito della sua presunta resurrezione, sebbene in molte varianti contraddittorie, tutte riportate nei vangeli, compresa quella più posteriore, che fa seguire la resurrezione dall'ascensione fisica in cielo. Nient'altro che miti ebraici: ai pagani la resurrezione non diceva nulla, infatti negli Atti degli apostoli leggiamo che i greci dileggiarono l'ipotesi della resurrezione fisica di un morto (Atti 17).”

In questo paragrafo l’autore anonimo si contraddice. Prima aveva detto che Gesù era un esseno e quindi pacifista (anche se vi sono tesi che gli esseni non erano proprio pacifici) ed ora sostiene che era un sovversivo e agitatore di disordini. 

Ma Gesù non fu condannato a morte perchè sovversivo e agitatore di disordini.
Gesù fu condannato a morte per blasfemia, in quanto davanti al sinedrio si è dichiarato “Il Figlio di Dio” (Vangelo di Marco 14, 61-62); e davanti all’autorità romana si è dichiarato “re dei Giudei”. Il Messia è infatti Figlio di Dio e re dei Giudei.  

Più avanti nel paragrafo in questione l’autore anonimo sostiene che la Risurrezione sia un “mito ebraico”. 

In ogni caso la Risurrezione di Gesù è l’evento fondante che ha permesso il formarsi della Chiesa. Infatti i primi cristiani, tutti ebrei e quindi osservanti del “sabato”, si riunivano di domenica per adorare il Signore e per commemorare la sua morte salvìfica e la sua Risurrezione (come si evince da Atti degli Apostoli 20, 7). 
Inoltre, l’autore interpreta in modo errato il fatto che i greci dileggiarono la Risurrezione fisica di un morto. In realtà per i greci il corpo era visto come “la prigione dell’anima” in quanto nella cultura platonica tutto ciò che era materia (quindi il corpo) era considerato negativo. E’ per questo che dileggiarono il racconto di Paolo di Tarso descritto nel capitolo diciasettesimo degli Atti degli Apostoli. 

Continuiamo con l’analisi dell’articolo dell’autore anonimo:

“Ciò che "salvò" il movimento di Gesù dalla probabile estinzione non fu quindi il mito della resurrezione, nè la predicazione degli apostoli, che non produsse alcun risultato fuori dal ristretto ambiente palestinese, ma fu l'abilità di Paolo, che reinterpretando la crocifissione come "sacrificio" non per i soli ebrei ma per tutta l'umanità, rese internazionale la nuova religione perchè, come si diceva, l'idea di un sacrificio espiatorio era immediatamente comprensibile in quanto archetipo universale già noto a tutte le tradizioni antiche. Ciò avvenne non senza aspre polemiche con la chiesa "ufficiale" dell'epoca, ovvero quella di Gerusalemme, gestita dagli apostoli, che al contrario di Paolo ritenevano il "cristianesimo" (anche se non si chiamava ancora così) nient'altro che un modo nuovo di intendere la religione ebraica. Infatti, per molti anni, nella primitiva chiesa cristiana l'ala cosiddetta "giudaizzante" riteneva che se un pagano voleva seguire l'insegnamento di Cristo, doveva farsi circoncidere e diventare ebreo d'adozione. Paolo vedeva in questa regola un grosso limite all'espansione delle "sue" chiese, ovvero quelle che si trovavano in area greca, e del suo ruolo piuttosto ambizioso di "apostolo delle genti" e addirittura si ribellò fermamente a Pietro, da lui chiamato "ipocrita" perchè si faceva influenzare da coloro che chiamava con disprezzo "quelli della circoncisione" (l'episodio è descritto nella epistola di Paolo ai Galati, cap. 2).”

Secondo l’autore anonimo dell’articolo la predicazione degli Apostoli “non produsse alcun risultato fuori dal ristretto ambiente palestinese”. Bisogna considerare però che Paolo di Tarso non viaggiò in Egitto, ne a Bisanzio (Costantinopoli), ne in Armenia, ne in Etiopia, ne in Persia e tantomeno in India. Per in quei posti si diffuse il kerygma fin dal I secolo, ossia il messaggio centrale del Cristianesimo basato sul pentimento dei propri peccati, sull’espiazione dei peccati da parte di Gesù Cristo sulla croce e sulla sua Risurrezione nella carne. Chi diffuse il kerygma in quei territori dove Paolo di Tarso non viaggiò? Gli Apostoli, naturalmente.
Se Paolo di Tarso avesse inventato qualcosa, e se il suo predicare non fosse stato perfettamente coincidente con l’insegnamento di Gesù Cristo, ne sarebbe risultato che nei luoghi che ho citato si sarebbe diffuso un qualcosa di diverso, mentre solo nelle aree visitate da Paolo si sarebbe diffuso il kerygma, ma come sappiamo non fu così, per esempio in Egitto si diffuse il kerygma e il Cristianesimo apostolico, esattamente uguale al Cristianesimo diffuso da Paolo, e il primo che lo diffuse fu l’Evangelista Marco. E via di seguito per gli altri luoghi da me citati: Andrea per Bisanzio, Giuda Taddeo e Bartolomeo per l’Armenia, Tommaso per l’India ecc.
Secondo l’autore anonimo dell’articolo Paolo di Tarso avrebbe reinterpretato la morte di Gesù come “morte espiatoria”. La morte espiatoria del Messia è però un concetto giudaico e ciò si può facilmente evincere dalla lettura delle profezie in particolare Isaia (cap. 53). Quindi nessuna invenzione, ma completamento delle Scritture. 
Analizziamo la tesi dei dissensi che avvennero tra Paolo di Tarso e l’ala più giudaizzante della Chiesa Cristiana.
Questi dissensi non si riferirono mai alla cristologia, ossia al valore salvifico della morte espiatoria di Gesù Cristo.  La discussione verteva su alcuni precetti (come la circoncisione) che alcuni cristiani giudaizzanti volevano imporre ai credenti non ebrei. Paolo aveva però intuito che la profezia di Geremia (31, 31-33), sul Nuovo Patto era basato sulla Grazia e non sulla Legge. 
Comunque alla fine Paolo e i cristiani giudaizzanti giunsero ad un accordo, il seguente: Atti degli Apostoli (15, 29): 

astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

In pratica anche i cristiani giudaizzanti riconobbero che ci si salva per Grazia e fede e non per le opere della Legge. Accordarono però, insieme a Paolo, la proibizione di questi quattro peccati: mangiare carni offerte agli idoli, ingerire sangue, mangiare animali soffocati e unirsi in modo illeggittimo con una persona.

Continuiamo con l’analisi dell’articolo dell’anonimo scrittore: 

“Perchè proprio il "sacrificio" di Gesù doveva avere un così grande valore? Perchè Gesù non era un uomo "normale", secondo la nascente apologia cristiana, ma un semidio, figlio del Dio degli ebrei e di una terrestre, ovviamente vergine, come tutte le madri di tutti gli esseri semidivini mediterranei, a partire dalla popolarissima Iside che già veniva raffigurata con il bambino in braccio (hero). 
La figura mitologica di Iside (e molte altre divinità femminili) sarà poi letteralmente trasferita su Maria, la madre di Gesù. A distanza di 2000 anni, Maria è ancora rappresentata con le caratteristiche fisiche dell'egiziana Iside, e non con quello che doveva essere l'aspetto di una ragazza palestinese. 
Appartengono al culto di Iside anche le consacrazioni delle "grotte", in quanto divinità legata alla Terra. Certo i devoti che si recano a Lourdes o altri luoghi "mariani" non immaginano che la Grande Madre la cui statua è posta nelle grotte è Iside, e non Maria. NOTA - I pagani non potevano accettare il culto di un uomo che non avesse una origine "divina", per quanto eroico e meritevole. Un uomo-dio che venisse "sacrificato" come "vittima espiatoria" era invece la soluzione perfetta, perchè riassumeva tutti i miti religiosi mediterranei. Gesù non era "solo" Ercole (Eracle), ma Mitra, Apollo, Mercurio, ecc. Un simile "Cristianesimo" era lo esperanto delle Religioni.”

Nella profezia di Isaia (cap. 53), si specifica che il Messia avrebbe dovuto caricare su di se tutti i peccati dell’umanità. Ma il Messia è Dio (Isaia 9, 6-7). Nel concetto biblico il peccato richiede la morte come espiazione e riscatto. Ma Dio non muore, quindi il Messia deve essere anche umano per poter morire. Ma la morte di un uomo comune non potrebbe espiare il peccato eternamente. Quindi il Salvatore deve essere vero Dio e vero uomo per poter espiare il peccato. E questo Salvatore è Gesù Cristo. 
Nella seconda parte del paragrafo, l’autore anonimo dell’articolo descrive la figura mitologica di Iside trasferita su Maria. Concordo in parte su questo punto, ma si deve specificare che il culto a Maria è iniziato in epoca post-costantiniana (nel 430 d.C. con il concilio di Efeso), quindi non ha nulla a che fare con il Cristianesimo antico. Il culto a Maria è tipicamente cattolico, ma non si trova nel Cristianesimo antico e neppure nel culto cristiano evangelico. 

Continuiamo nell’analisi dell’articolo: 

“Era impensabile una diffusione in area ellenica del Culto di un uomo per di più un semplice "figlio di un falegname". Era anche improbabile che i Greci e i Romani si convertissero al monoteismo di Jahweh, il Dio di Israele. Perciò la Chiesa del primo secolo ha dovuto "provvedere" aggiungendo al Vangelo di Matteo e di Luca (ancora erano delle semplici tradizioni orali) il racconto leggendario della nascita da una Vergine, come la cultura dominante esigeva. Di tale racconto non c'è traccia nei Vangeli di Giovanni e di Marco, nonchè in alcuna altra parte del Nuovo Testamento. Nei vangeli di Matteo e Luca il racconto della nascita miracolosa è aggiunto posteriormente, con un diverso stile letterario. Chiunque può infatti constatare, anche da una semplice lettura, che il vero inizio del Vangelo di Matteo corrisponde al secondo capitolo.”

In questo paragrafo l’autore presupone che nei Vangeli si sia “inventata” la nascita miracolosa di Gesù. Anteriormente aveva sostenuto che anche la Risurrezione sarebbe stata un “invenzione”. 
Sappiamo che gli autori del Nuovo Testamento furono otto e di questi otto almeno sette erano ebrei (vi sono comunque teorie che anche Luca fosse ebreo, ma comunque è maggioritariamente accettato che Luca fosse un ellenico giudaizzato). Per quale motivo otto ebrei, fedeli quindi alla Legge mosaica, avrebbero dovuto inventare qualcosa di falso, dichiarando il falso e improntando tutta la loro vita con lo scopo di sostenere il falso?
In quel tempo andare in giro a dire che Gesù Cristo era il Figlio di Dio ed era risorto dalla morte era molto pericoloso. Non solo era considerato blasfemia dagli ebrei (che infatti lapidarono molti cristiani, a cominciare da Stefano), ma era pericoloso anche sostenerlo davanti ai romani, per i quali l’imperatore era considerato dio. Quindi, il supposto gruppo di falsari dei Vangeli e degli altri libri del Nuovo Testamento cosa ci guadagnava? Di solito si trama un complotto, e si diffondono idee false per poter lucrarci sopra, o per acquisire alcun potere, ma i primi cristiani non ambivano a nessun potere terreno, anzi, rifuggevano il potere, che consideravano uguale alle tenebre, e cercavano la Verità, che consideravano essere esattamente una persona: Gesù Cristo. 
Inoltre c’è un altro punto, ancora più importante del primo, che smonta la tesi dell’invenzione a tavolino dei Vangeli: anche ammesso che un limitato gruppo di persone si fosse unito e abbia scritto i Vangeli a tavolino, come sarebbe stato possibile divulgare la nuova credenza, basata su eventi soprannaturali, alle masse? 
Con un semplice libro non si può convincere qualcuno della Divinità di Cristo e della sua Risurrezione dai morti. Per convincere un non credente a credere, bisognava predicare nelle strade, e bisognava predicare con le lacrime agli occhi, ossia credendoci veramente. Infatti il Cristianesimo non è una credenza in un dio impersonale come per esempio le religioni misteriche, dove si descriveva un’anima universale lontana e fredda. Il Cristianesimo è basato su fatti realmente accaduti e se il predicatore non crede veramente in quello che sta predicando, nessuno gli crederebbe. Ve lo immaginate il gruppo di complottisti falsari, andare a predicare in qualcosa che non credevano loro stessi per primi? E in piu andare a predicare sapendo di poter essere uccisi? La logica stessa sconfessa le tesi del complotto. 
Nell’ultima parte del paragrafo l’autore anonimo sostiene che la morte espiatoria di Gesù sarebbe un riassunto di tutti i miti religiosi mediterranei e cita Mitra, Apollo, Mercurio. 
Bisogna specificare innanzitutto che ne Mitra, ne Apollo, ne Mercurio, furono personaggi storici reali. Inoltre nessuno di questi personaggi (ne mitologicamente, nè realmente), morì per espiare i peccati dell’umanità.

Proseguiamo con l’analisi dell’articolo. 

“Peraltro anche in seguito il Cristianesimo (nella sua forma cattolica) manterrà questa caratteristica, ovvero di poter fagocitare e di appropriarsi di qualsiasi tipo di culto, tradizione, devozione, adattandola ed eventualmente adattandosi. L'esempio più lampante potrebbe essere il natale del sole (praticamente la festa del solstizio d'Inverno, il "Dies Natalis Solis Invicti") che diventa gradualmente, almeno vari secoli dopo Cristo, il Natale di Gesù. Il pagano dio protettore (dei fornai, dei macellai, dell'amore, delle messi, ecc.) è diventato il santo patrono dei fornai, dell'amore, ecc. mantenendo lo stesso giorno commemorativo. Ma esistono anche esempi recenti: la festa laica del 1 Maggio è recentemente diventata la festa di San Giuseppe lavoratore. Un vero e proprio furto di date, finalizzato a compiacere ed attrarre l'attenzione della gente da parte di una Religione mai sazia di popolarità, di consensi esteriori, di dominio sulla credulità popolare.”

Qui l’autore anonimo sta attuando delle critiche al Cattolicesimo, e non al Cristianesimo antico. E’ risaputo che a partire da Costantino sono stati attuati dei sincretismi tra culti pre-esistenti e il Cristianesimo. Ma ciò non ha nulla a che vedere con il titolo dell’articolo ossia “Chi era Gesù?”.

Andiamo avanti nell’analisi dell’articolo. 

“Gesù non si occupava di religioni, ma dell'uomo. Gesù non ha mai presentato una visione della sfera spirituale di tipo mercanteggiante, ovvero finalizzata a presunti benefici da realizzarsi nell'aldilà. Gesù è sempre concentrato sull'interiorità dell'uomo, sul suo essere qui ed ora, sulla mente. A coloro che venivano guariti da malattie autosuggestive (come la paralisi isterica), Gesù diceva: "la tua fede ti ha salvato." Dunque: "la tua mente." Nessun intervento magico o miracolistico; Gesù riteneva che la mente potesse 'spostare le montagne.' Non la religione, non i riti nè i sacrifici, e nemmeno Dio, ma la nostra fede, ovvero la profonda intenzione della nostra mente. Basti pensare a celebri detti di Gesù come "chi vuole salvare la sua vita la perderà" oppure "non siate ansiosi per il futuro." Secondo Gesù, la condizione umana richiede di essere riscattata, "salvata", dal suo stato di sofferenza attraverso un cammino di illuminata comprensione e consapevolezza, basata non sulle cose esteriori (come appunto cerimonie religiose, ecc.) ma sulla interiorità ("Il Regno di Dio è dentro di voi") che non ha bisogno di riverenti obbedienze ad autorità religiose ("Non chiamate nessuno sulla terra vostro Padre, perchè uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli") ma di ritrovare sè stessi nella meditazione ("Quando preghi, chiuditi a chiave nella tua cameretta").”

Non è vero che “Gesù non abbia parlato dei benefici da realizzarsi nell’aldilà”, infatti Gesù disse: Vangelo di Marco (8, 36):

Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? 

E disse: 
Vangelo di Giovanni (3, 14-16): 

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinchè  chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Poichè  Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinchè  chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Poi l’autore dell’articolo sostiene che i miracoli di Gesù non erano altro che fenomeni di autosuggestione ossia che la “mente” delle persone malate abbia favorito la loro guarigione. Se così fosse si sarebbero guariti da soli, e non avrebbero avuto bisogno dell’intervento di Gesù.  Come spiega l’autore anonimo dell’articolo, il miracolo quando Gesù ha sanato il servo del centurione, senza neppure avvicinarvisi?
Gesù ha dimostrato, durante la sua missione terrena, di avere potere assoluto sulle infermità, sui demoni, sulle forze della natura e sulla morte. Vediamo solo alcuni dei 36 miracoli che vengono descritti nei quattro Vangeli. 
Il potere sulle infermità. 
In alcuni di questi miracoli, Gesù non era vicino alla persona guarita (per esempio la guarigione del servo del centurione, nel Vangelo di Matteo 8, 5-13; la guarigione del figlio di un ufficiale del re, nel Vangelo di Giovanni 4, 46-54). Ciò significa che non vi può essere stata una qualche forma di suggestione, ma il potere di Gesù era assoluto. Anche la guarigione dei ciechi (come nel Vangelo di Marco 10, 46-52), dimostra un potere eccezionale sulle malattie o infermità, ma il suo apice vi è con la guarigione del nato cieco (Vangelo di Giovanni 9, 1-7), con la quale ha dimostrato potere di far funzionare un organo che non ha mai funzionato. 
Il potere sui demoni. 
Nei Vangeli sono descritti sette miracoli nei quali Gesù ha liberato persone da demoni (incluso il miracolo nel quale ha liberato Maria Maddalena da sette demoni, Vangelo di Marco 16, 9). Ciò dimostra che Gesù aveva un potere assoluto sui demoni, quindi su creature di Satana. 
Il potere sulle forze della natura. 
Quando Gesù ha calmato una tempesta (Vangelo di Matteo 8, 23-27), ha dimostrato che la natura è sottoposta alla sua volontà. Anche YHWH aveva placato una tempesta (Salmo 107, 29-30), e in questo senso Gesù dimostra di avere lo stesso potere di YHWH. 
Anche la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Vangelo di Matteo 14, 14-21, riportata anche negli altri Vangeli), dimostra il potere sulla natura, ossia il potere di moltiplicare i suoi elementi. Nella trasformazione dell’acqua in vino ( Vangelo di Giovanni 2, 1-11), Gesù dimostra di avere il potere di trasformare gli elementi. 
Nella pesca miracolosa (Vangelo di Luca 5, 1-11; Vangelo di Giovanni 21, 1-11), Gesù dimostra di avere potere sugli animali. 
Gesù ha quindi un potere assoluto sulla materia, sugli animali e sui fenomeni atmosferici. 
Il potere sulla morte. 
Nei Vangeli sono descritte tre risurrezioni di persone già morte: il figlio di una vedova (Vangelo di Luca 7, 11-15), la figlia di Giairo (Vangelo di Matteo cap. 9; Vangelo di Marco cap. 5; Vangelo di Luca cap. 8), e Lazzaro (Vangelo di Giovanni 11, 17-44). In questi miracoli Gesù ha dimostrato di avere un potere assoluto sulla morte. Bisogna ricordare però che queste persone che furono risuscitate, tornarono a vivere con un corpo normale e quindi in seguito invecchiarono e morirono. Queste risurrezioni pertanto si differenziano dalla Risurrezione di Gesù, in quanto Egli, una volta risorto, è rimasto e rimarrà in vita per sempre, con un corpo glorificato. E questa è la terza tesi che può aiutare gli scettici ad avvicinarsi alla fede.
Analizziamo ora l’ultimo paragrafo dell’articolo in questione: 

“Gesù, il Monoteismo e la "fede non religiosa. Si potrebbe certamente osservare che Gesù, da bravo ebreo, fa costantemente riferimento al concetto di Dio. Tuttavia possiamo osservare alcuni elementi interessanti: innanzitutto, Gesù non teorizza un "intervento" divino nella sfera umana, e non c'è una comoda "protezione divina" ma l'uomo deve assumersi le sue responsabilità, valutare le sue possibilità e soprattutto gli effetti del suo agire. Infatti, quando Gesù prese posizione su una catastrofe che accadde in quel periodo (chissà perchè ma questo è uno degli episodi dei vangeli meno conosciuti) ovvero il crollo della torre di Siloe, che uccise 18 persone, non disse che si trattava di una "punizione divina", nè che Dio doveva occuparsi di proteggere le persone dalle catastrofi. Si trattava di un accadimento "casuale" che non doveva essere strumentalizzato per ricavarne alcun principio (Vangelo di Luca, cap. 13). Egli affermò tuttavia che sia chi muore in simili incidenti sia chi sopravvive, si trovano esattamente nella stessa condizione, perchè il vero bene per dell'uomo non è "sopravvivere alla morte" ma "convertirsi", ovvero ricercare quella trasformazione interiore senza la quale non c'è molta differenza qualitativa tra vivere, sopravvivere o morire. Quindi Gesù è senz'altro concentrato non su un mero attaccamento alla vita fisica, ma su una dignità umana qualitativa. In pratica, sebbene Gesù si trovi in un contesto ebraico abituato a schemi profondamente monoteisti, si può osservare che nel suo insegnamento il concetto di Dio è più "teologico" che metafisico. Una metafora che aiuta a capire, non una dottrina da credere o imparare.”

In questo ultimo paràgrafo l’autore anonimo dell’articolo si dimentica di specificare che Gesù esortava i suoi seguaci e le altre persone alle quali era diretto il suo messaggio a convertirsi a Lui. Gesù non esortava la gente a una “conversione generica”. Gesù disse, Vangelo di Giovanni (14, 6): 

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Yuri Leveratto

Note: 
1- http://yurileveratto2.blogspot.com/2016/03/mauro-biglino-sostiene-che-paolo-di.html