venerdì 20 novembre 2015

La morte in croce di Gesù Cristo


Il fondamento della fede cristiana è che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, morì sulla croce per togliere il peccato del mondo ed il terzo giorno è resuscitato dai morti, vincendo così il peccato e la morte. La Risurrezione è stato un evento soprannaturale, che non si può provare storicamente. E’ vero però  che vi sono vari indizi che corroborano questo fatto, ed inoltre nessuna teoria è riuscita a provare che non sia avvenuta.
La morte in croce di Gesù Cristo è invece un evento storico, comprovato e sicuro. Oggi non vi è nessuno storico serio del Nuovo Testamento che nega la morte in croce di Gesù Cristo. Eppure gli islamici considerano che questo fatto non sia avvenuto. Essi, contraddicendo questa evidenza storica, sostengono che Gesù Cristo non morì in croce, ma fu sostituito da un’altra persona (1). Vediamo su cosa basano la loro convinzione. Innanzitutto sul loro testo sacro, il Corano (4, 157-158):

e dissero: “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!” Invece non l'hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso ma Allah lo ha elevato fino a Sé. Allah è eccelso, saggio.

In questo articolo proveremo che la crocifissione e la morte di Gesù Cristo sono fatti storici, accaduti realmente e che  pertanto ogni altra teoria che nega la morte in croce di Gesù Cristo è completamente anti-storica e anti-logica.
Innazitutto vi sono le fonti storiche cristiane e non cristiane sulla morte di Gesù Cristo. Le cristiane ovviamente sono i libri del Nuovo Testamento, tutti scritti nel primo secolo (quindi i più antichi) e tutti scritti da persone che hanno vissuto con Gesù, hanno succesivamente divulgato il Vangelo, e in definitiva hanno deciso di anteporre il nome di Cristo alle loro stesse vite: hanno infatti deciso di morire martiri pur di non rinnegare il nome del Messia. Mi riferisco agli  autori del Nuovo Testamento che morirono da martiri: Marco, Matteo, Paolo di Tarso, Pietro, Giacomo.
Poi vi sono le fonti documentali storiche non cristiane. Vediamole nello specifico. Innazitutto vi è quella di Cornelio Tacito, che scrive così nei suoi annali (XV, 44):

"Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Christus, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato all'estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato".

Tacito, anche se li disprezza, descrive i cristiani e conferma quello che c’è scritto nei Vangeli: Gesù Cristo, visse sotto l’impero di Tiberio (che governò dal 14 al 37 d.C.) e gli fu imposta l’estrema condanna (crocifissione) da Ponzio Pilato.
Vi è poi il libro “Antichità Giudaiche” dove, nel passaggio detto Testimonium Flavianum, Giuseppe Flavio descrive la crocifissione di Gesù e persino la sua Risurrezione:

“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se è lecito chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sè molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.”

Vediamo un’altra fonte storica sulla crocifissione di Gesù: il Talmud Babilonese, una collezione di scritti rabbinici ebrei:

“Alla vigilia della Pasqua, Yeshu fu appeso. Per quaranta giorni prima dell'esecuzione, un araldo…gridava: "Egli sta per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l'apostasia”.

Questo passaggio non solo è una delle prove dell’esistenza stessa di Gesù, ma spiega indirettamente, dal punto di vista degli ebrei, che non credettero in lui, il motivo della sua crocifissione, infatti si sostiene che abbia praticato la “stregoneria” e che “abbia portato Israele all’apostasia”.
Da una parte si confermano i miracoli, considerati come “stregoneria” da chi non credeva, dall’altra parte si confermano i Vangeli, che descrivono il perché Gesù fu mandato al patibolo, in quanto dal punto di vista degli ebrei non credenti, lui era un apostata, ovvero una persona blasfema che non crede nelle sacre scritture, ma si sostituisce ad esse.
Vi sono altre fonti storiche sulla crocifissione di Gesù, come per esempio quella dello scettico Luciano di Samostata (120-180 d.C.) nell’opera “La morte di Peregrino”. (XI-XIII):

"Allora Proteo venne a conoscenza della portentosa dottrina dei cristiani, frequentando in Palestina i loro sacerdoti e scribi. E che dunque? In un batter d’occhio li fece apparire tutti bambini, poichè egli tutto da solo era profeta, maestro del culto e guida delle loro adunanze, interpretava e spiegava i loro libri, e ne compose egli stesso molti, ed essi lo veneravano come un dio, se ne servivano come legislatore e lo avevano elevato a loro protettore a somiglianza di colui che essi venerano tuttora, l’uomo che fu crocifisso in Palestina per aver dato vita a questa nuova religione. […] Si sono persuasi infatti quei poveretti di essere affatto immortali e di vivere per l’eternità, per cui disprezzano la morte e i più si consegnano di buon grado. Inoltre il primo legislatore li ha convinti di essere tutti fratelli gli uni degli altri, dopochè abbandonarono gli dei greci, avendo trasgredito tutto in una volta, ed adorano quel medesimo sofista che era stato crocifisso e vivono secondo le sue leggi. Disprezzano dunque ogni bene indiscriminatamente e lo considerano comune, seguendo tali usanze senza alcuna precisa prova. Se dunque viene presso di loro qualche uomo ciarlatano e imbroglione, capace di sfruttare le circostanze, può subito diventare assai ricco, facendosi beffe di quegli uomini sciocchi”.

Luciano di Samostata quindi, pur non abbracciando la fede cristiana, anzi, criticandola, conferma che (Cristo)  “fu crocifisso in Palestina per aver dato vita a questa nuova religione”.

Analizziamo adesso, da un punto di vista logico, la posizione islamica, ossia che Gesù Cristo non morì sulla croce perché “fu sostituito da un altro”.
Da tutte le fonti cristiane si evince che Cristo si presentò  agli Apostoli e ad altri suoi seguaci, il terzo giorno dopo la sua morte, affermando la sua Risurrezione, proprio come aveva annunciato. Ma se Gesù Cristo non fosse morto in croce e poi si sarebbe presentato agli apostoli mostrandosi come risorto, allora sarebbe stato un impostore, perché avrebbe mentito. Nessuno degli Apostoli ha però pensato ad una sostituzione di persona, ovvio perché l’Apostolo Giovanni e varie donne seguaci di Gesù erano presenti al calvario ed avevano la certezza assoluta della sua morte.
Come potrebbe essere stato che l’uomo crocifisso non fu Gesù? Impossibile, perché Gesù Cristo, era stato facilmente individuato nel volto e nelle fattezze fisiche quando fu arrestato. Fu poi presentato al sinedrio, quindi si conosceva benissimo il suo volto.
Inoltre la logica dice che se veramente un altra persona fu mandata al patibolo al posto di Gesù, perché questa persona, sapendo di essere scambiata per Gesù, non lo avrebbe detto? Nessuno va alla morte felice, sapendo di essere scambiato per un altro.
Questo ragionamento, oltre a provare che Gesù Cristo non poté essere sostituito da nessuno e morì realmente in croce, mostra che la visione islamica su Gesù ha forti contraddizioni: come potrebbe Gesù essere un “grande profeta di Dio”, (visione islamica), se avesse mentito, dicendo che era risorto quando invece non era morto, perché sostituito? E come potrebbe Dio aver ingannato i seguaci di Gesù facendo loro credere che Egli risuscitò realmente dai morti? Dio non inganna nessuno, perché Lui è perfetta Verità.
A questo punto siamo sicuramente certi che l’uomo sulla croce era Gesù Cristo.
Analizziamo ora le possibilità che la crocifissione non sia stata suficiente per uccidere Gesù Cristo. E’ praticamente impossibile. La crocifissione era la condanna a morte più crudele e sicura utilizzata durante l’impero romano. Inoltre, moltissime volte e sicuramente nel caso di Gesù Cristo, la crocifissione era preceduta da severissime flagellazioni, che causavano forti perdite di sangue.
Vari medici (2) hanno dichiarato che la morte di Gesù Cristo deve essere stata provocata probabilmente da asfissia causata dalla posizione forzata che impedisce al torace la respirazione. Questi medici hanno confermato che una volta morto, e rimasto almeno cinque minuti nella stessa posizione, non ci sarebbe alcuna possibilità di “rianimarlo”. Inoltre nel Vangelo di Giovanni (19, 34), si descrive che un centurione trafisse il costato (e quindi il polmone) di Gesù con una lancia. Siccome Gesù era già morto non reagì. Abbiamo pertanto buone ragioni per affermare che Gesù era realmente morto quando il suo corpo fu deposto dalla croce.
L’ultima ipotesi, confutata dalla storia e dalla logica, è la morte apparente.
Se Gesù fosse realmente morto “in apparenza” e si fosse risvegliato il terzo giorno, non avrebbe potuto rimuovere la pietra tombale. Inoltre, anche ammettendo che la pietra sia stata rimossa da altri, quel Gesù “non morto in croce”, come avrebbe potuto convincere i suoi seguaci di essere realmente risorto? Impossibile, in quanto la Resurrezione che descrivono gli Apostoli, (che poi andarono alla morte pur di non rinnegare che sia avvenuta), è una Risurrezione gloriosa, di un vero Dio e vero uomo, senza ferite (a parte i segni dei chiodi e della lancia). Non era un Gesù “macilento e debole” quello che si presentò ai suoi seguaci, ma era un Gesù Cristo invincibile, onnipotente, era colui che aveva sconfitto il peccato e la morte, era il Verbo incarnato. Pertanto una cosa sarebbe un’improbabile sopravvivenza da morte apparente, altra cosa è la Risurrezione!
Oggigiorno la totalità degli storici del Nuovo Testamento (con l’eccezione di alcuni storici islamici, naturalmente), non ha dubbi che Gesù Cristo sia morto in croce (3)(4)(5).
La negazione della morte in croce di Gesù Cristo, non è solo la negazione di un fatto storico. E’ la negazione della nostra civiltà, che è basata su quell’atto di perdono, umiltà ed amore, ed è persino la negazione dell’era di Cristo.
Ecco dimostrato storicamente, che Gesù Cristo morto in croce è un fatto storico. Le false tesi che sostengono il contrario potrebbero derivare dai Vangeli gnostici che circolavano nel secondo e terzo secolo dell’era cristiana. Nessuno però di quegli gnostici era disposto a morire per quelle tesi.
Mentre gli Apostoli del primo secolo, che avevano vissuto con Gesù Cristo e lo avevano conosciuto di persona, testimoniavano la sua morte e la sua Risurrezione con il martirio.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Bibliografia: Possiamo essere sicuri che Gesù morì sulla croce? Uno sguardo sulla pratica della crocifissione, Michael Licona.

Note:
1-“ma così parve loro”; «shubbiha lahum»; qualche volta questa espressione è stata tradotta con: «gli è stato sostituito un sosia». http://www.sufi.it/Corano/4.htm#_ftn104
2-The Death of the Messiah, Volume 2 (New York: Doubleday, 1994), 1088ff.
3-John Dominic Crossan, Jesus: A Revolutionary Biography (San Francisco: HarperCollings, 1991), 145.
4-Gerd Lüdemann. The Resurrection of Christ (Amherst, NY: Prometheus, 2004), 50.
5-Michael Licona www.4truth.net

domenica 8 novembre 2015

L’antica disputa tra Cristianesimo e Gnosticismo


Qual’è l’interesse, oggi, nello studiare lo gnosticismo antico, una religione-filosofia che si oppose al Cristianesimo ben 1900 anni or sono? Sembrerebbe un compito di mero interesse storico, eppure ha anche un interesse odierno, mi riferisco ai cambiamenti epocali in atto nella nostra società.
Studiando ed approffondendo le antiche tesi gnostiche possiamo capire meglio lo gnosticismo moderno, che è alla base di correnti filosofiche come la Teosofia, il New Age, la Massoneria, e la globalizzazione. 
Lo gnosticismo moderno è stato influenzato dalla Teosofia, la quale a sua volta ha assorbito elementi delle religioni orientali, come l’induismo. 
Uno dei fondamenti dell’induismo, infatti, è che l’Io, “atman”, anima individuale, o particella di Dio, pervade ogni essere vivente, e fa parte del “brahman”, ossia dell’anima universale. Alla base di questo concetto vi è la possibilità, per ognuno di noi, di unirsi con l’anima universale, ossia con “Dio”, attraverso la “conoscenza” (la parola gnosticismo deriva dal greco “gnosi”, conoscenza). E’ il concetto alla base dello yoga, filosofia indiana che fa parte delle tradizioni induiste. 
Questo concetto però, è opposto al Cristianesimo. Secondo la fede cristiana, infatti, nessun umano ha “una particella di Dio al suo interno”, e la salvezza si raggiunge attraverso l’umiltà e non attraverso la conoscenza. 
In particolare la dottrina insegnata da Gesù Cristo afferma che per salvarsi l’uomo deve pentirsi dei suoi peccati, confessarli, e credere in Gesù Cristo, ossia credere che il suo sangue abbia tolto il peccato del mondo. 
Come vediamo i due concetti sono opposti. Eppure oggigiorno molti cristiani pensano che, dopo la morte, la loro anima si “unirà a Dio”, senza neppure soffermarsi a pensare che le due credenze, sono una l’opposta dell’altra. 
Se però per lo gnosticismo moderno è comprovata la sua origine teosofica e sincretica, quindi orientale e indiana, per lo gnosticismo antico, questa origine non è provata. Si pensa invece che lo gnosticismo antico affondi le sue radici nei culti delle religioni misteriche, sia babilonesi che egizie. Una delle più antiche correnti dello gnosticismo antico è il mandeismo,  basato su un sistema di dualismo. Da una parte, infatti,  vi è un Dio “buono” e un mondo abitato da angeli, e dall’altra parte vi è un Dio “maligno”, e un mondo abitato da demoni. Nello gnosticismo medio-orientale vi erano tante altre correnti, come per esempio i Barbelo-gnostici, i cui testi di riferimento furono il Vangelo di Maria e l’apocrifo di Giovanni, che furono confutati da Ireneo di Lione.  
Una delle correnti gnostiche più importanti fu la cosidetta gnosi-ellenistica, che si sviluppò ad Alessandria d’Egitto a partire dall’inizio del II secolo dell’era cristiana. In quel periodo, infatti, la Buona Novella si stava diffondendo in tutto il mondo mediterraneo. Il cosidetto “kerygma”, infatti, ovverosia la credenza che Gesù Cristo sia l’Unigenito Figlio di Dio, il Verbo incarnato, che è venuto sulla terra per togliere il peccato del mondo, ed è stato ingiustamente crocifisso, per poi risorgere dai morti il terzo giorno, stava facendo presa sulla gente, in specialmodo nelle zone orientali dell’impero. 
L’assidua opera evangelica di Paolo di Tarso, aveva dato molti frutti in Grecia. All’inizio Paolo era stato accolto con freddezza, specialmente ad Atene, giacchè la Risurrezione del Signore da lui predicata non faceva presa nelle menti neo-platoniche dei saggi dell’Areopago. Infatti gli eruditi greci vedevano la morte come una liberazione dell’anima dal corpo e l’idea di una risurrezione nella carne, sembrava loro un ritorno alla prigionia del corpo. In seguito però i greci iniziarono a valorizzare le lettere di Paolo, e si formarono alcune comunità di cristiani ad Efeso, Corinto, Filippi, Olimpos, Colosse, Salonicco. Mentre gli dei dell’Olimpo erano freddi e distaccati, la fede cristiana scaldava i cuori, in quanto si predicava che Gesù Cristo, il Verbo, si era fatto carne ed era venuto tra gli uomini (Vangelo di Giovanni 1,11), con lo scopo principale di togliere il peccato del mondo, e quindi salvarci, rendendoci veramente liberi. 
Contemporaneamente all’azione evangelizzatrice di Paolo di Tarso altri Apostoli ed evangelisti divulgavano il “kerygma” nel mondo. 
L’Apostolo Pietro si diresse a Roma, dove fu martirizzato ed ebbe seguaci. L’evangelista Marco si diresse ad Alessandra d’Egitto, dove, dopo aver predicato il Vangelo fu martirizzato, ma ebbe dei successori. L’evangelista Giovanni visse a lungo ad Efeso ed ebbe vari seguaci, tra i quali Policarpo di Smirne ed Ignazio di Antiochia. L’Apostolo Andrea fu il primo vescovo di Bisanzio, i cui successori furono Stachys ed Onesimo. Gli Apostoli Giuda Taddeo e Bartolomeo divulgarono il Vangelo in Armenia, l’Apostolo Tommaso si spinse, secondo la tradizione, fino in India.
Purtuttavia, mentre la nuova fede si diffondeva, essa si scontrava con altri culti pre-esistenti, le cosidette religioni misteriche. Molte persone rimasero affascinate dalla vicenda di Gesù Cristo, ma siccome erano nate e cresciute in un substrato culturale impregnato di culti misterici e iniziatici, iniziarono a dare una propria interpretazione del Cristianesimo, difforme da quella apostolica. Queste persone pertanto considerarono il nuovo culto alla luce dell’antico. Non potevano negare la persona di Gesù Cristo in quanto era evidente la sua esistenza storica, e non potevano neppure negare la sua figura immensa, in quanto riconoscevano il valore dei suoi insegnamenti e delle sue opere e vedevano che molti erano disposti a morire per lui, pur di non rinnegare il suo nome. Non se la sentivano però di abbracciare neppure il “kerygma”, ossia il fatto che Gesù Cristo sia venuto per togliere il peccato del mondo, sia stato ucciso e sia risorto dai morti il terzo giorno. 
Questa gente credeva che la salvezza non si raggiungesse attraverso il pentimento dei propri peccati e attraverso la fede in Gesù Cristo, ma credevano che la salvezza si potesse raggiungere con la gnosi, ossia con la conoscenza. Lo gnosticismo aveva pertanto una caratteristica iniziatica non aperta a tutti, e una diversa concezione cristologica, in quanto secondo gli gnostici il Verbo non poteva essersi fatto carne, ma si manifestò nello spirito mostrando un apparente corpo materiale. Ne consegue che la sofferenza di Gesù Cristo sulla croce sarebbe stato un fatto apparente, non avrebbe tolto “il peccato del mondo”, e anche la Risurrezione sarebbe stato quindi un fatto allegorico e apparente. 
Questa credenza, detta “docetismo”, (dal greco dokein, apparire), dimostra di essere falsa, per varie ragioni. Innanzitutto se Gesù avesse avuto solamente un corpo spirituale e non reale, come avrebbe potuto provare dei sentimenti e delle emozioni, come avrebbe potuto piangere, e come avrebbe potuto provare la sete e soffrire sulla croce? Tutti questi fatti, sono stati riportati nei Vangeli e negli altri libri neo-testamentari. Inoltre nella Prima Lettera di Giovanni (4, 1-2) si ribadisce che Gesù Cristo è venuto con un corpo fisico, nella carne:  

“Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio”

Inoltre se Gesù avesse avuto solo un corpo “apparentemente fisico”, non avrebbe potuto mostrare le sue ferite agli Apostoli dopo la Risurrezione. Vediamo a tale proposito alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni (20, 26-28): 

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Inoltre, se le sofferenze di Gesù e quindi la sua morte fossero state apparenti, come avrebbe potuto Gesù dopo tre giorni dichiarare la sua Risurrezione? Come avrebbe potuto dichiarare di aver vinto il peccato e la morte? Sarebbe stato un impostore, perché avrebbe mentito. In questo caso gli Apostoli stessi, se fossero stati onesti, lo avrebbero smascherato e ovviamente non avrebbero divulgato la Buona Novella. 
Se però gli Apostoli credevano nella Risurrezione di Gesù, era perché erano certi della sua morte. Se avessero divulgato una Risurrezione mai avvenuta, sapendo di divulgare il falso, ecco che sarebbero stati degli impostori. Ma se fossero stati degli impostori non sarebbero andati al martirio per affermare la loro predicazione e i loro scritti. (Infatti quasi tutti gli autori dei Libri del Nuovo Testamento morirono da martiri, mi riferisco a Marco, Matteo, Paolo, Pietro, Giacomo).
Vediamo pertanto che è innazitutto la logica che dimostra la falsità dell’ipotesi docetista.
La falsa tendenza docetista fu confutata da vari vescovi e teologi cristiani. Vediamo a tale proposito alcuni passaggio della Lettera ai Tralliani (9, 1-2) di Ignazio di Antiochia:

Siate sordi se qualcuno vi parla senza Gesù Cristo, della stirpe di David, figlio di Maria, che realmente nacque, mangiò e bevve. Egli realmente fu perseguitato sotto Ponzio, realmente fu crocifisso e morì alla presenza del cielo, della terra e degli inferi.
Egli realmente risuscitò dai morti poichè lo risuscitò il Padre suo e similmente il Padre suo risusciterà in Gesù Cristo anche noi che crediamo in Lui, e senza di Lui non abbiamo la vera vita.

Per chiudere il discorso sulla corrente gnostica del docetismo ricordiamo che nella credenza cristiana il Verbo incarnato, cioè Gesù Cristo, doveva per forza avere due nature, vero Dio e vero uomo. 
Vero uomo per poter soffrire come noi stessi, dimostrandoci che l’amore più grande è dare la vita per i propri amici. Vediamo a tale proposito un passo del Vangelo di Giovanni (15, 13): 

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Vero Dio per poter “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni 1, 29), e con la Risurrezione, dimostrare di aver vinto il peccato e la morte. 

Torniamo ora allo gnosticismo cristiano, che fu una specie di sincretismo tra concetti gnostici e il Cristianesimo.
Gli gnostici pensavano di “poter elevare” il Cristianesimo, da una scala considerata da loro “inferiore” alla scala sublime della conoscenza (gnosi). 
Con questo fine iniziarono a produrre una notevole quantità di scritti, che si possono distinguere in 3 categorie. 
Innazitutto furono redatti degli scritti anonimi, che mostravano dei parallelismi con i libri canonici del Nuovo Testamento. Avevano lo scopo di presentare dottrine gnostiche attraverso supposte rivelazioni di Gesù Cristo agli Apostoli. 
In questa prima categoria vi sono i cosidetti Vangeli gnostici, gli Atti apocrifi degli Apostoli, e alcune Lettere apocrife degli Apostoli. 
I più importanti Vangeli gnostici anonimi sono: la Pistis Sophia, una esaltazione del ruolo di Maria Maddalena, che sarebbe l’incarnazione dell’eone Sophia (II-III sec.); l’Apocrifo di Giovanni, che riporta la concezione della tripartizione degli uomini tra terreni, psichici e spirituali (fine II sec.); il Vangelo di Maria, che esalta il ruolo di Maria Maddalena (metà del II sec.); il Vangelo di Tommaso, che è una raccolta di detti di Gesù, visti in chiave gnostica (II sec.). Tra gli Atti apocrifi degli Apostoli si ricordano gli Atti di Giovanni, di Pietro, di Andrea e di Paolo (fine II sec.), facenti parte del ciclo leuciano, e gli Atti di Tommaso (III sec.), tutti testi con forti influenze gnostiche. 
Vi sono poi numerose lettere apocrife di influenza gnostica, come la Lettera dei Corinzi a Paolo (II sec.), e la Lettera di Pietro a Filippo (II sec.). 
Nella seconda categoria vi sono varie “Apocalissi gnostiche”, come l’Apocalisse di Paolo (fine II sec.-IV sec.), o quella di Pietro (fine II sec.-III sec.).
Nella terza categoria vi sono vari scritti teologici, etici, dogmatici, attribuiti a pensatori gnostici come Valentino (100-165 d.C., Vangelo della Verità, Vangelo secondo Filippo, Trattato sulla Risurrezione), Basilide (attivo dal 117 al 138 d.C., Vangelo di Basilide), Marcione (85-160 d.C., Antitesi, Canone marcionita).
Ma qual’era la cosmologia del gnosticismo cristiano?
Nella visione gnostica-ellenistica, Dio, detto anche l’Uno o Monade (dal greco μόνος, monas, unico), avrebbe generato 30 coppie di eoni, composti sempre da un entità maschile ed una entità femminile. Questi eoni avrebbero formato il “pleroma”, o la pienezza di Dio, pertanto non devono essere visti come distinti dalla divinità, ma astrazioni simboliche della natura divina. La transizione dal mondo immateriale a quello spirituale sarebbe stata causata da una imperfezione, un difetto, o un “peccato”, in uno di questi eoni. 
In molte versioni dei miti gnostici, e anche secondo lo studioso tedesco Albert Ehrhard sarebbe l’entità femminile Sophia che avrebbe causato questa imperfezione, perché avrebbe voluto essere uguale alla Monade. In seguito a questa confusione, Sophia, con il suo timore e la sua angoscia, produsse il demiurgo, che a sua volta creò  la materia e le anime. Ma il demiurgo è generato da un errore, un difetto, ed è per questo che crea un mondo imperfetto, fallace, erroneo, dove domina il dolore e il male. Nella “Pistis Sophia”, l’eone Cristo fu emanato da Dio per riportare Sophia verso il pleroma. L’eone Sophia, mostratosi nella forma umana di Maria Maddalena, sarebbe stato così “ricondotto sulla giusta via” dall’eone Cristo, apparso nella forma dell’uomo Gesù, che fu inviato da Dio sulla terra per fornire agli umani la gnosi necessaria per poter abbandonare il mondo fisico e poter tornare al mondo spirituale. 

Si nota subito che la cosmologia dello gnosticismo-cristiano deriva da una strana copia della cosmologia biblica. Sophia e il suo errore, o “peccato”, ricordano il “peccato originale” di Eva. 
E come se i pensatori gnostici avessero attinto dalla “Genesi” biblica, per poi costruire una cosmologia propria, che è carente però di originalità. 
In generale gli scritti gnostici rispecchiano una visione negativa della creazione. Il Dio vetero-testamentario (YHWH) sarebbe, nella visione gnostica, proprio il demiurgo. Ecco perché per gli gnostici il mondo sarebbe corrotto, e dominato dal male, perché secondo loro il demiurgo era imperfetto. 
Ma dalla lettura della Bibbia si evince chiaramente che Gesù Cristo, il Verbo incarnato, è consustanziale a Yahweh, ossia il Dio vetero-testamentario. Vediamo alcuni passaggi per chiarificare questo punto. Nel seguente passaggio di Giovanni (8, 23-24), Gesù, attribuendo a se stesso il nome con il quale Dio si rivelò a Mosè (“Io Sono”, in Esodo 3, 14) si pone alla pari con Dio.

E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».

E pure nel passaggiodel Vangelo di Giovanni (8, 58):

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

Vediamo un punto dei Salmi (Sal. 33:6): “I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno”. Per cui nei Salmi si afferma che l’Eterno (Dio) ha creato i cieli. 
Ma nel Vangelo di Giovanni (1, 3) si afferma: 

tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Con una logica semplice si capisce che Dio ha creato i cieli (Salmi) e il Verbo ha creato ogni cosa (Giovanni 1, 3). Ovvio, perche il Verbo è Dio.

Nel Libro di Isaia vi è scritto (44, 6):

Così dice il Signore, il re d’Israele,
il suo redentore, il Signore degli eserciti:
«Io sono il primo e io l’ultimo;
fuori di me non vi sono dèi.

E nell’Apocalisse di Giovanni vi è riportato (1, 17-18): 

Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi.

Si evince pertanto che per l’evangelista Giovanni, Gesù Cristo, il Primo e l’Ultimo, coincide perfettamente con il Dio descritto da Isaia, anch’esso Primo e l’Ultimo.
Un’altra frase importante con la quale Gesù ha dichiarato la sua piena identità e coincidenza con YHWH, è la seguente, in risposta al sommo sacerdote, tratta dal Vangelo di Marco (14, 61-62):

Egli però taceva e non rispondeva nulla. Perciò il sommo sacerdote lo interrogò ancora dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”. Rispose Gesù: “Si, sono io! E vedrete il Figlio dell’uomo, seduto alla destra della Potenza, venire con le nubi del cielo.”

In questo passaggio Gesù rispose chiaramente, usando le parole della visione di Daniele (7, 13-14).
Da tutti questi passaggi e da altri della Bibbia, si evince chiaramente che gli Apostoli hanno predicato che Gesù Cristo, Verbo incarnato, non era altro che lo stesso identico Dio vetero-testamentario, ossia YHWH. Gli gnostici, invece, negando il vero Gesù Cristo e gli Apostoli, che vissero con il Messia e ne divulgarono il messaggio fino al martirio, hanno ripudiato il Dio dell’Antico Testamento, individuandolo nel loro demiurgo. 
Nel demiurgo gnostico coesistevano tre nature: materiale, psichica, spirituale. E da ciò  per gli gnostici anche gli umani si distinguevano in queste tre classi. Nella soteriologia gnostica valentiniana la salvezza non era relazionata al peccato, e Cristo non era vero Dio e vero uomo, come nella credenza cristiana, ma era solamente un essere divino. Per Valentino gli esseri umani materiali (i pagani), non si salvano, gli psichici, (cristiani ed ebrei), potranno unirsi con Dio a seconda dei loro comportamenti tenuti durante la loro vita terrena, solo però quando Sophia si unirà all’eone Cristo. Solo gli umani spirituali, ossia gli gnostici, si uniranno direttamente con Dio. Infatti nella dottrina valentiniana il mondo fìsico durerà fino a quando l’ultimo elemento spirituale che uscirà dal demiurgo ritornerà al pleroma per unirsi a Dio.  
In pratica nella visione gnostica il mondo corrotto, derivato da un errore di Sophia, è come se fosse Dio pietrificato. E’ l’uomo che, con la gnosi, annulla il mondo terreno, pertanto è l’uomo che, con la gnosi, “salva Dio” e ristabilisce la pienezza del pleroma. 
Nel Cristianesimo invece è Dio che incarnatosi in Gesù Cristo, salva l’uomo. 

Innanzitutto notiamo che la visione gnostica non fu una fede originale, ma fu un adattamento di concetti gnostici applicati al Cristianesimo, in forte contrapposizione all’Antico Testamento. Gli gnostici, vedendo solo le negatività del mondo terreno, ossia il male, il dolore e la sofferenza, le attribuirono a YHWH, che identificavano con il demiurgo cattivo. 
Gesù invece non potevano ripudiarlo, perché come ho già sottolineato, è stato un personaggio storico e molti erano disposti a morire per lui. Pertanto attuarono un sincretismo, adattandolo alla loro credenza. 
Il “Gesù gnostico” che ne derivava pertanto, non era più quello narrato dagli Apostoli, che furono coloro che vissero con il Salvatore, ma era quello inventato e idealizzato dagli gnostici. Quel “Gesù gnostico” non aveva sofferto in croce, in quanto la sua natura prettamente divina gli impediva di soffrire, e pertanto anche la Risurrezione non aveva senso, era un’allegoria. L’importanza della venuta di Gesù era solo e solamente la sua azione di “ponte” che avrebbe potuto portare l’uomo alla vera gnosi e quindi, a Dio. Ne risulta un Gesù completamente falsato e non attinente ai testi neo-testamentari. 
Anche l’escatologia cristiana neo-testamentaria, viene completamente cancellata. E’ totalmente assente la parusia del Signore e la resurrezione dei corpi e il giudizio finale sono concetti inesistenti. 
Un’altra caratteristica dello gnosticismo è che i maestri iniziati erano superiori agli adepti. 
Nel Cristianesimo antico invece non vi era gerarchia e tutti avevano pari diritti e doveri. Non vi erano capi ma vescovi (ἐπίσκοπος, supervisori). Siccome la credenza cristiana esige dei cambi radicali non solo a parole, ma anche nei fatti, i vescovi che predicavano questo cambio di paradigma dovevano dimostrare negli atti che loro per primi erano disposti a lasciare tutto per Gesù Cristo. Non solo dovevano dimostrare di vivere in modo integerrimo e mite, non solo dovevano abbandonare le loro proprietà materiali per donarle alla comunità, vivendo così in condivisione dei beni, ma dovevano essere disposti ad anteporre Cristo persino alle loro vite. Ed è quello che fecero: infatti la maggioranza dei vescovi o dei saggi cristiani che vissero dopo la morte di Giovanni, nella cosidetta “età patristica”, morirono martirizzati, dando l’estrema testimonianza (martire significa testimone, in greco), di Gesù Cristo. 
Mi riferisco per esempio a Clemente di Roma (morto nel 100 d.C.), Ignazio di Antiochia (35-107 d.C.), Policarpo di Smirne (69-155 d.C.), Giustino Martire (100-168 d.C.), Ireneo di Lione (130-202 d.C.), Ippolito di Roma (170-235 d.C.), Origene (185-254 d.C.), Cipriano (210-258 d.C.), Metodio di Olimpo (250-311 d.C.). La loro principale forza dunque, fu la fede incrollabile in Cristo, e la dimostrarono col martirio.   
I pensatori gnostici, invece, non erano disposti a morire per la loro fede. I seguaci di Basilide e di Valentino ripudiavano il martirio. Infatti dicevano: “Confessare Dio con la morte è un suicidio” (1).
I seguaci di Basilide credevano che i tormenti sofferti dai martiri cristiani erano il giusto castigo per i peccati commessi nella vita anteriore (indizio di credenze sulla reincarnazione). Ci sono indizi comunque che seguaci di Marcione e Montano valorizzassero l’azione dei martiri. In generale comunque si evince che tra gli gnostici praticamente nessuno era disposto a morire per affermare “l’eone di Cristo”.
Vi era poi il concetto che sta alla base dei culti iniziatici, che stava alla base dello gnosticismo: seondo la Pistis Sophia, Gesù avrebbe impartito ai suoi seguaci un insegnamento “segreto”, ed “occulto”, in specialmodo dopo l’evento della Risurrezione, che nello gnosticimo è un’allegoria. 
Si dimostra così facilmente che gli gnostici predicavano un “Gesù gnostico” mai esistito. Innanzitutto gli Apostoli e gli autori dei testi neo-testamentari hanno predicato che l’insegnamento di Gesù non fu mai esoterico, ossia riservato a pochi, ma fu completamente pubblico, cioè aperto a tutti. Il messaggio di Gesù Cristo nel Nuovo Testamento era rivolto non solo ai suoi seguaci, ma anche e soprattutto ai non-seguaci, ossia ai peccatori, ai gentili (vedi episodio della samaritana), ai soldati romani (vedi episodio del servo del centurione). Nell’insegnamento gnostico, frutto di un sincretismo forzato, l’insegnamento di Gesù era riservato a pochi iniziati, mentre il vero e unico Gesù Cristo insegnò  apertamente a tutti coloro che si dichiaravano pronti ad ascoltarlo. 
Vediamo a tale proposito il passo del Vangelo di Giovanni (18, 19-21): 

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 

Inoltre nel Cristianesimo vi è il concetto che i poveri di spirito (quelli che non si vantano della loro condizione spirituale, ma sono consapevoli di non essere arrivati al Regno di Dio), possono accedere al Regno, se si pentono dei propri peccati e riconoscono che Gesù Cristo è venuto per togliere il peccato del mondo. Tutti quindi possono accedere al Regno di Dio. Anche un ricco, anche una persona che ha potere terreno se diventa umile e si spoglia delle sue ricchezze, o della sua presunzione, può accedere al Regno. 
Ecco che si nota che Cristianesimo antico e Gnosticismo non potevano essere in accordo, perché sono all’opposto. Gli gnostici pertanto, non rinunciarono alle loro tradizioni misteriche, ma adattarono Gesù Cristo alla loro tradizione, travisando i concetti basilari del Nuovo Testamento e quindi predicando un Gesù mai esistito. 
Quale fu la risposta delle prime comunità di cristiani al culto sincretico dello gnosticismo-ellenistico? 
Innanzitutto vi fu una risposta ecclesiastica. Nessuno degli gnostici-ellenistici, che predicavano perlopiù in ambiente alessandrino e romano, fu nominato vescovo. L’alessandrino Valentino fu inizialmente nominato diacono a Roma, sotto i vescovi Igino e Aniceto. Ma non fu nominato vescovo, pertanto scelse la strada della predicazione gnostica indipendente, e morì a Cipro, possibilmente nel 165. 
Vi fu una corposa risposta teologica alle tesi sincretiche degli gnostici. Il principale scrittore e teologo anti-gnostico fu Ireneo di Lione (130-202 d.C.), ma anche Tertulliano (155-230 d.C.) e Ippolito di Roma (170-235 d.C.), scrissero nell’intento di difendere l’originalità della fede cristiana.
Ireneo era nato a Smirne, e fu discepolo di Policarpo. Durante la persecuzione di Marco Aurelio fu sacerdote presso nella città di Lione, il cui vescovo era Potino. Di ritorno da un viaggio a Roma si rese conto che Potino era morto in seguito ad una persecuzione e fu nominato secondo vescovo di Lione. Molti suoi scritti ebbero l’oiettivo di dimostrare l’infondatezza e la falsità delle dottrine gnostico-cristiane. La suo opera anti-gnostica più importante fu Adversus haereses o “Smascheramento e confutazione della falsa gnosi”.
In quest’opera Ireneo, confuta Valentino ed i suoi predecessori, che fa rimontare a Simone Mago, personaggio descritto negli Atti degli Apostoli (cap.8). Ireneo fa notare che semplicemente i testi gnostici non fanno parte degli scritti apostolici, facenti parte del canone. Proprio nella seconda metà del II sec., infatti, il canone testamentario stava per prendere corpo, come poi è stato provato con la scoperta del frammento muratoriano (2). Inoltre Ireneo dimostra che sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento non vi sono dottrine gnostiche. Fa notare inoltre che nessuno dei successori degli Apostoli insegna dottrine gnostiche. 
Ireneo dimostra pertanto già sul finire del II sec., che lo gnosticismo-ellenistico non è altro che un culto non originale e non apostolico. Dimostra che gli gnostici hanno divulgato un Gesù mai esistito, che rispecchiava solamente la loro tradizione, ma che nulla aveva a che fare con il vero Gesù Cristo, divulgato dagli Apostoli sia oralmente che negli scritti canonici del Nuovo Testamento.
Secondo l’imperatore Flavio Claudio Giuliano (331-363), esistevano delle scuole Valentiniane in Asia Minore fino ali suoi tempi. Nel IV secolo, quando il Cristianesimo fu accettato ed in seguito imposto come religione di stato, il culto gnostico-docetico declinò e venne marginalizzato in alcune zone periferiche dell’impero, come per esempio l’Arabia (3). 
Certi concetti gnostici però, non si estinsero, ma si trasformarono e soppravvissero fino e oltre il Medio Evo, per poi rinascere nell’epoca moderna attraverso il pensiero di persone come il poeta William Blake, il massone Albert Pike, l’esoterica H.P. Blavatsky (fondatrice della società teosofica), e lo psicoanalista Carl Gustav Jung. 

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Foto principale: Frammento della principale opera anti-gnostica di Ireneo di Lione, Adversus Haereses -- P. Oxy. 3.405. Irenaeus, Adversus Haereses. Van Haelst 671; papyrus roll (7 fragments), ca 200 ce.

Nota:
(1) Clemente di Alessandria, strom. IV, 4; Ireneo, Adv. hæres. III, 18,5; IV, 33,9.
(2) https://en.wikipedia.org/wiki/Muratorian_fragment
(3) http://www.answering-islam.org/authors/masihiyyen/gnostic_islamic_crucifixion.html

lunedì 26 ottobre 2015

Considerazioni sulla Trinità


Molti credenti in Gesù Cristo pensano che la Trinità sia stata imposta come dogma, nel IV secolo d.C. La domanda da porsi per capire quale sia l’origine del concetto trinitario è: “cosa credevano i primi cristiani?”. Per “primi cristiani” mi riferisco non solo ai seguaci di Cristo del I secolo, ossia gli Apostoli e loro discepoli, ma anche a tutti i cristiani che vissero nel secondo e terzo secolo d.C., prima dell’imperatore Costantino. 
Innazitutto definiamo il concetto di Trinità.
Per Trinità si intende che Dio sia unico, e che unica sia la sua “sostanza”, ma che essa sia presente in tre persone, distinte tra di loro. Queste tre persone non sono tre aspetti della stessa Divinità, ma sono tutte e tre Dio. Queste tre persone sono: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Secondo questa credenza pertanto, il Padre non è il Figlio; il Figlio non è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo non è il Padre, ma tutti e tre sono allo stesso tempo, Dio.
Vi sono vari esempi che possono spiegare questo concetto, ma di solito si mostra quello dell’acqua: sappiamo infatti che l’essenza dell’acqua sono due atomi di idrogeno legati ad una molecola di ossigeno: H2O. L’acqua si può presentare in tre stati: lo stato solido, quello liquido e quello gassoso. Nei tre stati fisici l’essenza stessa dell’acqua non cambia: è sempre H2O. L’esempio viene dato solo a titolo indicativo, ma non deve essere preso alla lettera.
Torniamo al tema centrale. Possiamo affermare con certezza quale sia l’origine di questa credenza? Faccio notare che mi riferisco all’origine storica, e non a quella teologica e formale.
Se vogliamo conoscere quello che credevano i primi cristiani dobbiamo leggere i testi più antichi da loro scritti, ossia i 27 libri del Nuovo Testamento.
E’ vero che la parola “Trinità” non si trova nella Bibbia, ma ciò non vuol dire che i primi cristiani non adorassero un solo Dio, la cui sostanza era presente in tre “persone”.
Iniziamo con analizzare alcuni passi dove la Trinità viene affermata indirettamente.
Vediamo innanzitutto un passo del Vangelo di Matteo (3, 16-17):

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

In questo passo del Vangelo di Matteo, che secondo una tradizione antica fu scritto in aramaico o in ebraico intorno al 45 d.C. (1), non vi è solo il Figlio, Gesù Cristo, ma vi è anche lo Spirito, e il Padre, nelle cui parole c’è un richiamo al servo di YHWH (Isaia 42, 1).
Nel passo precedente lo Spirito Santo è presente, esattamente come in Genesi (1,2):

La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Vediamo ora un altro passaggio del Vangelo di Matteo, dove Gesù ordina il battesimo nel nome della Trinità (28, 18-20):

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Come sappiamo lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra è stato “togliere il peccato del mondo”. La sua missione ha però avuto anche altri obiettivi, tra i quali quello di rivelare la splendente Trinità. In questo passaggio Gesù invita a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E’ un invito chiarissimo ad accogliere in noi le tre persone dell’unico Dio. Da notare che Gesù Cristo disse: “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, e non disse: “nei nomi del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Vediamo un passaggio del Vangelo di Marco (14, 60-62):

Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose:
«Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».

Con questa frase inaudita, Gesù si riferì alla profezia di Daniele (7, 13). Questa frase è indirettamente una dichiarazione trinitaria, nel senso che Gesù si dichiara Figlio di Dio e quindi per estensione Dio incarnato, inoltre afferma che egli sarà visto alla destra della Potenza (Dio Padre), venire con le nubi del cielo. Le nubi del cielo sono una rappresentazione simbolica dello Spirito.
Vediamo ora un passaggio della Lettera ai Romani di Paolo di Tarso (8, 14-17):

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Innazitutto qui Paolo descrive lo Spirito di Dio. Ci dice che lo Spirito guida i figli di Dio.
Lo Spirito ci predispone ad invocare il Padre. Ma solo se prendiamo parte alle sofferenze di Cristo, ossia se portiamo la nostra croce, possiamo dirci veramente figli di Dio. E’ una meravigliosa rivelazione trinitaria fatta da Paolo, scritta possibilmente a Corinto tra il 55 e il 58 d.C.
Vediamo ora l’ultimo passaggio della Seconda Lettera ai Corinzi (13, 13):

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

La grazia del Signore Gesù Cristo è il dono della rinascita e della salvezza che possiamo ottenere se crediamo in lui. Senza di lui i nostri peccati non potrebbero essere tolti. L’amore di Dio è rappresentato da quanto Dio Padre ci ama, proprio perché ci ha donato il Figlio. La comunione dello Spirito Santo, è la partecipazione personale effettuata dallo Spirito di Dio.
Vediamo ora un passaggio della Lettera agli Ebrei (2, 2-4):

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l’avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

La parola di Dio fu inizialmente trasmessa per mezzo degli angeli di YHWH. Poi cominciò ad essere annunciata dal Signore Gesù e confermata dai suoi apostoli sia con miracoli che con doni dello Spirito Santo. Anche questa è una rappresentazione della Trinità.
Vediamo ancora un passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 13-14):

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè serviamo al Dio vivente?

Anche qui si nota un riferimento alla Trinità: è Gesù Cristo che, spinto dallo Spirito eterno, offrì se stesso a Dio Padre per la remissione dei peccati.
Vediamo ora un passaggio della Prima Lettera di Pietro (1, 1-2):

Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, scelti secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza.

E’ Dio Padre che attira a se i suoi figli, attraverso lo Spirito che rende santi, con lo scopo di seguire la via indicata da Gesù Cristo, affinchè si possa essere salvati dal suo sangue. In questa frase è presente la Trinità, in tutta la sua meravigliosa pienezza.
Nei libri del Nuovo Testamento vi sono molti riferimenti diretti a Dio Padre, per esempio nella Prima Lettera a Timoteo (1, 17):

Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Dio è la causa prima. E’ eterno. Vediamo un passaggio del Libro dei Salmi (90, 2):

Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.

E’ onnipotente. Vediamo un passaggio del Libro di Geremia (32, 27):

Ecco, io sono il Signore, Dio di ogni essere vivente; c’è forse qualcosa di impossibile per me?

E’ onniscente. Vediamo due passaggi del Libro di Geremia (23, 23-24):

Sono forse Dio solo da vicino?
Oracolo del Signore.
Non sono Dio anche da lontano?
Può nascondersi un uomo nel nascondiglio
senza che io lo veda?
Oracolo del Signore.
Non riempio io il cielo e la terra?
Oracolo del Signore.

E’ fedele. A tale proposito vediamo un passaggio della Seconda Lettera di Timoteo (2, 13):

se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perchè non può rinnegare se stesso.

E’ onnipresente. A tale proposito leggiamo un passo dei Salmi (139, 7-12):

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

E’ il nostro Salvatore. A tale proposito vediamo un passaggio della lettera di Tito (1, 3):

e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore

Sarà il nostro giudice, come si evince dagli Atti degli Apostoli (17, 30-31):

Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perchè egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Analizziamo ora alcuni passaggi neo-testamentari dove si attesta la Divinità del Figlio e dello Spirito Santo.
I primi cristiani, infatti, dimostravano di adorare e credere alle tre persone della Trinità, come ora vedremo.
Gesù Cristo era adorato come Dio fin dai primi anni dopo la sua Risurrezione.
Innanzitutto le prime comunità cristiane si rivolgevano a Gesù con il termine “Signore”, utilizzato nella Bibbia per riferirsi a Dio. Vi è un passaggio della Prima Lettera ai Corinzi molto indicativo a tale proposito (16, 22):

Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema! Maràna tha!

Maràna tha significava “Signore Nostro Vieni”, in lingua aramaica.
Vediamo ora il versetto della Lettera ai Colossesi (2, 9):

“È in lui che dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità”.

Paolo afferma che in Cristo si ha “tutta la pienezza della divinità”, cioè l'Essenza divina. Cristo è Dio. Egli, in quanto Persona, si distingue dal Padre per la relazione che ha con il Padre essendo lui il Figlio Unigenito, ma una sola è l’essenza. Tutta la pienezza della Divinità “abita corporalmente” in lui, cioè non per via di semplice azione della Divinità su di un corpo umano, ma per l’unione ipostatica delle due nature, quella divina e quella umana. In Cristo vi sono due nature, in un unica Persona. In Dio si hanno tre Persone uguali e distinte nell’unica Essenza. Dio è Trinità.
Vi sono poi altri passaggi di Paolo di Tarso dove si afferma la piena Divinità di Gesù Cristo.
Per esempio la Prima Lettera a Timoteo (3, 16), (2):

Senza alcun dubbio, infatti, è grande il mistero della pietà:
Dio si è manifestato nella carne
Fu giustificato nello spirito
Apparve agli angeli
Fu predicato alle nazioni
Fu creduto nel mondo
Fu assunto nella gloria

“Dio si è manifestato nella carne”, (Vangelo di Giovanni 1, 14). La frase è chiara: Dio (il Verbo), si è fatto carne, ed è venuto tra di noi (Vangelo di Giovanni 1, 11).
Analizziamo adesso un passaggio della Lettera ai Romani (9, 4-5):

Essi sono Israeliti, loro è l’adozione a figli, la gloria le alleanze, a loro è stata data la legge, il culto le promesse, i patriarchi, da loro proviene Cristo secondo la sua natura umana, egli che domina tutto è Dio, Benedetto nei secoli, amen.

In questo passaggio è chiaro che Paolo sosteneva la piena Divinità del Figlio.
Ovviamente il fatto che Paolo credesse e divulgasse la piena Divinità di Gesù Cristo si evince anche dalla Prima Lettera ai Corinzi (15, 1-11), dove si descrive la Risurrezione e le apparizioni di Gesù. Secondo Paolo, infatti, Gesù Cristo, con la Risurrezione, ha vinto la morte e ha dimostrato il suo potere su di essa. Solo Dio stesso, che ha creato l’universo, ha il potere di vincere il peccato e la morte. Senza Risurrezione, come scrive Paolo, la fede in Cristo sarebbe inutile. Solo nella religione cristiana Dio si è incarnato in un essere umano, che è venuto sulla terra (si descrive anche nel Vangelo di Giovanni, 1, 11), con lo scopo di “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni, 1, 29), vincere il peccato e la morte, fatto attestato dalla Risurrezione. E tutto questo Paolo lo ha sancito chiaramente, fino alle estreme conseguenze, ossia fino al martirio.
Da vari passaggi dei Vangeli si evince che il Padre e il Figlio sono “della stessa sostanza”.
E’ Gesù stesso che lo ha affermato, dipanando ogni dubbio sulla sua identità e sulla sua missione.
Ecco un primo passaggio del Vangelo di Matteo, (11, 27):

Tutto mi è stato dato dal Padre mio: nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.

Continuiamo con l’analisi del Vangelo di Giovanni. Nel seguente passo (8, 18-19) è scritto:

Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete nè me nè il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Frase significativa, perchè indica che solo conoscendo e accettando lui, si può accettare il Padre. Naturalmente vi sono tanti altri passaggi dei libri neo-testamentari dai quali si evince la piena Divinità del Figlio, che ho approfondito nel mio articolo “la vera identità di Gesù Cristo”.
Passiamo ora ad analizzare nello specifico alcuni punti degli scritti neo-testamentari dai quali si evince la Divinità dello Spirito Santo.
Innazitutto lo Spirito Santo, nella fede cristiana, è Dio, ma è anche una persona distinta dal Padre e dal Figlio. Ha una personalità propria, ma ha la stessa sostanza del Padre e del Figlio. Dagli scritti neo-testamentari, si evince che i primi cristiani lo adoravano e lo consideravano Dio, al pari del Padre e del Figlio.
Vediamo subito un passaggio degli Atti degli Apostoli (5, 3-4)

Ma Pietro disse: «Anania, perchè Satana ti ha riempito il cuore, cosicchè hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l’importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perchè hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

In questo passaggio si nota chiaramente che Pietro credeva che lo Spirito Santo è Dio.
Naturalmente la Divinità dello Spirito Santo si evince anche da vari passaggi dell’Antico Testamento. Vediamo un passaggio dei Salmi (139, 7-8):

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.

Torniamo al Nuovo Testamento e alle credenze dei primi cristiani. Vediamo cosa scrive Paolo di Tarso nella sua Prima Lettera ai Corinzi (2, 10-11):

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio.

Lo Spirito Santo è pertanto onniscente, in quanto conosce ogni cosa. Conosce persino le profondità di Dio, in quanto egli stesso è Dio.
Analizziamo ora un altro passaggio della Lettera ai Romani (12, 12-13):

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Se una persona non ha lo Spirito di Cristo non appartiene a lui. In pratica Paolo di Tarso credeva che per ricevere lo Spirito Santo bisognava accettare Gesù Cristo, fatto comprovato anche dalla credenza del battesimo.
Vediamo ora un importante passaggio della Prima Lettera ai Corinzi (12, 4-13):

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

In questi passaggi, Paolo indirettamente afferma la meravigliosa Trinità. Uno solo infatti è Dio, ma anche lo Spirito è uno solo ed il Signore è uno solo. I doni spirituali sono dati secondo la volontà dello Spirito, che li distribuisce come vuole. Lo Spirito Santo viene ricevuto quando si crede nell’azione salvifica di Gesù Cristo.
Vediamo ora due versetti della Lettera agli Efesini (2, 17-18):

Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Solo attraverso Gesù Cristo possiamo presentarci con un solo Spirito al Padre.
Vediamo ora un passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 14):

quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè serviamo al Dio vivente?

Lo Spirito Santo è eterno, ossia è sempre esistito. Non vi è stato un momento durante il quale Dio esisteva e lo Spirito Santo non esisteva.
Da altri passaggi neo-testamentari si evince inoltre che i primi cristiani credevano nella onnipotenza dello Spirito Santo. Vediamo per esempio il Vangelo di Luca (1, 35):

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

E vediamo questo passaggio degli Atti degli Apostoli (1, 6-8):

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».

In questi passi vi è una meravigliosa rappresentazione della Trinità. Vengono infatti nominati Dio Padre e lo Spirito Santo ed il Figlio dice che si dovrà dare testimonianza di lui.
Da vari altri passaggi dei testi neo-testamentari si evince che lo Spirito Santo ha le proprietà di una persona. Vediamo alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni:

(14, 26):
Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

(15, 26):
Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me;

(16, 12-14):
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perchè prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Vediamo pertanto che lo Spirito Santo è una persona che insegna, ricorda e da testimonianza. Da tutti questi passi si evince che lo Spirito Santo era venerato e adorato come Dio, allo stesso tempo del Padre e del Figlio.
Il concetto della Trinità era presente anche negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, nel secondo secolo d.C. Vediamo a tale proposito alcuni passaggi della Prima Lettera di Clemente (morto nel 100 d.C.)

(46, 6):
Non abbiamo un solo Dio, un solo Cristo e un solo spirito di grazia effuso su di noi e una sola vocazione in Cristo?

(58, 1-2):
Ubbidiamo dunque al suo nome santissimo e glorioso e sfuggiamo alle minacce fatte dalla Sapienza contro i disobbedienti, per riposare fiduciosi nel nome santissimo della sua Maestà. 2. Ascoltate il nostro consiglio, e non avrete a pentirvi.
Vive Dio, vive il Signore Gesù Cristo e lo Spirito Santo, la fede e la speranza degli eletti. Chi avrà praticato in umiltà, con costante mitezza e senza rimpianto i comandamenti e i precetti dati da Dio sarà posto e annoverato nel numero dei salvati da Gesù Cristo, per mezzo del quale a Lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Vediamo alcuni passaggi della Lettera agli Efesini (Libro 9) di Ignazio di Antiochia (35-107 d.C):

Ho inteso che sono venuti alcuni portando una dottrina malvagia. Voi non li avete lasciati seminare in mezzo a voi, turandovi le orecchie per non ricevere ciò che speravano. Voi siete pietre del tempio del Padre preparate per la costruzione di Dio Padre, elevate con l'argano di Gesù Cristo che è la croce, usando come corda lo Spirito Santo. La fede è la vostra leva e la carità la strada che vi conduce a Dio. Siete tutti compagni di viaggio, portatori di Dio, portatori del tempio, portatori di Cristo e dello Spirito Santo, in tutto ornati dei precetti di Gesù Cristo. Mi rallegro di essere stato stimato degno delle cose che vi scrivo, per trattenermi con voi e congratularmi perchè per una vita diversa non amate che Dio solo.

Vediamo alcuni passaggi della Lettera ai Magnesii di Ignazio di Antiochia, (XIII, 1-2):

Cercate di tenervi ben saldi nei precetti del Signore e degli apostoli perché vi riesca bene tutto quanto fate nella carne e nello spirito, nella fede e nella carità, nel Figlio, nel Padre e nello Spirito, al principio e alla fine, con il vostro vescovo che è tanto degno e con la preziosa corona spirituale dei vostri presbiteri e dei Diaconi secondo Dio. Siate sottomessi al vescovo e gli uni agli altri, come Gesù Cristo al Padre, nella carne, e gli apostoli a Cristo e al Padre e allo Spirito, affinché l’unione sia carnale e spirituale

Vediamo un passaggio tratto dal Libro prima Apologia (6,2) di Giustino Martire (100-168 d.C.):

Lui veneriamo e adoriamo, e il Figlio che da Lui è venuto e che ci ha insegnato queste dottrine, con l’esercito degli altri angeli buoni che Lo seguono e Lo imitano e lo Spirito Profetico: li onoriamo con ragione e verità trasmettendo con generosità quanto abbiamo imparato a chiunque voglia apprenderlo.

Vediamo un altro passaggio tratto dal Libro Prima Apologia di Giustino (LXV. 1-3).

Noi allora, dopo aver così lavato chi è divenuto credente e ha aderito, lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli, dove essi si trovano radunati, per pregare insieme fervidamente, sia per noi stessi, sia per l'illuminato, sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato; egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie per essere stati fatti degni da Lui di questi doni.

Vediamo un ultimo passaggio tratto dal Libro Prima Apologia di Giustino (LXVII 1-2).

Da allora noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.

Vediamo ora due passaggi del libro “Supplica intorno ai cristiani” di Atenagora di Atene (133-190 d.C.).

(10, 5):
Chi dunque non rimarrebbe attonito nell’udire che vengono detti atei quelli che riconoscono Dio Padre e Dio Figlio e lo Spirito Santo, che ne dimostrano e la potenza nell’unità e la distinzione nell’ordine? Né a ciò si ferma la nostra dottrina teologica, ma ammettiamo anche un gran numero di angeli e di ministri, che Dio, fattore e creatore del mondo, per opera del suo Verbo, distribuì e ordinò a sovrintendere agli elementi e ai cieli e al mondo e a ciò che v’è in esso, e al buon ordine loro.

(24, 2):
Come infatti, affermiamo esservi Dio e il Figlio, il Verbo di lui, e lo Spirito Santo, un essere solo per natura, il Padre, il Figlio e lo Spirito, perché Mente, Verbo e Sapienza del Padre è il Figlio, ed emanazione come luce da fuoco lo Spirito, tosi abbiamo compreso esservi anche altre nature che esplicano la loro attività sulla materia e per mezzo della materia. Di queste l’una è nemica a Dio, non già nel senso che un qualche essere possa contrapporsi a Dio, come la discordia all’amore secondo la teoria di Empedocle , o la notte al giorno secondo quel che appare (perché se qualche cosa si fosse opposta a Dio avrebbe cessato di esistere, andando distrutta la sua sussistenza dalla potenza e dalla forza di Dio) ma nel senso che questo spirito occupato circa la materia, creato da Dio, come furono creati da lui anche gli altri angeli, e al quale fu affidato il governo sulla materia e sulle specie della materia, contrasta alla bontà di Dio la quale è suo attributo e in lui coesiste come il colore al corpo, senza di cui non può essere (non perché sia quasi parte di lui, ma perché è quasi una conseguenza che necessariamente coesiste in lui, unita e incorporata come il colore fulvo col fuoco e l’azzurro con l’etere).

Vediamo ora alcuni passaggi dell’opera “Martirio di Policarpo” (14, 1-3), possibilmente scritta nella prima metà del terzo secolo (3):

Non lo inchiodarono ma lo legarono. Con le mani dietro la schiena e legato come un capro scelto da un grande gregge per il sacrificio, gradita offerta preparata a Dio, guardando verso il cielo disse: “Signore, Dio onnipotente Padre di Gesù Cristo tuo amato e benedetto Figlio, per il cui mezzo abbiamo ricevuto la tua scienza, o Dio degli angeli e delle potenze di ogni creazione e di ogni genia dei giusti che vivono alla tua presenza. Io ti benedico perché mi hai reso degno di questo giorno e di questa ora di prendere parte nel numero dei martiri al calice del tuo Cristo per la risurrezione alla vita eterna dell’anima e del corpo nella incorruttibilità dello Spirito Santo. In mezzo a loro possa io essere accolto al tuo cospetto in sacrificio pingue e gradito come prima l’avevi preparato, manifestato e realizzato, Dio senza menzogna e veritiero. Per questo e per tutte le altre cose ti lodo, ti benedico e ti glorifico per mezzo dell'eterno e celeste gran sacerdote Gesù Cristo tuo amato Figlio, per il quale sia gloria a te con lui e lo Spirito Santo ora e nei secoli futuri. Amen”.

Come si vede i Padri della Chiesa credevano fortemente nel concetto trinitario, in quanto nei loro scritti rispecchiavano la fede dei seguaci di Cristo (4). In ogni caso, già verso la fine del secondo secolo i tempi erano maturi per una prima ufficializzazione del credo trinitario. I dottori delle antiche chiese cristiane non avrebbero potuto certo introdurre un dogma dal nulla, sopratutto se esso non fosse già accettato nel culto cristiano. Il primo vescovo cristiano che utilizzò un termine simile al termine “Trinità”, fu Teofilo di Antiochia (che morì nel 185 d.C.), che nel suo libro “L'Apologia ad Autolico” utilizzò il termine greco τριας (triàs), riferendosi al Padre, al Figlio e alla Sapienza (attributo dello Spirito di Dio). Fu però Tertulliano (155-230 d.C.) che, in alcuni suoi scritti usò ufficialmente il termine Trinitas riferendosi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Siamo giunti alla fine della nostra disamina sulla credenza della Trinità.
Abbiamo visto che nella credenza cristiana Dio è pertanto unico, ma presente in tre persone. Le tre persone della Trinità sono uguali tra di loro in quanto a essenza, e le tre persone hanno l’attributo dell’eternità. Ognuna di esse ha una personalità distinta e riflette intelligenza e volonta soprannaturali.
C’è però un ultimo concetto da analizzare. Abbiamo visto che la Trinità era la credenza dei primi cristiani. Nel concetto di Trinità il Padre ha amato il Figlio e lo Spirito Santo fin dalla notte dei tempi. I concetti di amore, bontà e misericordia hanno da sempre fatto parte dell’essenza di Dio. Nella visione cristiana Dio è sempre stato infinitamente misericordioso e deve pertanto poter perdonare tutti i peccati. Però Dio deve essere anche infinitamente giusto e pertanto deve poter punire ogni peccato. Vediamo pertanto che Dio è allo stesso tempo infinitamente misericordioso e giusto.
Ma come potrebbero essere perdonati i peccati degli uomini? Ogni peccato è infinito, in quanto è un offesa ad un Dio infinito. Nessuno potrebbe espiare “da solo” i suoi peccati.
Solo attraverso l’azione salvifica di Gesù Cristo i peccati possono essere perdonati, e solo dopo che lo Spirito Santo è sceso su di lui (Vangelo di Matteo 3, 16-17).
Pertanto Dio perdona i peccati non “da fuori”, ma pagando lui stesso. L’amore e la misericordia fanno parte della sua essenza. Solo con la meravigliosa Trinità si spiega l’amore infinito del Creatore. Dio non ha giudicato dall’alto i peccati e non ha delegato ad una sua “creatura”, la sofferenza sulla Croce.
Dio stesso era sulla croce, perchè amava talmente l’uomo che si è sacrificato per lui espiando tutti i suoi peccati, e salvando così tutti coloro che credono in lui.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Note:
1-Jean Carmignac, Nascita dei Vangeli sinottici, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1986.
2-Textus Receptus
3-Cf. Moss, p.573-574
4- Altri riferimenti al credo trinitario si trovano nelle seguenti opere della patristica: "Martirio di Policarpo" (XXII, 1-3), Lettera agli Smirnesi di Ignazio di Antiochia (saluto iniziale), Apologia Prima di Giustino XIII, 3, Dialogo con Trifone XXII, 3.