martedì 4 luglio 2017

La Lettera ai Romani: moralità cristiana, amore per il prossimo e rispetto delle autorità


Ancora oggi vi sono delle persone che pensano che Paolo di Tarso avesse un interesse personale nel divulgare il Vangelo. Alcuni sostengono che egli avesse uno scopo di potere. Le sue lettere e la sua irreprensibile condotta morale dimostrano invece che Paolo di Tarso non aveva alcuna intenzione di ottenere qualche vantaggio dalle sue predicazioni. La sua altissima moralità e la sua assoluta concordanza con la predicazione degli Apostoli sono sancite anche da alcune citazioni dei sucessori degli Apostoli. Vediamo nello specifico due fonti storiche: 
Sia Clemente di Roma che Policarpo di Smirne descrivono Paolo di Tarso come un beato, quindi veritiero. 

Prima Lettera di Clemente V, (5-7):

Per invidia e discordia Paolo mostrò il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell'oriente e nell'occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell'occidente e resa testimonianza davanti alle autorità, lasciò il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il più grande modello di pazienza. 

Prima Lettera di Clemente XLVII,1:

"Prendete la lettera del beato Paolo apostolo”

Policarpo, Lettera ai Filippesi:

"Poichè nè io nè un altro come me potrà mai raggiungere la sapienza del beato e glorioso Paolo, il quale, mentre si trovava tra voi, alla presenza degli uomini d’allora, insegnò con tanta esattezza e sicurezza la parola della verità, e, quando fu lontano, vi scrisse lettere , nella cui meditazione voi potrete confermare la fede che vi fu data".

Se Paolo di Tarso avesse avuto una condotta morale dubbia o ambigua, nessuno avrebbe scritto queste frasi su di lui. 
Nel tredicesimo e nel quattordicesimo capitolo della Lettera ai Romani, Paolo di Tarso indica quale deve essere la condotta morale dei cristiani e quale deve essere il rapporto con le autorità. 
Vediamo questo primo passaggio: (12, 9-21): 

La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Da questi passaggi celebri si nota che l’insegnamento di Paolo di Tarso è concorde perfettamente con il Vangelo di Matteo. Vediamo infatti i passaggi corrispondenti. 
Vangelo di Matteo (5, 38-48): 

Voi avete udito che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra, e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Da' a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te. Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poichè egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Perchè, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

Dall’analisi del tredicesimo capitolo della Lettera ai Romani si evince poi che Paolo di Tarso non era in contrasto con le autorità, anzi esortava i cristiani a sottomettersi allo Stato. Vediamo i passaggi corrispondenti: Lettera ai Romani (13, 1-7): 

Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite. Infatti non c’è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono attireranno su di sè la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver paura dell’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poichè essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora devi temere, perchè non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi fa il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo infatti voi pagate anche le tasse: quelli che svolgono questo compito sono a servizio di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi si devono le tasse, date le tasse; a chi l’imposta, l’imposta; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto.

Da questi versi si evince pertanto che Paolo di Tarso non aveva nessun intento sovversivo o rivoluzionario. Vediamo ora un ultimo passaggio del tredicesimo capitolo della Lettera ai Romani (8-10): 

Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perchè chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

Anche da questi passaggi si nota l’assoluta concordanza con il Vangelo di Matteo, vediamo infatti il passaggio corrispondente (Vangelo di Matteo 22, 34-40): 

Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Yuri Leveratto

Immagine: la Lettera ai Romani riportata nel codice Alessandrino. 

domenica 2 luglio 2017

Critica al liberalismo in riferimento alla fede cristiana

Alla base del liberalismo vi è il raciozinio umano e la scienza. Per i liberalisti Gesù è stato un grande maestro ed è un esempio di vita, ma non è il Figlio di Dio e tantomeno l’Incarnazione di Dio. Di solito i liberalisti sostengono l’importanza del Vangelo sociale, quindi delle opere buone, per condurre un’esistenza corretta e per potersi “salvare”. Il liberalismo si caratterizza pertanto non per quello in cui si crede, ma per quello nel quale non si crede. Infatti si ripudia tutto ciò  che è spirituale e miracoloso. 
Da un punto di vista storico si può  dire che già i Sadducei erano i liberalisti dell’epoca di Cristo. Essi non credevano nell’anima e neppure nella Risurrezione dei corpi, quindi negavano la Bibbia, per esempio passaggi come questo: 

Daniele (12, 2):

Molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, alcuni per vita eterna, altri per vergogna e infamia eterna.

Il liberalismo moderno o modernismo sorse tra il 1350 d.C. e il 1650 d.C. nel periodo del Rinascimento. Vi furono tre grandi correnti di pensiero: la libertà di pensiero, lo sviluppo scientifico e la lotta per le riforme sociali. 
La spinta verso la libertà di pensiero era in opposizione alla Chiesa Cattolica Romana che aveva di fatto esercitato il monopolio sulla vita intellettuale e religiosa in Europa. 
I riformatori protestanti dichiararono che l’autorità veniva dalla Bibbia e non dalla Chiesa Cattolica. Difendevano il diritto a leggerla e interpretarla. 
I liberi pensatori ripudiavano sia la Bibbia che la Chiesa Cattolica e si basavano solo sulla propria ragione. 
A metà tra questi due gruppi vi erano i cosidetti “cristiani liberali”, i quali accettavano la Bibbia come un libro che ispirava l’uomo ad alti valori di moralità, ma ripudiavano il messaggio salvifico in essa contenuto. 
Lo sviluppo scientifico portò  a tre correnti di pensiero rispetto alla Bibbia. 
Vi fu un primo gruppo che sosteneva l’autorità assoluta della Bibbia. Essi sostenevano che se vi fosse stato un conflitto tra la Bibbia e la scienza, la spiegazone fosse che in realtà la scienza non aveva ancora trovato la verità ultima. 
Un secondo gruppo sosteneva la autorità totale della scienza. Secondo queste persone la Bibbia non sarebbe stata la verità ultima, ma solo un insieme di miti e leggende. 
Un terzo gruppo, formato dai liberalisti tentava di conciliare la scienza con la Bibbia. Essi tendevano a considerare la Bibbia in senso allegorico. 
Anche in riferimento alla lotta per le riforme sociali si formarono tre gruppi di persone. 
I protestanti auspicavano una rinascita in Cristo per poter influire positivamente sulla società. 
Altri posero l’uomo al centro dell’universo. Questi erano gli umanisti. Affermavano che l’uomo non ha bisogno di Dio, in quanto Dio non esiste e asserivano che l’uomo può  risolvere tutti i problemi dell’umanità. 
Il terzo gruppo di persone, ossia i liberalisti, affermavano che l’uomo doveva essere al centro della loro religione e non Cristo. Cristo doveva essere preso come esempio e guida, ma non come il Figlio di Dio e quindi il Salvatore dell’uomo dal peccato. 
Per riassumere questa prima parte dell’articolo, i liberalisti sostenevano che la ragione e la scienza sono l’arbitro supremo tra la verità e l’errore; la Bibbia è subordinata alla ragione; la riforma sociale è il cammino per risolvere i problema del mondo. 
I liberalisti nel loro ripudiare la Bibbia come verità ultima, annullarono anche il concetto di peccato e con esso il concetto di giustizia divina. Dio pertanto avrebbe salvato tutti, indipendentemente dalla fede o la non fede delle persone nel Figlio di Dio, il Messia, Gesù Cristo. 
Il pensiero liberale quindi iniziò  a ripudiare tutto ciò  che non era dimostrabile scientificamente: i miracoli, e nella fattispecie i miracoli di Gesù, la sua Incarnazione e la sua nascita verginale. 
Per loro Cristo era il miglior maestro mai esistito, una luce nell’oscurità, ma Egli era “divino” come esattamente tutti gli uomini possono diventare “divini”. Negavano ovviamente anche lo Spirito Santo considerandolo come un’influenza divina, ma non una Persona. Qundi negavano la Trinità.
I liberalisti di oggi, anche se si definiscono “cristiani”, non credono nella nascita verginale di Gesù Cristo, e che quindi Egli sia il Figlio di Dio, non credono nell’opera salvifica di Gesù Cristo e non credono che egli sia realmente resuscitato nella carne, vincendo così la morte. Di solito dicono di credere nel messaggio di amore di Gesù, ma ripudiano il suo messaggio di salvezza. 
Credono però  che Gesù sia stato un gradissimo saggio, un esempio che tutti dobbiamo seguire per poter evolvere verso stadi superiori di coscienza. Sostenendo questo i liberalisti odierni dimostrano di credere solo alle parti del Vangelo che descrivono il messaggio di amore di Gesù, ma ripudiano le altre parti del Vangelo che descrivono il messaggio salvifico di Gesù Cristo. Negano specificatamente le parti dove si descrive il peccato, e negano il sacrificio di Gesù per espiarlo. 
Storicamente però  gli Apostoli e gli Evangelisti hanno divulgato non solo il messaggio di amore di Gesù, ma anche e soprattutto il suo messaggio salvifico, ossia il potere di perdonare i nostri peccati e dare la vita eterna. Questo è il Vangelo che storicamente gli Apostoli, gli Evangelisti e i primi cristiani hanno predicato. Infatti essi hanno predicato la piena Divinità di Gesù Cristo, che, in quanto Dio, può  conoscere il cuore dell’uomo e può  sapere se una persona si è realmente pentita dei suoi peccati e quindi, perdonarli. 
Se Gesù Cristo fosse stato “solo” un “grande saggio”, non sarebbe risorto dai morti il terzo giorno. A questo punto nessuno dei suoi seguaci avrebbe divulgato la sua Risurrezione, peraltro rischiando la vita sia nei confronti del potere sacerdotale giudaico, sia nei confronti del potere romano. Che cosa ci avrebbero guadagnato i seguaci di Gesù a divulgare una menzogna sapendo di divulgare una menzogna? Nulla. 
Inoltre, come già sottolineato il messaggio centrale del Vangelo non è solo amore, ma è salvezza. Dalle fonti bibliche e storiche in nostro possesso si evince che fin dai primissimi anni dopo la vita terrena di Gesù, gli Apostoli e gli altri seguaci di Cristo hanno predicato che solo attraverso il pentimento dei propri peccati e la fede che Gesù sia morto in croce per perdonare tutti i peccati, si può accedere al Padre. In pratica essi hanno predicato che solo attraverso Gesù si può ottenere la vita eterna (Vangelo di Giovanni 14, 6). Inoltre i primi cristiani battezzavano nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, (Vangelo di Matteo 28, 19), dimostrando di credere nella Trinità e pertanto di considerare che Gesù Cristo, è vero Dio e vero uomo. La maggioranza dei primi cristiani sono andati al martirio pur di non negare la Risurrezione di Gesù nella carne e la sua piena Divinità. Tutti gli Apostoli eccetto Giovanni sono morti martiri. Ed inoltre Stefano, Paolo di Tarso, Barnaba, Giacomo il Giusto, Clemente di Roma, Ignazio di Antiochia, Giustino martire ed altri sono anch’essi morti sul patibolo, colpevoli di non aver rinnegato la Divinità di Gesù Cristo. 
La nascita verginale di Gesù Cristo è la base dell’Incarnazione. E a sua volta l’Incarnazione è la base dell’espiazione dei peccati. Se Cristo fosse stato solo “un uomo” la sua morte non avrebbe avuto nessun valore salvifico. E se Lui non fosse resuscitato dai morti, nemmeno per noi ci sarebbe speranza di Risurrezione (Prima Lettera ai Corinzi 15, 13; 22, 3-8). 
I liberalisti di solito accettano in parte il messaggio di amore del Vangelo (anche se negano il messaggio di salvezza), ma ripudiano completamente l’Antico Testamento e non credono che la Bibbia sia ispirata da Dio.
Gesù Cristo ha invece confermato in decine e decine di frasi le parole del Tanakh, ossia l’Antico Testamento. Ecco alcuni esempi: “la Scrittura non può essere annullata” (Giovanni 10, 35); Gesu’ si riferisce alle Sacre Scritture come “il comandamento di Dio” (Matteo 15, 3), e come “la Parola di Dio” (Matteo 15, 6). Gesu’ dice: “Poichè in verità vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Matteo 5, 18). Quando si rapporta con la gente del Suo tempo, siano essi i suoi discepoli, oppure sacerdoti, Gesù fa costantemente riferimento all’Antico Testamento: “…e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode”?»” (Matteo 21, 16, citando il Salmo 8, 2); e “Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando ebbe fame, egli insieme a coloro che erano con lui?” (Matteo 12, 3). Gesù conferma anche l’attendibilità dei racconti dell’Antico Testamento, come la distruzione di Sodoma e la morte della moglie di Lot (Luca 17, 29,32); l’omicidio di Abele da parte di suo fratello Caino (Luca 11, 51), la vocazione di Mosè (Marco 12, 26), la manna data da Dio nel deserto (Giovanni 6, 31-51), il giudizio su Tiro e Sidone (Matteo 1, 1-21), ecc. Gesù non solo conferma la storicità di questi racconti, ma anche autentica alcuni dei testi che oggi sono contestati. Molti studiosi moderni sembrano non credere che sia stato Mosè a scrivere i primi cinque libri dell’Antico Testamento, ma Gesù lo afferma. “Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così” (Matteo 19, 8); “Mosè non vi ha forse dato la legge? Eppure nessuno di voi mette in pratica la legge! Perchè cercate d’uccidermi?»” (Giovanni 7, 19). Persino il racconto su Noè e sul diluvio universale, è autenticato da Gesù (Matteo 24, 37).
Ancora una volta quindi i liberalisti pur ammettendo che Gesù era un “grande maestro” ripudiano alcune frasi da lui dette sul Tanakh. Come avrebbe potuto quindi un grande maestro dire il falso?
Anche sul concetto di Dio i liberalisti si trovano in contrasto con la fede cristiana. Alcuni di loro credono in un Dio impersonale, inconoscibile, che non si occupa della sua creazione. Per loro è comunque un Dio di amore, che perdonerà tutti, indipendentemente dalla loro fede o dalle loro opere. Ma anche qui stanno negando le parole di Gesù, che ha parlato certamente di un Dio di amore, ma anche di un Dio di giustizia. Ancora una volta i liberalisti scelgono frasi del Vangelo che più gli piacciono e scartano le altre che non gradiscono perchè implicherebbero un cambio di vita, una presa di coscienza. 
Per quanto riguarda la salvezza molti liberalisti credono che l’uomo si salva da solo in seguito al suo progresso morale e spirituale. Altri credono che il “Dio di amore” salverà tutti indistintamente. Altri ancora credono che Dio farà un bilancio delle opere buone e cattive commesse dall’uomo e se le opere buone prevarranno la persona si unirà con Dio, perchè in ognuno di noi c’è una “scintilla di divinità”. Per questi liberalisti Gesù Cristo è un esempio per sviluppare questa scintilla. 
Gesù Cristo invece parlò  in modo chiaro: per accedere al Regno di Dio l’uomo deve rinascere in acqua e Spirito. Vangelo di Giovanni (3, 5): 

Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 

Inoltre Gesù dice chiaramente che solo credendo in lui si può accedere al Padre, Vangelo di Giovanni (14, 6): 

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Yuri Leveratto

Bibliografia. Quale cammino? Luisa Jeter de Walker