domenica 2 luglio 2017

Critica al liberalismo in riferimento alla fede cristiana

Alla base del liberalismo vi è il raciozinio umano e la scienza. Per i liberalisti Gesù è stato un grande maestro ed è un esempio di vita, ma non è il Figlio di Dio e tantomeno l’Incarnazione di Dio. Di solito i liberalisti sostengono l’importanza del Vangelo sociale, quindi delle opere buone, per condurre un’esistenza corretta e per potersi “salvare”. Il liberalismo si caratterizza pertanto non per quello in cui si crede, ma per quello nel quale non si crede. Infatti si ripudia tutto ciò  che è spirituale e miracoloso. 
Da un punto di vista storico si può  dire che già i Sadducei erano i liberalisti dell’epoca di Cristo. Essi non credevano nell’anima e neppure nella Risurrezione dei corpi, quindi negavano la Bibbia, per esempio passaggi come questo: 

Daniele (12, 2):

Molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, alcuni per vita eterna, altri per vergogna e infamia eterna.

Il liberalismo moderno o modernismo sorse tra il 1350 d.C. e il 1650 d.C. nel periodo del Rinascimento. Vi furono tre grandi correnti di pensiero: la libertà di pensiero, lo sviluppo scientifico e la lotta per le riforme sociali. 
La spinta verso la libertà di pensiero era in opposizione alla Chiesa Cattolica Romana che aveva di fatto esercitato il monopolio sulla vita intellettuale e religiosa in Europa. 
I riformatori protestanti dichiararono che l’autorità veniva dalla Bibbia e non dalla Chiesa Cattolica. Difendevano il diritto a leggerla e interpretarla. 
I liberi pensatori ripudiavano sia la Bibbia che la Chiesa Cattolica e si basavano solo sulla propria ragione. 
A metà tra questi due gruppi vi erano i cosidetti “cristiani liberali”, i quali accettavano la Bibbia come un libro che ispirava l’uomo ad alti valori di moralità, ma ripudiavano il messaggio salvifico in essa contenuto. 
Lo sviluppo scientifico portò  a tre correnti di pensiero rispetto alla Bibbia. 
Vi fu un primo gruppo che sosteneva l’autorità assoluta della Bibbia. Essi sostenevano che se vi fosse stato un conflitto tra la Bibbia e la scienza, la spiegazone fosse che in realtà la scienza non aveva ancora trovato la verità ultima. 
Un secondo gruppo sosteneva la autorità totale della scienza. Secondo queste persone la Bibbia non sarebbe stata la verità ultima, ma solo un insieme di miti e leggende. 
Un terzo gruppo, formato dai liberalisti tentava di conciliare la scienza con la Bibbia. Essi tendevano a considerare la Bibbia in senso allegorico. 
Anche in riferimento alla lotta per le riforme sociali si formarono tre gruppi di persone. 
I protestanti auspicavano una rinascita in Cristo per poter influire positivamente sulla società. 
Altri posero l’uomo al centro dell’universo. Questi erano gli umanisti. Affermavano che l’uomo non ha bisogno di Dio, in quanto Dio non esiste e asserivano che l’uomo può  risolvere tutti i problemi dell’umanità. 
Il terzo gruppo di persone, ossia i liberalisti, affermavano che l’uomo doveva essere al centro della loro religione e non Cristo. Cristo doveva essere preso come esempio e guida, ma non come il Figlio di Dio e quindi il Salvatore dell’uomo dal peccato. 
Per riassumere questa prima parte dell’articolo, i liberalisti sostenevano che la ragione e la scienza sono l’arbitro supremo tra la verità e l’errore; la Bibbia è subordinata alla ragione; la riforma sociale è il cammino per risolvere i problema del mondo. 
I liberalisti nel loro ripudiare la Bibbia come verità ultima, annullarono anche il concetto di peccato e con esso il concetto di giustizia divina. Dio pertanto avrebbe salvato tutti, indipendentemente dalla fede o la non fede delle persone nel Figlio di Dio, il Messia, Gesù Cristo. 
Il pensiero liberale quindi iniziò  a ripudiare tutto ciò  che non era dimostrabile scientificamente: i miracoli, e nella fattispecie i miracoli di Gesù, la sua Incarnazione e la sua nascita verginale. 
Per loro Cristo era il miglior maestro mai esistito, una luce nell’oscurità, ma Egli era “divino” come esattamente tutti gli uomini possono diventare “divini”. Negavano ovviamente anche lo Spirito Santo considerandolo come un’influenza divina, ma non una Persona. Qundi negavano la Trinità.
I liberalisti di oggi, anche se si definiscono “cristiani”, non credono nella nascita verginale di Gesù Cristo, e che quindi Egli sia il Figlio di Dio, non credono nell’opera salvifica di Gesù Cristo e non credono che egli sia realmente resuscitato nella carne, vincendo così la morte. Di solito dicono di credere nel messaggio di amore di Gesù, ma ripudiano il suo messaggio di salvezza. 
Credono però  che Gesù sia stato un gradissimo saggio, un esempio che tutti dobbiamo seguire per poter evolvere verso stadi superiori di coscienza. Sostenendo questo i liberalisti odierni dimostrano di credere solo alle parti del Vangelo che descrivono il messaggio di amore di Gesù, ma ripudiano le altre parti del Vangelo che descrivono il messaggio salvifico di Gesù Cristo. Negano specificatamente le parti dove si descrive il peccato, e negano il sacrificio di Gesù per espiarlo. 
Storicamente però  gli Apostoli e gli Evangelisti hanno divulgato non solo il messaggio di amore di Gesù, ma anche e soprattutto il suo messaggio salvifico, ossia il potere di perdonare i nostri peccati e dare la vita eterna. Questo è il Vangelo che storicamente gli Apostoli, gli Evangelisti e i primi cristiani hanno predicato. Infatti essi hanno predicato la piena Divinità di Gesù Cristo, che, in quanto Dio, può  conoscere il cuore dell’uomo e può  sapere se una persona si è realmente pentita dei suoi peccati e quindi, perdonarli. 
Se Gesù Cristo fosse stato “solo” un “grande saggio”, non sarebbe risorto dai morti il terzo giorno. A questo punto nessuno dei suoi seguaci avrebbe divulgato la sua Risurrezione, peraltro rischiando la vita sia nei confronti del potere sacerdotale giudaico, sia nei confronti del potere romano. Che cosa ci avrebbero guadagnato i seguaci di Gesù a divulgare una menzogna sapendo di divulgare una menzogna? Nulla. 
Inoltre, come già sottolineato il messaggio centrale del Vangelo non è solo amore, ma è salvezza. Dalle fonti bibliche e storiche in nostro possesso si evince che fin dai primissimi anni dopo la vita terrena di Gesù, gli Apostoli e gli altri seguaci di Cristo hanno predicato che solo attraverso il pentimento dei propri peccati e la fede che Gesù sia morto in croce per perdonare tutti i peccati, si può accedere al Padre. In pratica essi hanno predicato che solo attraverso Gesù si può ottenere la vita eterna (Vangelo di Giovanni 14, 6). Inoltre i primi cristiani battezzavano nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, (Vangelo di Matteo 28, 19), dimostrando di credere nella Trinità e pertanto di considerare che Gesù Cristo, è vero Dio e vero uomo. La maggioranza dei primi cristiani sono andati al martirio pur di non negare la Risurrezione di Gesù nella carne e la sua piena Divinità. Tutti gli Apostoli eccetto Giovanni sono morti martiri. Ed inoltre Stefano, Paolo di Tarso, Barnaba, Giacomo il Giusto, Clemente di Roma, Ignazio di Antiochia, Giustino martire ed altri sono anch’essi morti sul patibolo, colpevoli di non aver rinnegato la Divinità di Gesù Cristo. 
La nascita verginale di Gesù Cristo è la base dell’Incarnazione. E a sua volta l’Incarnazione è la base dell’espiazione dei peccati. Se Cristo fosse stato solo “un uomo” la sua morte non avrebbe avuto nessun valore salvifico. E se Lui non fosse resuscitato dai morti, nemmeno per noi ci sarebbe speranza di Risurrezione (Prima Lettera ai Corinzi 15, 13; 22, 3-8). 
I liberalisti di solito accettano in parte il messaggio di amore del Vangelo (anche se negano il messaggio di salvezza), ma ripudiano completamente l’Antico Testamento e non credono che la Bibbia sia ispirata da Dio.
Gesù Cristo ha invece confermato in decine e decine di frasi le parole del Tanakh, ossia l’Antico Testamento. Ecco alcuni esempi: “la Scrittura non può essere annullata” (Giovanni 10, 35); Gesu’ si riferisce alle Sacre Scritture come “il comandamento di Dio” (Matteo 15, 3), e come “la Parola di Dio” (Matteo 15, 6). Gesu’ dice: “Poichè in verità vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Matteo 5, 18). Quando si rapporta con la gente del Suo tempo, siano essi i suoi discepoli, oppure sacerdoti, Gesù fa costantemente riferimento all’Antico Testamento: “…e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode”?»” (Matteo 21, 16, citando il Salmo 8, 2); e “Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando ebbe fame, egli insieme a coloro che erano con lui?” (Matteo 12, 3). Gesù conferma anche l’attendibilità dei racconti dell’Antico Testamento, come la distruzione di Sodoma e la morte della moglie di Lot (Luca 17, 29,32); l’omicidio di Abele da parte di suo fratello Caino (Luca 11, 51), la vocazione di Mosè (Marco 12, 26), la manna data da Dio nel deserto (Giovanni 6, 31-51), il giudizio su Tiro e Sidone (Matteo 1, 1-21), ecc. Gesù non solo conferma la storicità di questi racconti, ma anche autentica alcuni dei testi che oggi sono contestati. Molti studiosi moderni sembrano non credere che sia stato Mosè a scrivere i primi cinque libri dell’Antico Testamento, ma Gesù lo afferma. “Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così” (Matteo 19, 8); “Mosè non vi ha forse dato la legge? Eppure nessuno di voi mette in pratica la legge! Perchè cercate d’uccidermi?»” (Giovanni 7, 19). Persino il racconto su Noè e sul diluvio universale, è autenticato da Gesù (Matteo 24, 37).
Ancora una volta quindi i liberalisti pur ammettendo che Gesù era un “grande maestro” ripudiano alcune frasi da lui dette sul Tanakh. Come avrebbe potuto quindi un grande maestro dire il falso?
Anche sul concetto di Dio i liberalisti si trovano in contrasto con la fede cristiana. Alcuni di loro credono in un Dio impersonale, inconoscibile, che non si occupa della sua creazione. Per loro è comunque un Dio di amore, che perdonerà tutti, indipendentemente dalla loro fede o dalle loro opere. Ma anche qui stanno negando le parole di Gesù, che ha parlato certamente di un Dio di amore, ma anche di un Dio di giustizia. Ancora una volta i liberalisti scelgono frasi del Vangelo che più gli piacciono e scartano le altre che non gradiscono perchè implicherebbero un cambio di vita, una presa di coscienza. 
Per quanto riguarda la salvezza molti liberalisti credono che l’uomo si salva da solo in seguito al suo progresso morale e spirituale. Altri credono che il “Dio di amore” salverà tutti indistintamente. Altri ancora credono che Dio farà un bilancio delle opere buone e cattive commesse dall’uomo e se le opere buone prevarranno la persona si unirà con Dio, perchè in ognuno di noi c’è una “scintilla di divinità”. Per questi liberalisti Gesù Cristo è un esempio per sviluppare questa scintilla. 
Gesù Cristo invece parlò  in modo chiaro: per accedere al Regno di Dio l’uomo deve rinascere in acqua e Spirito. Vangelo di Giovanni (3, 5): 

Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 

Inoltre Gesù dice chiaramente che solo credendo in lui si può accedere al Padre, Vangelo di Giovanni (14, 6): 

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Yuri Leveratto

Bibliografia. Quale cammino? Luisa Jeter de Walker

martedì 6 giugno 2017

Le profezie di Isaia: la sofferenza e il trionfo del Servo


Isaia, (vissuto nell’ottavo secolo a.C.), è stato chiamato “il profeta evangelico” per le sue rivelazioni sull’opera di redenzione attuata dal Messia, Gesù. I passaggi più significativi che si riferiscono a Gesù Cristo sono quattro, analizziamoli.

Isaia 42, (1-7):

Ecco il mio servo che io sostengo, 
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà nè alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finchè non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Così dice il Signore Dio,
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perchè tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.

Come riportato nel Vangelo di Matteo (12, 18-20), il servo è Gesù Cristo che porterà a termine la sua missione e (nella sua seconda venuta), porterà la giustizia in tutto il mondo. La missione del servo sarà quella di compiere le promesse del Patto per il popolo di Israele e portare la luce a tutte le nazioni (42, 6).

Isaia (49, 1-9):

Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poichè ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perchè porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Così dice il Signore,
il redentore d’Israele, il suo Santo,
a colui che è disprezzato, rifiutato dalle nazioni,
schiavo dei potenti:
«I re vedranno e si alzeranno in piedi,
i prìncipi si prostreranno,
a causa del Signore che è fedele,
del Santo d’Israele che ti ha scelto».
Così dice il Signore:
«Al tempo della benevolenza ti ho risposto,
nel giorno della salvezza ti ho aiutato.
Ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo,
per far risorgere la terra,
per farti rioccupare l’eredità devastata,
per dire ai prigionieri: “Uscite”,
e a quelli che sono nelle tenebre: “Venite fuori”.
Essi pascoleranno lungo tutte le strade,
e su ogni altura troveranno pascoli.

Anche qui il servo è il Messia (41, 8 - 42, 1), chiamato Israele perchè solo in lui si compiono tutte le promesse di Dio. La sua missione è riportare Israele a Dio e portare la luce ai gentili (verso 6). Fu disprezzato nel suo primo avvento, sarà esaltato nella sua seconda venuta (verso 7).

Isaia (50, 4-11):

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perchè io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perchè io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Ecco, come una veste si logorano tutti,
la tignola li divora.
Chi tra voi teme il Signore,
ascolti la voce del suo servo!
Colui che cammina nelle tenebre,
senza avere luce,
confidi nel nome del Signore,
si affidi al suo Dio.
Ecco, voi tutti che accendete il fuoco,
che vi circondate di frecce incendiarie,
andate alle fiamme del vostro fuoco,
tra le frecce che avete acceso.
Dalla mia mano vi è giunto questo;
voi giacerete nel luogo dei dolori.

Contrariamente a Israele, il vero Servo è perfettamente obbediente, specialmente nella sofferenza che culminerà con la sua morte (verso 6). (Vangelo di Matteo 26, 67; 27, 28-31; 27, 39-44; Vangelo di Giovanni 19, 1-3)

Isaia (52, 13-15 - 53: 1-12):

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Quest’ultimo è il più importante dei quattro passaggi in questione. In esso si delinea la sofferenza e il successivo trionfo del Servo. Questi versi presentano il Servo che soffre in modo vicario (ossia: “al posto di”), per i peccati dell’uomo. Prima di Gesù Cristo gli ebrei sostenevano che Isaia si riferisse al Messia. Questa interpretazione fu abbandonata quando i primi cristiani, in maggioranza ebrei, hanno applicato questa profezia a Gesù di Nazareth. Più tardi, nel XII secolo, sorse l’idea che il passaggio si riferisse alla nazione di Israele, intrepretazione che da allora ha predominato nel giudaismo. Però  il servo si diferenzia dal popolo in Isaia (53, 8), ed è una vittima innocente, cosa che non potrebbe dirsi della nazione d’Israele (53, 9).

Questo importante passaggio veterotestamentario si suddivide in cinque sezioni di tre versi. Vediamoli nello specifico:

Isaia (52, 13-15):

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Qui Isaia fa notare la preminenza del Servo, che avrà successo, sarà onorato, ed esaltato. In seguito ai maltrattamenti subiti dai soldati di Pilato il volto del Messia era “sfigurato” (52, 14), in modo che a malapena poteva essere riconosciuto come umano. In seguito al suo sacrificio, molte nazioni si maraviglieranno di lui.

Isaia (53, 1-3)

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

La persona del Servo (il braccio del Signore, nella versione originale appare “il braccio di YHWH”), rappresenta il potere del Signore nei miracoli passati e futuri del Messia. Il Servo è cresciuto come un virgulto, o come una radice in terra arida. E’ un modo per indicare che il Servo è puro e ha la vita in se, ed è circondato dalla non vita, ossia dalla morte spirituale. Inoltre in questo passaggio si ribadisce che il Servo non attira i nostri sguardi, in pratica la sua apperenza fisica non sarà bella. Egli sarà disprezzato e sperimenterà i dolori, e gli uomini non riconosceranno il suo valore.

Isaia (53, 4-6):

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti

In questi passaggi viene descritta la passione del Servo. Si descrive che il Servo si è caricato delle nostre sofferenze e dei nostri dolori. In pratica viene descritta la morte vicaria del Servo per espiare le nostre colpe e le nostre iniquità. Inoltre qui viene ribadito che possiamo ottenere la salvezza in seguito al castigo che si è abbattuto su di lui. Nell’ultimo verso si ribadisce che il Signore fece ricadere su di lui tutta la nostra iniquità.

Isaia (53, 7-9):

Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.

In questi passaggi si mostra la passività del Servo, che non aprì la sua bocca, ma fu portato al mattatoio come l’agnello. L’ottavo verso può essere letto così: “Fu ucciso in seguito a ingiusta sentenza e con oppressione, e chi nel suo popolo si rese conto che fu ucciso per le colpe del mio popolo?” I soldati tentarono di seppellirlo con i malvagi, ma Egli ricevette una sepoltura onorevole, nella tomba di Giuseppe di Arimatea (vedi Vangelo di Matteo 27, 57-60).

Isaia (53, 10-12):

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Tutta la sua persona, era tesa all’espiazione dei peccati, per la sua discendenza, (decimo verso), ossia per i suoi figli (i figli di Dio, coloro i quali credono in Lui). Nei versi undicesimo e dodicesimo si ribadisce il concetto che il Servo, con la sua morte vicaria o espiatoria ha giustificato molti (i credenti in Lui) e si è addossato le loro iniquità. Quindi sarà innalzato e trionferà, ricevendo in premio la fede di moltitudini.

Yuri Leveratto

Citazioni bibliche: Sacra Bibbia CEI.

Bibliografia: commenti del teologo Charles Ryrie alla Sacra Bibbia (versione Reina Valera in lingua spagnola).

domenica 4 giugno 2017

Il pensiero di Origene: i tre modi d’interpretare la Bibbia e gli archetipi di Cristo


Fino al 202 d.C. la scuola catechetica di Alessandria d’Egitto, detta Didaskaleion, fu diretta da Clemente alessandrino. In seguito alle persecuzioni dei cristiani ordinate da Settimio Severo, Clemente fu costretto a lasciare la città e la direzione della scuola passò ad Origene Adamanzio (Alessandria, 185 d.C. – Tiro, 254 d.C.), uno dei principali filosofi del Cristianesimo antico. 
Origene si distinse per aver scritto importanti commenti alla Bibbia, per esempio il Commento alla Genesi, ai Salmi e al Vangelo di Giovanni. 
A partire dal 231 d.C. Origene visse a Cesarea, in Israele. Nell’ultima parte della sua vita si dedicò a scrivere il “Contro Celso”, opera di confutazione a idee anticristiane. 
Per quanto riguarda l’interpretazione della Bibbia, Origene distingue inizialmente tra due metodi: il letterale e il simbolico-allegorico. 
Secondo l’interpretazione letterale, il testo biblico deve essere interpretato esattamente secondo quanto vi è scritto. 
Secondo l’interpretazione simbolico-allegorica il testo biblico comunica un significato spirituale, più profondo e occulto, che va oltre la lettera, ma è intimamente legato ad essa. 
Per Origene molti passaggi biblici possono essere interpretati sia letteralmente che allegoricamente. Altri passaggi invece possono essere interpretati solo letteralmente o simbolicamente. 
Per esempio, per Origene alcuni passaggi della Genesi vanno interpretati allegoricamente, mentre i versi biblici riferiti alla predicazione di Gesù Cristo, alla sua morte e alla sua Risurrezione, vanno interpretati letteralmente. 
Origene introduce anche un terzo metodo d’interpretazione della Bibbia, detto tipologico, figurale o archetipico. 
Secondo questo metodo nell’Antico Testamento ci sono eventi e personaggi che sono archetipi di Cristo, e sono quindi comprensibili completamente solo alla luce del Nuovo Testamento.
Vi sono vari esempi di archetipi di Cristo nell’Antico Testamento. 
Il primo è l’albero della vita. Esso viene descritto nella Genesi (2, 9): 

Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.

Dopo la disubbidienza di Adamo, che ha provocato la caduta dell’uomo, e la sua morte spirituale (e in seguito fisica), il Signore dice: 

Genesi (3, 22):
Poi il Signore Dio disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!».

Ciò è stato detto per evitare che Adamo ed Eva ottenessero l’immortalità e perpetuassero così il peccato indefinitamente. Essi sono stati quindi allontanati dall’Eden e dall’albero della vita. Questi passaggi della Genesi assumono un significato nuovo se sono letti ed interpretati alla luce del Nel Nuovo Testamento. Per esempio nel Vangelo di Giovanni si legge, (1, 4):

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;

Vediamo pertanto che Gesù Cristo è la vita. Con questo passaggio l’evangelista Giovanni ci vuole indicare che la vita che era insita nel Verbo non era come la vita che abbiamo noi esseri umani. Per noi c’è stato un tempo (prima della nascita) nel quale non avevamo vita, mentre lui era la vita, da sempre. 

Vediamo ora un passaggio dell’Apocalisse dove si descrive l’albero della vita come archetipo di Cristo, (2, 7): 

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”.

Anche Melchisedek, il re di Salem, è un archetipo di Cristo quando consegna pane e vino ad Abramo. Vediamo il verso corrispondente in Genesi (14, 18): 

Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo.

Altri archetipi di Cristo nell’Antico Testamento sono i sacrifici di agnelli e altri animali. Dio aveva ordinato di sacrificare animali perfetti, senza macchia. La persona che offriva il sacrificio s’identificava con l’animale e doveva ucciderlo. Gli ebrei credevano che questo rito provvedesse il perdono dei peccati da parte di Dio.
Il sacrificio animale serviva pertanto come “punizione” nei confronti di un peccatore, infatti si uccideva un agnello del suo gregge. Gli si toglieva un animale, prezioso in tempi di carestia, ed inoltre il peccatore, vedendo che l’animale innocente moriva, sentiva pena per quell’essere vivente che moriva a causa del suo peccato.
Naturalmente tutto questo presagiva il sacrificio finale e perfetto di Gesù Cristo sulla croce, che è l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo (Vangelo di Giovanni, 1, 29).

Anche Mosè è un archetipo di Cristo, in quanto come il Salvatore, fu profeta. Vediamo a tale proposito questa citazione bíblica:

Deuteronomio (18, 15):
Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. 

Due altri personaggi biblici che possono essere visti come archetipi di Cristo sono Elia ed Eliseo quando risuscitano due rispettivi bambini. Vediamo i due passaggi corrispondenti, 

1 Re (17, 17-24):
In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. Allora lei disse a Elia: «Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?». Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo». Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive». La donna disse a Elia: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità».

2 Re (4, 29-37):
Eliseo disse a Giezi: «Cingi i tuoi fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo». La madre del ragazzo disse: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». Allora egli si alzò e la seguì. Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c’era stata voce nè reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: «Il ragazzo non si è svegliato». Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto. Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. Quindi salì e si coricò sul bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui, si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. Quindi desistette e si mise a camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi. Eliseo chiamò Giezi e gli disse: «Chiama questa Sunammita!». La chiamò e, quando lei gli giunse vicino, le disse: «Prendi tuo figlio!». Quella entrò, cadde ai piedi di lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì.

Le risurrezioni di questi bimbi da parte di Elia ed Eliseo sono archetipo delle tre resurrezioni di morti portate a termine dal Signore Gesú Cristo (la figlia di Giairo, il figlio della vedova a Naim, Lazzaro). 

Come abbiamo visto sono molteplici gli archetipi di Cristo nell’Antico Testamento e sono comprensibili completamente solo alla luce del Nuovo Testamento.

Yuri Leveratto

Immagine: Incontro tra Melchisedek e Abramo, dipinto dell'epoca medievale.

martedì 2 maggio 2017

La visione dispensazionalista e gli otto patti biblici


La Bibbia, considerata nella sua totalità, Antico e Nuovo Testamento, non è altro che la descrizione del progetto di Dio, iniziato con la creazione del mondo e dell’uomo. Dio ha amato l’uomo e per questo gli ha dato il libero arbitrio, la possibilità di fare delle scelte. L’uomo però, dopo essere stato tentato da Satana, ha voluto scegliere di scalzare Dio, anzi ha scelto di diventare egli stesso Dio. Per questo si descrive il “peccato originale” e la “caduta dell’uomo”. L’uomo ha scelto il peccato e la conseguenza del peccato è la morte. Lettera ai Romani (6, 23):

Perchè il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Malgrado ciò Dio non ha abbandonato l’uomo. Ha inviato i profeti che annunciavano la missione di suo Figlio sulla terra. Infine ha inviato il Figlio, che è venuto con lo scopo principale di “togliere il peccato del mondo”, (Vangelo di Giovanni 1, 29), e stabilire con il suo sangue, un nuovo patto, tra Dio e l’uomo, il Nuovo Testamento. 
Pertanto, se osserviamo la Bibbia da un punto di vista amplio, ci rendiamo conto che essa è fortemente incentrata su Gesù Cristo, che è il Verbo che si è fatto carne (Vangelo di Giovanni 1, 14).
Inoltre bisogna considerare il carattere progressivo della rivelazione e il suo compimento nel Nuovo Testamento, con la missione di Gesù Cristo sulla terra.
Secondo gli esegeti della Bibbia, Dio ha considerato le capacità di comprendere il suo messaggio delle persone e dei popoli. Se nell’Antico Testamento vi era una certa rivelazione, è perchè evidentemente quella persona o quel popolo non era ancora in grado di poter ricevere la rivelazione finale. Dio rivela il proprio messaggio ai popoli in relazione ai tempi, alle capacità, ai luoghi. Dio invia profeti, i quali risvegliano delle qualità, delle sensazioni, delle emozioni, e fanno crescere la fede in lui.
Durante il suo progetto, Dio ha sancito vari patti con gli esseri umani, e in differenti periodi di tempo ha messo alla prova l’ubbidienza dell’uomo rispetto ad alcune rivelazioni specifiche. Questi periodi di tempo sono chiamati “dispensazioni”. 
Secondo il dispensazionalismo vi sono due diversi popoli di Dio: Israele e la Chiesa. La salvezza si è sempre ottenuta mediante la fede (in Dio Padre nell’Antico Testamento; in Dio Figlio, nel Nuovo Testamento). Secondo il dispensazionalismo la Chiesa non ha sostituito Israele nel progetto di Dio, e le promesse fatte a Israele nell’Antico Testamento non sono state trasferite alla Chiesa. I teologi del dispensazionalismo credono che le promesse che Dio fece a Israele nell’Antico Testamento (riguardo alla terra, ai molti discendenti e alla benedizione) saranno adempiute durante il regno millenario di cui si parla in Apocalisse 20. 
I principali divulgatori della visione dispensazionalista sono stati i teologi Cyrus Scofield (1843-1921) e Charles Ryrie (1925-2016).

La prima dispensazione è detta “era dell’innocenza” o “edenica”. 

Adamo ed Eva sono creati nell’innocenza. Durante questa prima dispensazione Dio promette vita e abbondanza in seguito all’obbedienza, e morte spirituale in seguito alla disobbedienza, vediamo il passaggio corrispondente del patto edenico, in Genesi (2, 16-17):

Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perchè, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

Adamo ed Eva disubbidiscono a Dio e infrangono il patto edenico. Ciò provoca la caduta dell’uomo, e il patto adamico (Genesi 3, 14-19). Esso condiziona la vita dell’uomo peccatore sulla terra. 
La prima dispensazione termina con il giudizio di espulsione di Adamo ed Eva dal Giardino (Genesi 3, 22-24). Prima dell’espulsione l’uomo era in comunione con Dio nel Giardino; dopo l’espulsione l’uomo non è in comunione con Dio, ma è dominato dal peccato. Anche i figli di Adamo ed Eva e tutti i loro discendenti saranno dominati dal peccato in quanto sono al di fuori del Giardino, quindi al di fuori della comunione con Dio. 

La seconda dispensazione è detta “era della coscienza” o “antidiluviana”.

Durante questo periodo gli esseri umani hanno avuto la possibilità di prendere decisioni in base alla loro coscienza. Fallirono, in quanto invece di cercare Dio e il bene si rivolsero continuamente al male. 
Dio si rese conto che il cuore della maggioranza degli uomini era dominato dalla malvagità. Genesi (6, 5): 

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. 

Dio decise quindi di inviare il diluvio, ma decise di salvare Noè e la sua famiglia. La seconda dispensazione termina con il giudizio del diluvio. 

La terza dispensazione è detta “del governo umano” o “post-diluviana” e va da Noè ad Abramo. 

Durante questo periodo vi è il patto con Noè che si riferisce al governo umano (Genesi 9). Giacchè la coscienza non fu una guida adeguata per l’essere umano si decise che i governi dovessero amministrare la giustizia e la morale. 
Vediamo un passaggio del patto con Noè, Genesi (9, 8, 17): 

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, nè il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perchè sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne. L’arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra». Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».

Anche durante il periodo del governo umano gli uomini peccarono contro Dio perchè vollero sostituirsi a lui. Costruirono una torre la cui cima “tocchi il cielo”, (Genesi 11, 4). Ciò fu un peccato di saccenza contro Dio. Anche il periodo del governo umano aveva mostrato la sua debolezza e terminò nel giudizio della dispersione che si può leggere in Genesi (11, 5, 9): 

Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perchè non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perchè là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

La quarta dispensazione è detta “era della promessa” o “patriarcale” e va da da Abramo a Mosè. 

Dopo il fallimento dei governi umani per stabilire la giustizia e la morale, Dio ha scelto un uomo, Abramo, con il quale ha stipulato un patto. 
Innanzitutto facciamo una premessa. Perchè Dio scelse Abramo? Nella città dove Abramo viveva, Ur dei Caldei, la maggioranza delle persone credeva a culti idolatrici, all’animismo e al totemismo. La fede di Abramo era molto differente, infatti Abramo credeva in Dio Trascendente, il Creatore del mondo.
Vediamo i passaggi principali del Patto abramitico:

Genesi (12, 1-3):

Or l'Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». 

Genesi (13, 14-17):

E l'Eterno disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: «Alza ora i tuoi occhi e mira dal luogo dove sei a nord, a sud; a est e a ovest. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre. E renderò la tua discendenza come la polvere della terra; per cui, se qualcuno può contare la polvere della terra, si potrà contare anche la tua discendenza. Levati, percorri il paese in lungo e in largo, perchè io lo darò a te». 

Genesi (17, 2-8):

e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poichè io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni. Ti renderò grandemente fruttifero. Quindi ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. E stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in proprietà per sempre; e sarò il loro Dio».

Genesi (22, 18):

E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perchè tu hai ubbidito alla mia voce».

Analizziamo le promesse che Dio ha fatto ad Abramo. 
Il nome di Abramo sarà reso grande. 
Una grande nazione si originerà da lui. 
In lui saranno benedette tutte le famiglie della terra.
A lui personalmente e alla sua discendenza si darà in eredità la Palestina, per sempre.
La sua discendenza sarà numerosa come la polvere della terra.
Chiunque lo benedirà sarà benedetto e chiunque lo maledirà sarà maledetto. 
Lui sarà il padre di molte nazioni. 
Dei re procederanno da lui. 
Il patto sarà perpetuo, per sempre. 
La terra di Canaan sarà sua proprietà, per sempre.
Dio sarà il suo Dio e della sua discendenza. 
La sua discendenza possiederà la porta dei suoi nemici. 
Nella sua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra. 

Durante “l’era della promessa” i discendenti di Abraamo furono Isacco e Giacobbe (Israele). Quest’ultimo ebbe dodici figli che furono i capostipiti delle dodici tribu di Israele. Il comportamento dei discendenti di Abramo degenerò progressivamente. Anche se Abramo aveva mentito in relazione a Sarah, Isacco sembrava mentire più facilmente (Genesi 26, 7). Giacobbe (che significa “soppiantatore”) è stato un peccatore. Ha mentito e ingannato (Gen. 27, 6-29). Allo stesso modo, i suoi figli (con l’eccezione di Giuseppe) sono stati ancora più viziosi e malvagi. Tutto ciò ha causato che la quarta dispensazione terminasse con il giudizio della schiavitù in Egitto. 

Dopo il periodo della schiavitù in Egitto gli ebrei furono liberati da Mosè. 

La quinta dispensazione è detta “era della Legge” o “legale”. Essa va da Mosè alla crocifissione di Gesù Cristo. 

Durante questo periodo l’essere umano poteva avvicinarsi a Dio solo attraverso l’osservanza assoluta della Legge mosaica. Questa, siccome perfetta, era impossibile da compiere. In lei si rivelava il peccato e la maledizione dello stesso. 
Durante questa dispensazione vi sono vari patti stipulati tra Dio e il suo popolo. Innanzitutto il patto mosaico. La Legge data da Dio per mezzo di Mosè era divisa in tre parti: cerimoniale, giudiziale e morale. Una parte della Legge era rivolta solo a Israele, mentre un’altra parte si estendeva a tutte le persone. 
La legge cerimoniale si relazionava con il compimento di sacrifici e offerte. La legge cerimoniale era rivolta solo agli ebrei infatti in Esodo (34, 23-24), si impone che ogni persona che era sotto la legge cerimoniale doveva recarsi a Gerusalemmme tre volte all’anno. E’ evidente che si riferiva solo agli ebrei. Pertanto oggi, gli ebrei di religione giudaica, dovrebbero recarsi a Gerusalemme tre volte all’anno, se applicassero alla lettera la Legge. 
Per quanto riguarda le Leggi giudiziali, esse si riferivano al governo dello stato di Israele. Queste leggi non erano obbligatorie per nessun altra nazione. Israele era una teocrazia e Dio diede leggi per il suo governo. 
La Legge morale è contenuta principalmente nei dieci comandamenti. Sono principi generali che si riferivano a tutte le persone di qualunque etnia. Sono principi morali che ancora adesso hanno vigenza (per i dieci comandamenti vedere Esodo, cap. 20, 1). 
Un altro patto che si stipulò in questo periodo fu il patto palestino, il quale regola la possessione della terra di Canaan da parte del popolo di Israele, Deuteronomio (30, 1-10): 

Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni dove il Signore, tuo Dio, ti avrà disperso, se ti convertirai al Signore, tuo Dio, e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, secondo quanto oggi ti comando, allora il Signore, tuo Dio, cambierà la tua sorte, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli in mezzo ai quali il Signore, tuo Dio, ti aveva disperso. Quand’anche tu fossi disperso fino all’estremità del cielo, di là il Signore, tuo Dio, ti raccoglierà e di là ti riprenderà. Il Signore, tuo Dio, ti ricondurrà nella terra che i tuoi padri avevano posseduto e tu ne riprenderai il possesso. Egli ti farà felice e ti moltiplicherà più dei tuoi padri.
Il Signore, tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua discendenza, perchè tu possa amare il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima e viva. Il Signore, tuo Dio, farà cadere tutti questi giuramenti imprecatori sui tuoi nemici e su quanti ti odieranno e perseguiteranno. Tu ti convertirai, ascolterai la voce del Signore e metterai in pratica tutti questi comandi che oggi ti do. Il Signore, tuo Dio, ti farà sovrabbondare di beni in ogni lavoro delle tue mani, nel frutto delle tue viscere, nel frutto del tuo bestiame e nel frutto del tuo suolo. Il Signore, infatti, gioirà di nuovo per te facendoti felice, come gioiva per i tuoi padri, quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.

Durante l’era della Legge Dio stipulò anche il patto davidico, che stabilisce per Davide e la sua discendenza come legittimi regnanti su Israele e Giuda. Vediamo il passaggio corrispondente in 2 Samuele (7, 4-17):  

Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perchè io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perchè non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perchè tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perchè vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

La quinta dispensazione include il ministero di Gesù Cristo nella terra. Infatti anche durante la sua predicazione si era sotto la Legge. Il termine della quinta dispensazione è la morte in croce di Gesù Cristo e lo spargimento del suo sangue. 

La sesta dispensazione è detta “era della Grazia” o “ecclesiastica”. E’ il periodo nel quale ci troviamo ora. In questo periodo l’uomo si salva accettando la Grazia offerta da Gesù Cristo con il suo sacrificio sulla croce. L’uomo accetta la Grazia con la fede (Lettera agli Efesini 2, 8). 

In questo periodo è dispensato lo Spirito Santo dal giorno di Pentecoste fino al riapimento della Chiesa. 

Vediamo a tale proposito questa citazione biblica: Atti degli Apostoli (2, 4):

e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

A questo periodo e al seguente si riferisce il Nuovo Patto. Esso è la promessa che Dio fa all’umanità di perdonare i peccati e di ristabilire la comunione con coloro i quali che accettano il sacrificio del Figlio. Gesù Cristo è il mediatore del Nuovo Patto e la sua morte di croce è la base della promessa. 
Vediamo alcuni passaggi che si riferiscono ad esso. 

Geremia (31, 31-33): 

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benchè io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.

Vangelo di Matteo (26, 28):

perchè questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.

Vangelo di Marco (14, 24): 

E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 

Vangelo di Luca (22, 20): 

E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Lettera agli Ebrei (8, 8-12): 

Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:
Ecco: vengono giorni, dice il Signore,
quando io concluderò un’alleanza nuova
con la casa d’Israele e con la casa di Giuda.
Non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri,
nel giorno in cui li presi per mano
per farli uscire dalla terra d’Egitto;
poichè essi non rimasero fedeli alla mia alleanza,
anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore.
E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele
dopo quei giorni, dice il Signore:
porrò le mie leggi nella loro mente
e le imprimerò nei loro cuori;
sarò il loro Dio
ed essi saranno il mio popolo.
Nè alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
nè alcuno il proprio fratello, dicendo:
«Conosci il Signore!».
Tutti infatti mi conosceranno,
dal più piccolo al più grande di loro.
Perchè io perdonerò le loro iniquità
e non mi ricorderò più dei loro peccati.

Durante la sesta dispensazione o “era della Grazia”, avverà il rapimento della Chiesa. Quindi vi sarà la manifestazione e il regno settennale dell’anticristo, durante il periodo conosciuto come “grande tribolazione”. La sesta tribolazione terminerà nel giudizio della rivelazione di Gesù Cristo. Vediamo due versi biblici corrispondenti:

Vangelo di Matteo 24, 30): 

Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 

Apocalisse (19, 11-16): 

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia.
I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è: il Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata, per colpire con essa le nazioni. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio, l’Onnipotente. Sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori.

La settima dispensazione è detta “era del regno” o “messianica”. 

Dopo la rivelazione di Gesù Cristo Egli regnerà sulla terra per mille anni alla fine di questo periodo Satana sarà liberato con il fine di provare per l’ultima volta la fede degli esseri umani. Alla fine del millennio Satana sarà sconfitto definitivamente, e vi sarà il giudizio dei non credenti (Apocalisse 20, 10-15). Quindi Cristo costruirà i nuovi cieli, la nuova terra e la nuova Gerusalemme: la dimora eterna dei credenti. Si entrerà nell’eternità e non ci saranno più peccato, dolore o morte (Apocalisse 21 -22). 

Vediamo un passaggio corrispondente. Apocalisse (21, 22-27):

In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
nè della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
Le nazioni cammineranno alla sua luce,
e i re della terra a lei porteranno il loro splendore.
Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
perchè non vi sarà più notte.
E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
Non entrerà in essa nulla d’impuro,
nè chi commette orrori o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Yuri Leveratto

Bibliografia: 
Panorama della Bibbia, corso di studi, Alfred Thompson Eade
Sacra Bibbia, versione Reina Valera, commentata dal teologo Charles Ryrie

lunedì 1 maggio 2017

La Lettera ai Romani: il peccato ereditato è annullato dalla Grazia


Oggigiorno alcune persone negano il concetto del peccato ereditato, (o peccato originale). E’ però un fatto storicamente certo che gli ebrei che vissero prima di Gesù Cristo credevano nel concetto del peccato ereditato. Ciò si evince non solo dalla caduta dell’uomo, episodio narrato nella Genesi, ma anche dal Salmo (51, 1-19):

[Al maestro del coro. Salmo di Davide, quando il profeta Nathan venne a lui, dopo che egli aveva peccato con Bathsceba.] Abbi pietà di me, o DIO, secondo la tua benignità; per la tua grande compassione cancella i miei misfatti. Lavami completamente dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Poichè riconosco i miei misfatti, e il mio peccato mi sta sempre davanti. Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinchè tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi. Ecco, io sono stato formato nell'iniquità, e mia madre mi ha concepito nel peccato. Ma a te piace la verità che risiede nell'intimo, e m'insegni la sapienza nel segreto del cuore. Purificami con issopo, e sarò mondo; lavami, e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e allegrezza; fa' che le ossa che hai spezzato festeggino. Nascondi la tua faccia dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. O DIO, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo. Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza e sostienimi con uno spirito volenteroso. Allora insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te. Liberami dal sangue versato, o DIO, DIO della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà con giubilo la tua giustizia. O Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode. Tu infatti non prendi piacere nel sacrificio, altrimenti te l'offrirei, nè gradisci l'olocausto. I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. Fa' del bene a Sion per la tua benevolenza, edifica le mura di Gerusalemme. Allora prenderai piacere nei sacrifici di giustizia, negli olocausti e nelle offerte da ardere interamente; allora si offriranno torelli sul tuo altare.

In particolare dal verso (51-5: “Ecco, io sono stato formato nell'iniquità, e mia madre mi ha concepito nel peccato”), si nota che gli ebrei credevano che il peccato passasse dai padri ai figli. Inoltre in tutto l'Antico Testamento si descrivono sacrifici animali per espiare "temporaneamente" il peccato.

Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani riprende questo concetto e lo sviluppa in modo da risaltare il valore del sacrificio di Gesù Cristo. Vediamo i seguenti passaggi della Lettera ai Romani (5, 12-21):

Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato; perchè, fino a che fu promulgata la legge, il peccato era nel mondo; ora il peccato non è imputato se non vi è legge; ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, che è figura di colui che doveva venire. La grazia però non è come la trasgressione; se infatti per la trasgressione di uno solo quei molti sono morti, molto più la grazia di Dio e il dono per la grazia di un uomo, Gesù Cristo, hanno abbondato verso molti altri. Riguardo al dono, non è avvenuto come per quell'uno che ha peccato, perchè il giudizio produsse la condanna da una sola trasgressione, ma la grazia produsse la giustificazione da molte trasgressioni. Infatti, se per la trasgressione di quell'uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno, molto di più coloro che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno, che è Gesù Cristo. Per cui, come per una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure con un solo atto di giustizia la grazia si è estesa a tutti gli uomini in giustificazione di vita. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così ancora per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti. Or la legge intervenne affinchè la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinchè come il peccato ha regnato nella morte, così anche la grazia regni per la giustizia a vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.


Vediamo pertanto che per Paolo di Tarso il peccato si è diffuso dopo la caduta dell’uomo. Ciò si evince in specialmodo dal verso (5, 12): 

Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato

Il peccato di Adamo può essere visto anche come il primo atto di non-umiltà che è stato fatto con il proposito di ribellarsi al Padre, al Creatore. Un atto di saccenza, con il quale Adamo ha pensato di poter fare “da solo”. 
Già dal verso (5, 15) verso però Paolo di Tarso indica la soluzione che Dio ha proposto per la salvezza dell’uomo. L’invio del Figlio e la sua morte in croce per espiare tutti i peccati sono il massimo atto di Grazia, sufficente a “coprire”, quindi annullare il peccato di Adamo e tutti i peccati dell’umanità. 
Paolo di Tarso indica che, se per una sola trasgressione il peccato si è diffuso a tutta l’umanità, per un solo atto di giustizia (l’espiazione dei peccati da parte di Cristo), la giustificazione che da la vita si è estesa a tutta l’umanità. Ovviamente per essere giustificati bisogna prima pentirsi dei propri peccati e accettare il sacrificio del Figlio. La Grazia, offerta all’uomo come un dono meraviglioso, che la riceve per fede, è quindi sufficiente per annullare il peccato ereditato. 

Yuri Leveratto

Immagine: Lucas Cranach, Legge e Grazia, 1529

sabato 1 aprile 2017

Analisi del primo capitolo dell’Apocalisse di Giovanni


Nell’Apocalisse di Giovanni vi sono indubbie assonanze con i temi tipici del Vangelo di Giovanni e le altre lettere giovannee. Vi sono per esempio i temi del Verbo (Logos), e dell’Agnello. 
Secondo l’interpretazione maggioritaria l’Apocalisse fu scritta dall’Apostolo ed Evangelista Giovanni, nell’ultimo lustro del primo secolo d.C. quindi, dal 95 al 100 d.C. nell’isola di Patmos, o nel centro ellenistico di Efeso. 
Il termine “Apocalisse”, in greco “ἀποκάλυψις”, significa “rivelazione”. Naturalmente l’Apocalisse non è altro che la Rivelazione di Gesù Cristo (Apocalisse 1, 1). Che cosa è rivelato nell’Apocalisse? 
Innanzitutto si rivelano i dettagli della seconda venuta di Gesù Cristo sulla terra. Poi si rivela la storia della Chiesa sulla terra e la condizione della Chiesa nel cielo. Inoltre viene rivelato quello che succederà durante il tempo del dominio dell’anticristo sulla terra. In ultima analisi viene rivelato il periodo del regno millenario e quindi il giudizio finale, la nuova terra e il nuovo cielo. 
Innanzitutto notiamo che nel terzo verso vi è scritto: 

Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose che vi sono scritte, perchè il tempo è vicino.

Da notare che nel corso del libro dell’Apocalisse vi sono altre cinque beautitudini. (14, 13; 19, 9; 20, 6; 22, 7; 22, 14). 

Vediamo poi il saluto di Dio alle Chiese dell’Asia (Apocalisse 1, 4-6):

Giovanni, alle sette chiese che sono nell'Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che ha da venire, e dai sette spiriti che sono davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dai morti e il Principe dei re della terra. A lui, che ci ha amati, ci ha lavati dai nostri peccati nel suo sangue, e ci ha fatti re e sacerdoti per Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e il dominio nei secoli dei secoli. Amen.

Sicuramente sul finire del I secolo vi erano più di sette Chiese in Asia minore (per esempio Antiochia, fondata da Pietro). 
Sono state scelte però sette chiese perchè esse erano archetipi di tutte le Chiese esistenti in quel periodo. Il saluto è effettuato nel nome della Trinità: infatti “colui che è, che era e che ha da venire” è Dio Padre. I sette spiriti sono simboli dello Spirito Santo e Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Come vedremo più avanti nell’articolo il numero sette è molto importante nella letteratura giovannea (e in tutta la Bibbia).
A questo punto ci si potrebbe domandare: se “colui che è, che era e che ha da venire” è Dio Padre, verrà Dio Padre o verrà suo Figlio?
La risposta sta in vari versi del Nuovo Testamento, come per esempio questo, Vangelo di Matteo (16, 27): 

Perchè il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli; e allora egli renderà a ciascuno secondo il suo operato. 

O Vangelo di Matteo (26, 64): 

Gesù gli disse: «Tu l'hai detto! Anzi io vi dico che in avvenire voi vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo».

Analizziamo adesso la frase “Gesù Cristo… il primogenito dei morti” (Apocalisse 1, 5)

In realtà Gesù Cristo fu il primo che resuscitò con un corpo incorruttibile dai morti, come si evince anche dalla Prima Lettera ai Corinzi (15, 20-23):

Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, ed è la primizia di coloro che dormono. Infatti, siccome per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Perchè, come tutti muoiono in Adamo, così tutti saranno vivificati in Cristo, ma ciascuno nel proprio ordine: Cristo la primizia, poi coloro che sono di Cristo alla sua venuta.

Analizziamo adesso i versi (1, 7-8): 

Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, amen. «Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine», dice il Signore «che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente».

“Viene con le nuvole” è un’espressione simbolica che significa che Egli verrà dal cielo esattamente come è asceso al cielo (Atti degli Apostoli 1, 9-11). 
La frase “ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto”, significa che tutti lo vedranno, in quanto Cristo verrà in forma visibile per tutti. La seconda frase, in apparente contraddizione con il fatto che solo una persona lo trafisse con la lancia, quando Gesù era già morto sulla croce, si riferisce a tutti coloro che lo hanno ripudiato, e giudicato.
L’Alfa e l’Omega sono la prima e l’ultima delle lettere dell’alfabeto greco, significando così che il Signore è il primo e l’ultimo in ogni questione. E’ stato il Primo in quanto alla Creazione (Vangelo di Giovanni 1, 3) ed è stato il Primo in quanto alla Salvezza, iniziandola con la sua morte in croce. Sarà l’ultimo in quanto alla salvezza, completandola, e sarà l’ultimo in quanto alla creazione della nuova terra e del nuovo cielo.
La frase: 

“Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine”, 

significa inoltre che Gesù Cristo è Dio Onnipotente, quindi perfettamente consustanziale al Padre e allo Spirito Santo. Come vediamo il concetto della piena Divinità di Gesù Cristo, divulgato nei Vangeli sinottici e nelle lettere paoline, si ritrova in Giovanni, sia nel suo quarto Vangelo che nelle sue lettere e nell’Apocalisse. 
Analizziamo ora il nono verso: 

Io Giovanni, vostro fratello e compagno nell'afflizione, nel regno e nella costanza di Cristo Gesù, ero nell'isola chiamata Patmos, a motivo della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù Cristo.

Giovanni si trovava a Patmos quando il Salvatore gli apparve. In questo modo si verificarono le seguenti parole di Gesù: (Vangelo di Giovanni, 21, 22): 

Gesù gli rispose: «Se voglio che lui rimanga finchè io venga, che te ne importa? Tu seguimi!». 

Vediamo il decimo verso: 

Mi trovai nello Spirito nel giorno del Signore e udii dietro a me una forte voce, come di una tromba,

Secondo molti biblisti ed esperti degli scritti giovannei (1), il “giorno del Signore”, coincide con la domenica. Infatti Gesù risuscito di domenica (primo giorno della settimana), ed inoltre apparve ai suoi discepoli di domenica (Vangelo di Giovanni 20, 19-26).
Analizziamo ora gli ultimi dieci versi del primo capitolo, (1, 11-20).

che diceva: «Io sono l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, e ciò che tu vedi scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese che sono in Asia: ad Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea».
Io mi voltai per vedere la voce che aveva parlato con me. E, come mi fui voltato, vidi sette candelabri d'oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un Figlio d'uomo, vestito d'una veste lunga fino ai piedi e cinto d'una cintura d'oro al petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come bianca lana, come neve, e i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco. I suoi piedi erano simili a bronzo lucente, come se fossero stati arroventati in una fornace e la sua voce era come il fragore di molte acque. Egli aveva nella sua mano destra sette stelle e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta, e il suo aspetto era come il sole che risplende nella sua forza. Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: «Non temere! Io sono il primo e l'ultimo, e il vivente; io fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli, amen; e ho le chiavi della morte e dell'Ades. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che stanno per accadere dopo queste, il mistero delle sette stelle che hai visto nella mia destra e quello dei sette candelabri d'oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri che hai visto sono le sette chiese».

I sette candelabri d’oro rappresentano le sette Chiese e simbolicamente, tutta la Chiesa, ossia, tutti i credenti i Cristo. Egli, dopo la sua Ascensione, ha lasciato la terra, ma non ha abbandonato la sua Chiesa, infatti ha detto: Vangelo di Matteo (28, 20b):
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Ed è per questo che la Chiesa di Cristo non necessita di nessun rappresentante in terra, in quanto Cristo vive e abita in lei. 
Il numero sette ha un’importanza speciale in tutta la Bibbia a cominciare dall’Antico Testamento (il Tanakh ebraico). Il suo significato è la pienezza, ossia la conclusione di qualcosa. 
Così come il mondo fu creato in sette giorni, anche il castigo del mondo durante il giudizio sarà attuato con la legge del sette. 
Vediamo alcuni esempi: 

1-Il mondo fu creato in sette giorni (Genesi 2, 2). Vi è pertanto l’archetipo della pienezza nella Creazione.

2-Dio ha ordinato a Noè di portare nell’arca sette coppie di ogni specie animale (Genesi 7, 2-3). Qui vi è l’archetipo della pienezza nella salvezza. 

3-Il faraone vide nei suoi sogni sette vacche, prima grasse e poi magre. E poi sette spighe, prima piene e poi vuote (Genesi 40, 17-30). Il patriarca Giuseppe interpretò quel sogno come la pienezza dell’abbondanza seguita dalla scarsità e fame. 

4-nei sacrifici animali il sangue doveva essere cosparso sette volte. Vediamo il passo corrispondente: Levitico (4, 6):

“il sacerdote intingerà il suo dito nel sangue e spruzzerà un po' di quel sangue sette volte davanti all'Eterno, di fronte al velo del santuario”. 

Il significato in questo caso era la pienezza della purezza. 

5-Gli ebrei dovettero percorrere sette volte la città di Gerico (Giosuè 6, 1-5). Il significato è la pienezza della vittoria del popolo di Dio sui suoi nemici idolatri. 

6-Naaman il siriaco si immerse sette volte nel fiume Giordano, per essere sanato (2 Re 5, 14). Il significato è la pienezza della sanità. 

7-Nei Proverbi (24, 16), vi è scritto che il giusto cadrà sette volte ma si rialzerà. In ciò si vede la pienezza della Grazia che rialza il giusto. 

8-Nel Vangelo di Giovanni, Gesù Cristo dice “Io sono”, (paragonando se stesso a dei simboli), sette volte: 

“Io sono il pane della vita” (6, 35-48)
“Io sono la luce del mondo” (8, 12; 9, 5)
“Io sono la porta” (10, 7)
“Io sono il buon pastore” (10, 11-14)
“Io sono la Risurrezione e la vita (11, 25)
“Io sono la via la verità e la vita (14, 6)
“Io sono la vera vite (15, 1-5)

Vediamo ora l’importanza del numero sette nell’Apocalisse di Giovanni.

1-Sette Chiese (Apocalisse 1, 4). La Chiesa è la pienezza di Cristo (lettera agli Efesini (1, 22-23).

2-Sette spiriti (Apocalisse 1, 4). E’ il simbolo della pienezza dello Spirito di Dio che tutto riempie. Ciò si evince dai seguenti passaggi biblici: 

Salmi (139, 7):

Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito, o dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza?  

Atti degli Apostoli (2, 4): 

Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi.

Prima Lettera ai Corinzi (2, 10):

Dio però le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perchè lo Spirito investiga ogni cosa, anche le profondità di Dio. 

3-Sette candelabri (Apocalisse 1, 12). E’ il simbolo della pienezza della luce della Chiesa in questo mondo. Ciò si evince dai seguenti passaggi biblici: 

Vangelo di Matteo (5, 14-16):

Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perchè faccia luce a tutti coloro che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinchè vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».

Lettera ai Filippesi (2, 15):

affinchè siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo ad una generazione ingiusta e perversa, fra la quale risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la parola della vita

4-Sette stelle (Apocalisse 1, 16). Le stelle simbolizzano gli angeli (i responsabili, quindi i vescovi), delle sette Chiese (Apocalisse 1, 20) e (Daniele 12, 3): 

Quelli che hanno sapienza risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno condotti molti alla giustizia, risplenderanno come le stelle per sempre.

5-Sette sigilli (Apocalisse 5, 1). Simboleggiano la pienezza del mistero divino. Vediamo a tale propòsito il seguente passaggio del libro di Daniele (12, 9): 

Egli rispose: «Va', Daniele, perchè queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine.

6-Sette corna di un Agnello (Apocalisse 5, 6). Rappresenta la pienezza del potere di Cristo. Ciò viene supportato anche dai seguenti passaggi biblici: 

Salmo (89, 18): 

Poichè il nostro scudo appartiene all'Eterno (YHWH) e il nostro re al Santo d'Israele. 

Michea (4, 13): 

Alzati e trebbia, o figlia di Sion, perchè renderò il tuo corno di ferro e le tue unghie di bronzo; tu stritolerai molti popoli e io destinerò i loro guadagni all'Eterno e le loro ricchezze al Signore di tutta la terra.

7-Sette occhi (Apocalisse 5, 6), simboleggiano la pienezza di colui che vede tutto. Vediamo a tale propòsito questo verso del Vangelo di Giovanni (2, 24-25): 

ma Gesù non si fidava di loro, perchè li conosceva tutti, e perchè non aveva bisogno che alcuno gli testimoniasse dell'uomo, perchè egli conosceva ciò che vi era nell'uomo.

8-Sette trombe (Apocalisse 8, 2). Simboleggiano la pienezza del castigo del mondo. Vediamo a tale propòsito questo passaggio del Levitico (26, 28): 

anch'io diventerò vostro nemico pieno d'ira e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. 

9-Sette tuoni (Apocalisse 10, 3). Simboleggiano la pienezza dell’azione. Vediamo a tale propòsito questi passaggi biblici: 

Esodo (19, 16): 

Il terzo giorno, come fu mattino, ci furono tuoni e lampi; sul monte apparve una densa nuvola e si udì un fortissimo suon di tromba; e tutto il popolo che era nell'accampamento tremò. 

Esodo (20, 18-19): 

Ora tutto il popolo udiva i tuoni, il suono della tromba e vedeva i lampi e il monte fumante. A tale vista, il popolo tremava e si teneva a distanza. Perciò essi dissero a Mosè: «Parla tu con noi e noi ti ascolteremo, ma non ci parli DIO perchè non abbiamo a morire». 

1 Samuele (7, 10):

Mentre Samuele offriva l'olocausto, i Filistei si avvicinarono per assalire Israele; ma l'Eterno in quel giorno tuonò con grande fragore contro i Filistei e li mise in confusione, ed essi furono sconfitti davanti a Israele.

10-Sette coppe piene dell’ira di Dio (Apocalisse 15, 7). Simboleggiano la pienezza dell’ira di Dio. 

11-Sette teste del dragone (Apocalisse 12, 3). Simboleggiano la pienezza della perfidia satanica. Vediamo a tale proprosito questi versi biblici: 

Ezechiele (28, 13-14): 

Eri nell'Eden il giardino di DIO; eri coperto d'ogni pietra preziosa: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi e oro; la lavorazione dei tuoi tamburelli e dei tuoi flauti fu preparata per te nel giorno in cui fosti creato. Tu eri un cherubino unto, un protettore. Io ti avevo posto sul monte santo di DIO e camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu eri perfetto nelle tue vie dal giorno in cui fosti creato, finchè non si trovò in te la perversità.

Come vediamo la cifra sette simboleggia la pienezza dell’evento al quale è relazionata. Pertanto le sette Chiese sono un simbolo della storia del Cristianesimo di tutti i tempi e di tutti i luoghi. 

Analizziamo il verso (1, 12-13): 

Io mi voltai per vedere la voce che aveva parlato con me. E, come mi fui voltato, vidi sette candelabri d'oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un Figlio d'uomo, vestito d'una veste lunga fino ai piedi e cinto d'una cintura d'oro al petto.

Giovanni vide “uno simile a un Figlio d'uomo”. E’ certamente Cristo, però differisce dal Gesù Cristo che camminò nelle strade della Giudea e della Galilea, in quanto Giovanni non vede il Gesù umile e pacato, ma vede il Cristo eterno, poderoso e invincibile. 
Nel tredicesimo verso si descrive la “veste lunga”, che Gesù indossava. E’ un sìmbolo del sacerdozio eterno di Cristo (vedere Lettera agli Ebrei 4, 14 e l’Apocalisse 19, 16). 
Anche la “cintura intorno al petto”, è simbolo di alta dignità, intelligenza e conoscenza. 

Analizziamo ora il verso (1, 14): 

Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come bianca lana, come neve, e i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco. 

Anche se Cristo fìsicamente non era anziano, i capelli bianchi sono simboli di saggezza, quindi di eternità. Il Cristo, nel suo stato pre-incarnato è ovviamente eterno. I suoi occhi sono paragonati a fiamme di fuoco, in quanto vedono tutto, compenetrano il pensiero più intimo dell’uomo. Inoltre ciò richiama anche al furore di Cristo, quindi alle sue parole taglienti e, in ultima analisi al suo giudizio. 
Per molti ciò è inconcepibile, in quanto gli occhi di Cristo vengono immaginati come pieni di amore, dolcezza, e non di ira. Ma verrà il tempo nel quale vi sarà ira negli occhi di Cristo, per chi ha ripudiato il suo amore. 

Vediamo il quindicesimo verso: 

I suoi piedi erano simili a bronzo lucente, come se fossero stati arroventati in una fornace e la sua voce era come il fragore di molte acque.

I piedi di bronzo indica stabilità, mentre la voce possente è simbolo di maestà.

Analizziamo ora il sedicesimo verso: 

Egli aveva nella sua mano destra sette stelle e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta, e il suo aspetto era come il sole che risplende nella sua forza.

Le sette stelle rappresentano i sette angeli o rappresentanti delle Chiese. Esse sono minacciate dale forze delle tenebre, ma il Signore le aveva nella sua mano, quindi in un luogo sicuro. La spada a doppio taglio che usciva dalla bocca di Cristo è il sìmbolo della Parola di Dio, la quale giudicherà e castigherà gli increduli. A tale proposito vediamo il Vangelo di Giovanni (12, 48): 

Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunziata sarà quella che lo giudicherà nell'ultimo giorno. 

L’ultima frase, nella quale si descrive che il suo aspetto era come il sole, è un simbolo del fatto che Cristo è “sole di giustizia” (Malachia 4, 2): 

Ma per voi che temete il mio nome, sorgerà il sole della giustizia con la guarigione nelle sue ali, e voi uscirete e salterete come vitelli di stalla.

Lui è la fonte di tutta la luce. Lui è la fonte di tutta la vita spirituale. La natura non potrebbe esistere senza il sole e allo stesso modo non vi è vita spirituale laddove Cristo non è accolto. 

Nella Bibbia si fa menzione di varie “chiavi”. Qualche esempio: 

Le chiavi della scienza: Vangelo di Luca (11, 52): 

Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della scienza! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito»

Le chiavi del Regno: Vangelo di Matteo (16, 19): 

Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli». 

Cristo però nel diciottesimo verso dichiara di avere nelle sue mani le chiavi della morte e dell’Ade (nome greco ritenuto la dimora dei morti), in quanto lui ha il potere di fare uscire da esso i morti, e dare loro un nuovo corpo. Ed inoltre solo Egli ha il potere di decidere quando una persona deve morire e chi deve andare all’inferno. 

Yuri Leveratto

Bibliografia: Spiegazione del libro dell’Apocalisse, Ivan Barchuk

Immagine: Giovanni a Patmos, Bosch